Il TAR di Trieste annulla il divieto di detenzione armi.
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1. Il contesto del ricorso
Il cliente del Nostro Studio ha presentato un ricorso contro la Prefettura di Trieste, che nel 2018 aveva emesso un divieto di detenzione di armi nei suoi confronti. Questo divieto era stato motivato da un episodio in cui un colpo di arma da fuoco era stato sparato dal terrazzo della sua abitazione, colpendo un segnale stradale.
2. Motivazioni del divieto
Nonostante il procedimento penale fosse stato archiviato per mancanza di prove certe su chi tra il cliente e il figlio (anch’egli detentore di armi e convivente) avesse sparato, la Prefettura aveva ritenuto necessario adottare una misura preventiva, vietando all’assistito la detenzione di armi. Questa decisione è stata confermata da una prima decisione del TAR con una sentenza del 2019.
3. Richiesta di riesame e rigetto
Nel 2023, a distanza di quasi cinque anni, il cliente ha chiesto un riesame della misura, ritenendo che non vi fossero più i presupposti per mantenere il divieto. Tuttavia, la Prefettura ha respinto la richiesta, basandosi ancora sulla convivenza dell’interessato con il figlio, che aveva accesso al terrazzo da cui era stato esploso il colpo.
4. Decisione del TAR: annullamento del provvedimento
Il TAR ha accolto il ricorso del cliente, ritenendo che la Prefettura non avesse condotto una valutazione aggiornata e concreta sull’affidabilità del ricorrente. Secondo il Tribunale, la convivenza con il figlio non rappresenta un motivo sufficiente per confermare il divieto, mancando una correlazione diretta con la pericolosità attuale del ricorrente.
5. Le conseguenze della sentenza
La sentenza annulla il provvedimento del 2023 e obbliga la Prefettura a rivedere la posizione di del cliente, conducendo un'istruttoria adeguata e motivata.
Le spese legali sono state compensate tra le parti, riconoscendo la complessità del caso.
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