Martedì, 14 Agosto 2018 10:02

Avvocato Pandolfi: il preventivo serve o non serve?

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Avvocato Pandolfi: Il preventivo serve?

Certo che serve. 

E’ uno dei tanti modi che uso per aiutare il mio Cliente.

Cerco sempre di cooperare con lui quando chiede assistenza avvicinandosi on line allo studio per la prima volta; anche la fornitura di un preventivo per i costi prevedibili e le spese è un primo aiuto….

 

Cosa fa l’avvocato per aiutare il suo cliente?

Il quotidiano di un avvocato è fatto di decine e decine di adempimenti diversi: preparazione delle udienze, tenuta delle udienze, studio dei fascicoli, controlli nelle cancellerie e nelle segreterie, preparazione degli atti, dialogo con le persone a telefono (spesso gli interlocutori chiamano più di una volta), risposte a quesiti più o meno complessi via mail o sui social, iscrizione a ruolo delle cause in telematico…. e chi più ne ha più ne metta.

In tutto questo marasma, molte attività sono svolte a pagamento, ma ve ne sono tante altre del tutto gratuite come, per esempio, la fornitura del preventivo.

Quando la giornata passata dentro lo studio volge al termine, spesso c’è da avere il mal di testa.

Ecco: la mia giornata lavorativa è più o meno così, come l’ho riassunta sopra.

Vi assicuro che non è affatto semplice.

Comunque, anche se tanto impegnativa, a me piace molto.

Come dicevo, ogni singola attività dello studio ha la precisa funzione di essere utile alle persone; cerco sempre di dare un primissimo aiuto con un preventivo.

Che cos’è il preventivo?

Il preventivo non è altro che una stima dei costi e degli onorari, calcolata appunto prima e “su misura”, in modo da permettere al cliente di capire e decidere se lo condivide e, poi, se darmi o no il mandato.

In realtà con il preventivo non faccio altro che dare al cliente un’informazione ma soprattutto un “potere”: quello di scegliermi se mi ritiene adatto al suo caso, ovviamente se il costo che io gli presento è giusto secondo lui.

 

Come si valuta il preventivo?

Il mio preventivo può ammettere solo tre risposte diverse:

1) può essere considerato troppo altro,

2) può essere considerato troppo basso,

3) può essere ritenuto giusto.

Quindi, chi lo riceve dispone di un controllo totale sulla propria scelta difensiva: potrebbe per esempio condividere il preventivo in quanto lo ritiene calcolato correttamente in base alle proprie aspettative e al tipo di attività professionale che mi chiede.

Diversamente, potrebbe ritenerlo troppo alto.

A quel punto, se io fossi il cliente non direi all’avvocato che “non mi sarei mai aspettato un preventivo così alto”, ma gli scriverei o lo chiamerei chiedendogli altre spiegazioni e chiarimenti, così da capire perché l’importo proposto è proprio quello.

Al limite, se ne può discutere insieme per trovare una soluzione concordata.

Come sono considerati di solito i miei preventivi?

Beh, devo dire molto bene, a giudicare dall’elevata percentuale di “si” che essi generano.

Nel mio caso è raro che un cliente non accetti il preventivo che gli propongo, anche perché quasi sempre mi adopero per agevolarlo, ad esempio organizzando pagamenti con rate mensili minime, posticipando i pagamenti o cose del genere.

 

In pratica:

il mio lavoro inizia già quando gratuitamente fornisco un preventivo, cioè quando invio quel documento che ha lo scopo di aiutare il cliente a decidere e a scegliere il suo difensore.

 

Altre informazioni su questo argomento?

Contatta l’Avv. Francesco Pandolfi

3286090590

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Letto 3942 volte Ultima modifica il Martedì, 14 Agosto 2018 10:40
Francesco Pandolfi

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Francesco Pandolfi AVVOCATO: Nel 1995 inizia la sua attività di avvocato; il 24.06.2010 acquisisce il patrocinio in Corte di Cassazione e Magistrature Superiori. Attualmente si occupa prevalentemente di diritto amministrativo, diritto militare, diritto delle armi, responsabilità medica, diritto delle assicurazioni. E' autore di numerose pubblicazioni su importanti quotidiani giuridici on line, tra cui Studio Cataldi e Mia Consulenza; nel 2018 ha pubblicato il libro "Diritto delle armi, 20 sentenze utili". La sua Missione è "aiutare a risolvere problemi giuridici". Ritiene che il più grande capitale sia la risorsa umana e che il più grande investimento sia la conoscenza. Ha l'opportunità di servire persone in tutta Italia. I tratti caratteristici della sua azione sono: tattica, esperienza, perseveranza. coraggio, orientamento verso l'obiettivo.


Francesco Pandolfi COACH: la formazione parte dal 1998; tanti i corsi frequentati con docenti a livello internazionale; tra questi si annoverano training specifici sulla comunicazione efficace, p.n.l., psicologia, ipnosi, motivazione ecc. Attualmente si occupa di coaching one to one, seguendo i propri Assistiti (personalmente con incontri diretti o a distanza, tramite Skype) con percorsi studiati su misura in base agli obiettivi che il Cliente desidera raggiungere in qualsiasi settore (esempio: percorsi scolastici a tutti i livelli, programmi alimentari, attività lavorativa ecc...). L'attività intellettuale del coach è disciplinata dalla Legge n. 4 del 14.01.2013 entrata in vigore il 10.02.2013, che detta disposizioni in materia di professioni non organizzate in ordini o collegi.


Francesco Pandolfi MAESTRO: la formazione come praticante, poi come allenatore, istruttore e maestro di Karate Tradizionale ha inizio nel 1982; gli insegnamenti in questa disciplina provengono essenzialmente da Hiroshi Shirai e Taiji Kase, Maestri giapponesi riconosciuti come depositari nel mondo della versione autentica ed originale dell'arte marziale. Il Karate tradizionale è un'attività che mira a formare il carattere della persona, il corpo e lo spirito, attraverso l'allenamento fisico; si tratta di tecniche di autodifesa senza armi che possono supportare una persona attaccata a distanza, la quale viene posta nelle condizioni di difendersi anche utilizzando un solo colpo risolutivo. Le sedute di allenamento sono incentrate sulla preparazione atletica, il kihon, il kata, il kumite, la meditazione e le pratiche di rilassamento.

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