Martedì, 04 Dicembre 2018 07:32

Contestazione disciplinare dipendente pubblico

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Contestazione disciplinare dipendente pubblico

 

 

Ormai capita con una certa frequenza di ricevere richieste di assistenza legale su casi di contestazione disciplinare avviata dal dirigente di un ente pubblico nei confronti del dipendente con contratto a tempo indeterminato.

Le contestazioni disciplinari che vedo sono le più diverse, ultimamente però ho notato un aumento di quelle mirate sulle dichiarazioni sostitutive di certificazioni ai sensi degli artt. 46, 47, 48 D.P.R. n. 445/00.

Le ricerche sulle sentenze relative a casi di questo tipo sono quindi aumentate di parecchio.

 

 

Indice

Contestazione disciplinare: la lettera riservata

Contestazione disciplinare: i controlli

Contestazione disciplinare: la convocazione  

Contestazione disciplinare: un consiglio

 

 

Contestazione disciplinare: la lettera riservata

Passiamo subito al pratico per fornire qualche breve indicazione su che cos'è la convocazione e in che cosa consiste questa prima fase del procedimento disciplinare.

La prima occasione del dipendente per poter spiegare l'accaduto e, dunque, offrire al datore di lavoro un chiarimento difensivo proviene dalla famosa "lettera di convocazione".

Si tratta di un atto formale che il dipendente riceve dal dipartimento preposto dove si premette l'antefatto, cioè viene spiegato in sintesi il motivo per il quale si riceve questa lettera riservata e, poi, viene illustrato sempre in modo succinto il procedimento che seguirà per arrivare alla convocazione vera e propria.

 

 

Contestazione disciplinare:  i controlli

Poniamo il caso che il motivo scatenante della contestazione di cui parliamo sia stato proprio quello relativo al contenuto (presumibilmente non rispondente a vero) della dichiarazione sostitutiva di certificazione ex art. 46, 47, 48 DPR n. 445.

In pratica, tra i vari casi possibili, potrebbe essersi verificato che il dipendente, in occasione della firma del contratto di lavoro e di rilascio di tali dichiarazioni, abbia annotato dati non corrispondenti ad una situazione reale.

Ebbene, di fronte ad una vicenda di questo tipo, tale dichiarazione sicuramente non passerà inosservata al dirigente preposto ai controlli, dal momento che gli uffici competenti dell'ente datoriale sono proprio preposti a queste verifiche. 

 

 

Contestazione disciplinare: la convocazione

Fatte le opportune premesse, l'ufficio titolare del procedimento disciplinare ormai avviato ha l'onere di convocare il dipendente per dargli modi di rappresentare le proprie difese, sin da questa primissima fase del predetto procedimento.

La fase è particolarmente importante e questo lo si intuisce dal fatto che, per il dipendente sotto contestazione, è il primo vero momento dove può spiegare le proprie ragioni.

Può farlo sfruttando, ad esempio, l'assistenza di un rappresentante sindacale o di un procuratore nominato allo scopo.

Può predisporre una memoria difensiva e, inoltre, può anche chiedere un differimento della convocazione per una sola volta, con proroga del termine per la conclusione del procedimento.

 

 

Contestazione disciplinare: un consiglio

Da queste sintetiche indicazioni si può desumere che, per il dipendente, trovarsi a gestire un procedimento disciplinare tante volte può essere frustrante, visto che si tratta di un incidente di percorso rispetto al rapporto di lavoro in essere tra lui e la parte datoriale.

Per questo il consiglio è di seguire con cura la pratica, inoltre di farsi assistere tecnicamente (rappresentante sindacale o avvocato), per avere almeno la garanzia che nulla verrà trascurato nelle fasi difensive obbligatoriamente stabilite per questo particolare e delicato procedimento.

 

 

Lo studio si occupa di gestire questi casi.

Se hai bisogno di assistenza, chiama il 3286090590.

Avv. Francesco Pandolfi

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Letto 2277 volte Ultima modifica il Martedì, 04 Dicembre 2018 08:55
Francesco Pandolfi

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Francesco Pandolfi AVVOCATO: Nel 1995 inizia la sua attività di avvocato; il 24.06.2010 acquisisce il patrocinio in Corte di Cassazione e Magistrature Superiori. Attualmente si occupa prevalentemente di diritto amministrativo, diritto militare, diritto delle armi, responsabilità medica, diritto delle assicurazioni. E' autore di numerose pubblicazioni su importanti quotidiani giuridici on line, tra cui Studio Cataldi e Mia Consulenza; nel 2018 ha pubblicato il libro "Diritto delle armi, 20 sentenze utili". La sua Missione è "aiutare a risolvere problemi giuridici". Ritiene che il più grande capitale sia la risorsa umana e che il più grande investimento sia la conoscenza. Ha l'opportunità di servire persone in tutta Italia. I tratti caratteristici della sua azione sono: tattica, esperienza, perseveranza. coraggio, orientamento verso l'obiettivo.


Francesco Pandolfi COACH: la formazione parte dal 1998; tanti i corsi frequentati con docenti a livello internazionale; tra questi si annoverano training specifici sulla comunicazione efficace, p.n.l., psicologia, ipnosi, motivazione ecc. Attualmente si occupa di coaching one to one, seguendo i propri Assistiti (personalmente con incontri diretti o a distanza, tramite Skype) con percorsi studiati su misura in base agli obiettivi che il Cliente desidera raggiungere in qualsiasi settore (esempio: percorsi scolastici a tutti i livelli, programmi alimentari, attività lavorativa ecc...). L'attività intellettuale del coach è disciplinata dalla Legge n. 4 del 14.01.2013 entrata in vigore il 10.02.2013, che detta disposizioni in materia di professioni non organizzate in ordini o collegi.


Francesco Pandolfi MAESTRO: la formazione come praticante, poi come allenatore, istruttore e maestro di Karate Tradizionale ha inizio nel 1982; gli insegnamenti in questa disciplina provengono essenzialmente da Hiroshi Shirai e Taiji Kase, Maestri giapponesi riconosciuti come depositari nel mondo della versione autentica ed originale dell'arte marziale. Il Karate tradizionale è un'attività che mira a formare il carattere della persona, il corpo e lo spirito, attraverso l'allenamento fisico; si tratta di tecniche di autodifesa senza armi che possono supportare una persona attaccata a distanza, la quale viene posta nelle condizioni di difendersi anche utilizzando un solo colpo risolutivo. Le sedute di allenamento sono incentrate sulla preparazione atletica, il kihon, il kata, il kumite, la meditazione e le pratiche di rilassamento.

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