Lunedì, 14 Agosto 2017 07:35

Criptovalute: sono sicure?

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L'idea del creatore è quella di permettere transazioni economiche sicure, veloci e affidabili, servendosi di database distribuiti e non accentrati

 

Criptovalute: se ne sente parlare

Ogni tanto ci arriva all’orecchio qualche voce sulle criptovalute: magari qualche amico ne ha sentito parlare e cerca di spiegarci che cosa sono e a che cosa servono.

Oppure abbiamo avuto alcune informazioni di prima mano dai giornali, da internet, per esempio leggendo qualche rivista economico finanziaria.

Una cosa è certa: oggi come oggi si parla sempre più spesso delle criptovalute, giunte nel mondo finanziario come una brezza primaverile.

Forse siamo di fronte ad un’opportunità finanziaria, o forse no.

Cerchiamo allora di dare qualche cenno su questo misterioso universo finanziario.

 

 

Che cos’è la criptovaluta

La criptomoneta (si può chiamare anche così) è una valuta paritaria, decentralizzata e digitale.

La sua implementazione (cioè la realizzazione di una procedura a partire dalla sua definizione logica) si basa sui principi della crittografia (in pratica una scrittura convenzionale segreta, decifrabile solo da chi conosce il codice) per convalidare le transazioni e la generazione di moneta in sé.

Tecnicamente la criptovaluta permette di effettuare pagamenti online in maniera sicura (o almeno così ci viene detto).

 

 

Come funziona

Il fine delle transazioni con le criptovalute (alternative rispetto alle valute con valore legale) è effettuare passaggi di mano in modalità sicura: le implementazioni spesso usano uno schema specifico per la protezione da eventuali contraffazioni digitali.

Importante da sapere è che non c’è una regia centrale che governa gli scambi: esse utilizzano tecnologie su reti i cui nodi sono computer di utenti disseminati dappertutto, in tutto il mondo.

Su questi computer vengono eseguiti appositi programmi che svolgono funzioni di portamonete.

Quindi, ripetiamo, non c'è (almeno per il momento) alcuna autorità centrale che le controlla: transazioni e rilascio avvengono collettivamente in rete.

Si tratta di proprietà e caratteristiche uniche nel loro genere, che non possono essere replicate dai sistemi di pagamento tradizionale.

 

 

A che cosa serve

Nella mente del suo ideatore la criptomoneta non sostituisce la valuta avente valore legale ma svolge una funzione alternativa.

La maggior parte delle criptomonete è creata per introdurre gradualmente nuove unità di valuta, ponendo un tetto massimo alla quantità di monete che è in circolazione.

Con questo stratagemma si può imitare quel particolare fenomeno conosciuto come “scarsità” e lo stesso “valore” dei metalli preziosi (oro); inoltre si può evitare l’iperinflazione.

 

Il marchingegno che permette tutto questo

Si chiama blockchain; un accenno lo abbiamo dato prima, nel paragrafo “come funziona”.

Se dovessimo tradurre la misteriosa parola: catene di blocchi.

Cerchiamo di capire, schematicamente, di che cosa si tratta.

 

 

Che cos’è la blockchain

Intanto possiamo immaginare la blockchain come una soluzione tecnologica, un sistema, un programma.

Ma vediamo meglio.

Utilizzando la blockchain, tutte quelle attività umane che normalmente hanno bisogno di un’autorità centrale che le governi e le autorizzi (attività finanziarie o economiche, emissione di moneta), sono realizzate non da un “centro” ma sono “decentrate”: sono poste cioè nelle mani di tutti i partecipanti alla catena, i quali hanno un ruolo ben preciso: quello di fare da “nodo” o “blocco”.

Trattandosi quindi di una miriade di computer connessi tra loro, la prima cosa che ci viene da pensare è che la potenza di calcolo di questa rete è enorme, inoltre che ogni operazione può essere effettuata in velocità.

Su queste strade digitali passano le transazioni, attraverso i blocchi; le transazioni  sono sicure, in quanto validate da marche temporali idonee ad assicurarne l’autenticità e in grado di proteggere da contraffazioni.

