Giovedì, 17 Agosto 2017 09:26

Come custodire armi con diligenza non rimproverabile

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La regola per non essere accusati è quella della diligenza nella custodia: una fuciliera a muro chiusa con lucchetto è una soluzione

 

La regola individuata dal Tribunale per un caso specifico

Partiamo subito con la regola da sapere, ricavata dall'analisi di una circostanza dove l'uomo è stato assolto dal reato di omessa diligenza nella custodia.

La seconda sezione penale del Tribunale di Firenze si è infatti espressa con la sentenza n. 62 del 7 aprile 2017, affermando il principio in forza del quale la detenzione di fucili da caccia, regolarmente denunciati, all'interno di una fuciliera a muro chiusa con lucchetto è considerata una modalità di custodia diligente delle armi.

Ha inoltre chiarito che la diligenza nella custodia si ravvisa anche nel caso in cui questa fuciliera sia posta in un vano aperto dell'abitazione che renda agevole l'accesso anche di altri familiari.

 

 

I capi di imputazione nella causa penale

Le accuse rivolte agli imputati sono varie:

  • reato ex art. 697 c.p. perché deteneva un rilevante quantitativo di munizioni pari a 1994 tra cartucce e proiettili, senza averne fatto regolare denuncia alle Autorità,
  • reato ex art. 20 l. 110/75 perchè non usava diligenza nella custodia delle armi: 9 tra fucili, carabine e sovrapposti erano custoditi in un vano aperto dell'abitazione accessibile ai familiari e ai figli, su di una rastrelliera priva di protezione,
  • reato ex art. 58 R.D. 635/40 perché ometteva di denunciare il trasferimento del luogo di detenzione di un fucile marca Franchi rinvenuto in luogo diverso dalla residenza dove le armi potevano essere legittimamente detenute.

 

 

Che cosa dicono i testimoni della causa

I Carabinieri riferiscono di aver visto, nella sala di abitazione di uno degli imputati, una rastrelliera a muro aperta e munita di catenella dove deteneva fucili da caccia.

Vedono la catenella disciolta e il lucchetto aperto, un fucile poggiato a terra, a parte. Le munizioni detenute in un comune cassetto di una stanza; in un locale adiacente l'abitazione (privo di numero civico) risulta detenuto un cospicuo quantitativo di munizioni, superiore a mille unità, mai denunciato.

Notano un fucile marca Franchi poggiato su uno scaffale.

Riferiscono, in ogni caso, come la porta del locale fosse chiusa a chiave e, anzi, l'imputato ha dovuto appositamente aprirla per consentire il controllo ai Militi.

 

 

Che cosa dicono gli imputati

Uno dei due spiega che il giorno precedente il controllo si è recato presso l'abitazione della suocera per sgombrare il garage, dopo la morte del suocero avvenuta qualche anno prima: in quell'occasione rinviene moltissime munizioni che porta presso la sua abitazione e le ripone in un locale adiacente.

Caso vuole che il giorno del controllo gli imputati stiano imbiancando l'abitazione, per cui le armi si trovano sganciate dalla rastrelliera al fine di riporle altrove e ultimare la tinteggiatura delle pareti della sala.

 

 

Cosa dice il Tribunale

Assoluzione sulla questione delle cartucce: si scopre che gran parte di queste è rivestita in cartone, per cui è probabile che siano veramente risalenti nel tempo e si possano in qualche modo collegare allo sgombero del locale; d'altro canto nell'istruttoria non viene raggiunta alcuna altra prova contraria a questa.  Vi è da dire anche che l'ipotesi di omessa tempestiva denuncia non ha ragion d'essere in quanto non è stato accertato il momento preciso in cui l'imputato ne sia venuto in possesso.  

Assoluzione anche sulla questione della custodia, che va valutata caso per caso: la regola chiede (per chi non esercita professionalmente attività con armi) che siano seguite le cautele esigibili da una persona di normale prudenza (regola che si ritiene osservata per chi solitamente detiene le proprie armi all'interno di una fuciliera a muro di fattura tradizionale, aperta sul davanti, al cui interno ogni fucile è assicurato all'altro e alla struttura stessa mediante catena e lucchetto.  Si noti che la circostanza per cui al momento del controllo un fucile è poggiato a terra non significa nulla per il Giudice, in quanto il proprietario evidentemente è legittimato ad usare l'arma, manovrarla, controllarla e quanto altro: diverso sarebbe stato se al momento del controllo il detentore fosse stato assente e le armi trovate fuori dalla fuciliera.

Assoluzione poi sulla questione della denuncia ex art. 38, visto che la norma chiede l'adempimento in caso di trasferimento del luogo di detenzione dell'arma da una località all'altra dello Stato e non da una stanza ad un'altra.

 

 

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Letto 3823 volte Ultima modifica il Domenica, 05 Novembre 2017 18:56
Francesco Pandolfi

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Francesco Pandolfi AVVOCATO: Nel 1995 inizia la sua attività di avvocato; il 24.06.2010 acquisisce il patrocinio in Corte di Cassazione e Magistrature Superiori. Attualmente si occupa prevalentemente di diritto amministrativo, diritto militare, diritto delle armi, responsabilità medica, diritto delle assicurazioni. E' autore di numerose pubblicazioni su importanti quotidiani giuridici on line, tra cui Studio Cataldi e Mia Consulenza; nel 2018 ha pubblicato il libro "Diritto delle armi, 20 sentenze utili". La sua Missione è "aiutare a risolvere problemi giuridici". Ritiene che il più grande capitale sia la risorsa umana e che il più grande investimento sia la conoscenza. Ha l'opportunità di servire persone in tutta Italia. I tratti caratteristici della sua azione sono: tattica, esperienza, perseveranza. coraggio, orientamento verso l'obiettivo.


Francesco Pandolfi COACH: la formazione parte dal 1998; tanti i corsi frequentati con docenti a livello internazionale; tra questi si annoverano training specifici sulla comunicazione efficace, p.n.l., psicologia, ipnosi, motivazione ecc. Attualmente si occupa di coaching one to one, seguendo i propri Assistiti (personalmente con incontri diretti o a distanza, tramite Skype) con percorsi studiati su misura in base agli obiettivi che il Cliente desidera raggiungere in qualsiasi settore (esempio: percorsi scolastici a tutti i livelli, programmi alimentari, attività lavorativa ecc...). L'attività intellettuale del coach è disciplinata dalla Legge n. 4 del 14.01.2013 entrata in vigore il 10.02.2013, che detta disposizioni in materia di professioni non organizzate in ordini o collegi.


Francesco Pandolfi MAESTRO: la formazione come praticante, poi come allenatore, istruttore e maestro di Karate Tradizionale ha inizio nel 1982; gli insegnamenti in questa disciplina provengono essenzialmente da Hiroshi Shirai e Taiji Kase, Maestri giapponesi riconosciuti come depositari nel mondo della versione autentica ed originale dell'arte marziale. Il Karate tradizionale è un'attività che mira a formare il carattere della persona, il corpo e lo spirito, attraverso l'allenamento fisico; si tratta di tecniche di autodifesa senza armi che possono supportare una persona attaccata a distanza, la quale viene posta nelle condizioni di difendersi anche utilizzando un solo colpo risolutivo. Le sedute di allenamento sono incentrate sulla preparazione atletica, il kihon, il kata, il kumite, la meditazione e le pratiche di rilassamento.

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