Domenica, 14 Giugno 2020 09:33

Riders

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Dunque, i riders: chi sono?

 

 

I riders sono i giovani fattorini in bicicletta.

Titolari di un contratto di collaborazione coordinata e continuativa, devono essere retribuiti come se fossero lavoratori subordinati.

 

 

Secondo la Legge, questo avviene sulla base dell’applicazione della norma del Jobs act (articolo 2, comma 1, del D. lgs 81/2015), senza la necessità che il rapporto si converta in una forma di lavoro dipendente e nemmeno in una fattispecie intermedia tra autonomia e subordinazione.

 

 

 

Indice

Chi sono i riders?

Come funziona il lavoro dei riders?

Cosa dicono i Giudici e la Legge?

Come avere assistenza legale?

 

 

 

Chi sono i riders?

I riders sono ciclofattorini, ossia fattorini in bicicletta.

 

Lavorano per conto di società intermediarie, spesso grosse multinazionali, che hanno come attività centrale la consegna di cibo preparato, o altri prodotti, a casa dei clienti che li hanno ordinati tramite un’app installata sul cellulare.

 

Si tratta di un fenomeno nuovo nel diritto del lavoro: chi è che non ha sentito parlare, almeno una volta, di aziende come Deliveroo o Glovo?

 

Ovviamente non ci sono solo grosse aziende che svolgono questo tipo di attività di consegna: anche singole pizzerie o ristoranti possono organizzare il servizio di recapito dei loro prodotti, supportandolo con un adeguato apparato tecnologico.

 

Pensiamo ora per un attimo ai giovani collaboratori: dobbiamo ritenere che essi svolgano un lavoro umile da dipendenti? Sottopagato? O che si tratti di un’attività lavorativa autonoma per questi ragazzi, con buone prospettive di crescita?

 

Sono sicuramente aspetti che un po’ si intrecciano e toccano ciascuno un fondo di verità: certo è che, ultimamente, questa nuova categoria di lavoratori dell’era digitale si è fatta strada pure nella rivendicazione di tutele e diritti, al punto di presentarsi in Tribunale, poi in Corte di Appello e, infine, in Cassazione.

 

Anzi ultimamente, proprio la Corte di Cassazione ha chiarito molti aspetti di questa nuova modalità di svolgere il servizio di consegna a domicilio, giungendo a dire che i riders, titolari di un contratto di collaborazione coordinata e continuativa, devono essere retribuiti come se fossero lavoratori subordinati.

 

Per chi volesse avere un riferimento della sentenza della Corte di Cassazione segnalata: è la n. 1663 del 24.01.2020, Sezione L civile.

 

Se vuoi il testo della sentenza, mandami un messaggio su WhatsApp al 3286090590.

 

 

 

Come funziona il lavoro dei riders?

Lo schema per rappresentare il lavoro che svolge il rider è semplice:

 

  • riceve l’ordine di consegna tramite l’app o via telefono,
  • va presso il ristorante,
  • carica con sè il cibo sistemandolo in un apposito contenitore fornito dall’azienda con la quale collabora,
  • riparte ed effettua la consegna,
  • in certi casi può anche ricevere il pagamento del prodotto consegnato,
  • in altri casi il prezzo viene pagato dal cliente direttamente in fase di ordine on line,
  • poi riceve il pagamento della sua prestazione, così come concordato con l’azienda madre.

 

 

 

Cosa dicono i Giudici e la Legge?

La Corte di Appello di Torino, a febbraio 2019, ha negato la subordinazione del fattorino all’azienda ed ha ritenuto applicabile al rapporto di lavoro l’art. 2 d. lgs. n. 81/2015.

 

Quindi ha dichiarato il diritto di questi giovani lavoratori di ricevere, come compenso, quanto da loro maturato sulla base della retribuzione stabilita per i dipendenti di V livello del CCNL logistica trasporto merci, ovviamente sottraendo i compensi già da loro percepiti durante lo svolgimento del lavoro e prima che il contratto si interrompesse.

 

Nel caso di Torino che, per oggi fa un po’ da punto di riferimento, l’azienda è stata condannata al pagamento delle differenze retributive, oltre interessi e rivalutazione, in favore dei fattorini.

 

Ultimamente, si è aggiunta la Legge n. 128 del 02.11.2019, che è intervenuta –non retroattivamente- sulla materia, con l’intento di rinforzare le tutele per questa categoria.

 

 

 

Come avere assistenza legale?

Invia la tua richiesta di assistenza o consulenza con un messaggio WhatsApp al n. 3286090590.

 

Oppure scrivi una mail a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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Francesco Pandolfi

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Francesco Pandolfi AVVOCATO: Nel 1995 inizia la sua attività di avvocato; il 24.06.2010 acquisisce il patrocinio in Corte di Cassazione e Magistrature Superiori. Attualmente si occupa prevalentemente di diritto amministrativo, diritto militare, diritto delle armi, responsabilità medica, diritto delle assicurazioni. E' autore di numerose pubblicazioni su importanti quotidiani giuridici on line, tra cui Studio Cataldi e Mia Consulenza; nel 2018 ha pubblicato il libro "Diritto delle armi, 20 sentenze utili". La sua Missione è "aiutare a risolvere problemi giuridici". Ritiene che il più grande capitale sia la risorsa umana e che il più grande investimento sia la conoscenza. Ha l'opportunità di servire persone in tutta Italia. I tratti caratteristici della sua azione sono: tattica, esperienza, perseveranza. coraggio, orientamento verso l'obiettivo.


Francesco Pandolfi COACH: la formazione parte dal 1998; tanti i corsi frequentati con docenti a livello internazionale; tra questi si annoverano training specifici sulla comunicazione efficace, p.n.l., psicologia, ipnosi, motivazione ecc. Attualmente si occupa di coaching one to one, seguendo i propri Assistiti (personalmente con incontri diretti o a distanza, tramite Skype) con percorsi studiati su misura in base agli obiettivi che il Cliente desidera raggiungere in qualsiasi settore (esempio: percorsi scolastici a tutti i livelli, programmi alimentari, attività lavorativa ecc...). L'attività intellettuale del coach è disciplinata dalla Legge n. 4 del 14.01.2013 entrata in vigore il 10.02.2013, che detta disposizioni in materia di professioni non organizzate in ordini o collegi.


Francesco Pandolfi MAESTRO: la formazione come praticante, poi come allenatore, istruttore e maestro di Karate Tradizionale ha inizio nel 1982; gli insegnamenti in questa disciplina provengono essenzialmente da Hiroshi Shirai e Taiji Kase, Maestri giapponesi riconosciuti come depositari nel mondo della versione autentica ed originale dell'arte marziale. Il Karate tradizionale è un'attività che mira a formare il carattere della persona, il corpo e lo spirito, attraverso l'allenamento fisico; si tratta di tecniche di autodifesa senza armi che possono supportare una persona attaccata a distanza, la quale viene posta nelle condizioni di difendersi anche utilizzando un solo colpo risolutivo. Le sedute di allenamento sono incentrate sulla preparazione atletica, il kihon, il kata, il kumite, la meditazione e le pratiche di rilassamento.

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