In definitiva, la blockchain è un protocollo di comunicazione, ne più ne meno di un database distribuito, dove i dati non sono accentrati su un solo computer ma risiedono in più macchine collegate tra loro (i nodi).

L’idea del suo creatore è proprio questa.

 

 

Andiamo al pratico con un esempio

Citazione d’onore per il Bitcoin, creato nel 2009.

Oggi ha un valore elevatissimo rispetto al momento dell’emissione iniziale.

Il tetto massimo di bitcoin che possono essere emessi è di 21 milioni; questo dovrebbe giustificare il fatto che è impossibile alterarne il valore.

Il sistema del Bitcoin è l’applicazione più usata della blockchain; se si vuole iniziare ad usare questa criptovaluta come moneta di scambio si installi sul proprio dispositivo (cellulare, computer) una App per il portafoglio Bitcoin.

Viene generato quindi un primo indirizzo Bitcoin, che può essere condiviso ed usato per inviare denaro.

Tutte le transazioni sono confermate e salvate sulla blockchain, nel portafoglio si può controllare la quantità di monete per gli scambi e tutto il sistema è protetto da crittografia.

             

                 

In definitiva

Il cuore della novità non è tanto nel Bitcoin o, in generale, nelle criptovalute, ma evidentemente nella blockchain: questa invenzione infatti permette svariate applicazioni in quanto consente l’invio di dati in maniera sicura.   

 

 

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Contatta la Redazione oppure l’avv. Francesco Pandolfi

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Letto 2188 volte Ultima modifica il Domenica, 05 Novembre 2017 19:01
Francesco Pandolfi

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Francesco Pandolfi AVVOCATO: Nel 1995 inizia la sua attività di avvocato; il 24.06.2010 acquisisce il patrocinio in Corte di Cassazione e Magistrature Superiori. Attualmente si occupa prevalentemente di diritto amministrativo, diritto militare, diritto delle armi, responsabilità medica, diritto delle assicurazioni. E' autore di numerose pubblicazioni su importanti quotidiani giuridici on line, tra cui Studio Cataldi e Mia Consulenza; nel 2018 ha pubblicato il libro "Diritto delle armi, 20 sentenze utili". La sua Missione è "aiutare a risolvere problemi giuridici". Ritiene che il più grande capitale sia la risorsa umana e che il più grande investimento sia la conoscenza. Ha l'opportunità di servire persone in tutta Italia. I tratti caratteristici della sua azione sono: tattica, esperienza, perseveranza. coraggio, orientamento verso l'obiettivo.


Francesco Pandolfi COACH: la formazione parte dal 1998; tanti i corsi frequentati con docenti a livello internazionale; tra questi si annoverano training specifici sulla comunicazione efficace, p.n.l., psicologia, ipnosi, motivazione ecc. Attualmente si occupa di coaching one to one, seguendo i propri Assistiti (personalmente con incontri diretti o a distanza, tramite Skype) con percorsi studiati su misura in base agli obiettivi che il Cliente desidera raggiungere in qualsiasi settore (esempio: percorsi scolastici a tutti i livelli, programmi alimentari, attività lavorativa ecc...). L'attività intellettuale del coach è disciplinata dalla Legge n. 4 del 14.01.2013 entrata in vigore il 10.02.2013, che detta disposizioni in materia di professioni non organizzate in ordini o collegi.


Francesco Pandolfi MAESTRO: la formazione come praticante, poi come allenatore, istruttore e maestro di Karate Tradizionale ha inizio nel 1982; gli insegnamenti in questa disciplina provengono essenzialmente da Hiroshi Shirai e Taiji Kase, Maestri giapponesi riconosciuti come depositari nel mondo della versione autentica ed originale dell'arte marziale. Il Karate tradizionale è un'attività che mira a formare il carattere della persona, il corpo e lo spirito, attraverso l'allenamento fisico; si tratta di tecniche di autodifesa senza armi che possono supportare una persona attaccata a distanza, la quale viene posta nelle condizioni di difendersi anche utilizzando un solo colpo risolutivo. Le sedute di allenamento sono incentrate sulla preparazione atletica, il kihon, il kata, il kumite, la meditazione e le pratiche di rilassamento.

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