Domenica, 19 Gennaio 2020 11:40

Offendere e insultare: rischi per le armi

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Cosa fare se hai presentato un’istanza per il rinnovo della licenza di porto di fucile uso caccia e il Questore te la respinge dicendo che, in qualche circostanza, hai avuto una condotta esagerata e incline alla violenza mentre ti sei trovato coinvolto in una lite?

 

 

Indice

Prima cosa da fare: la memoria difensiva

Seconda cosa da fare: il ricorso gerarchico  

Terza cosa da fare: il ricorso al Tar   

 

 

 

Come è meglio muoversi se sei convinto che quanto afferma il Questore non è vero, cioè se quelle offese le hai solo subite?

Cosa è meglio fare se anche il Prefetto respinge il ricorso che hai presentato contro il decreto del Questore?

Sono domande che, nella quotidianità, si ripetono molte volte: tante sono infatti le persone che si ritrovano a dover gestire una situazione di questo tipo dove, ad un certo punto, l’amministrazione ti fa muro contro e non riesci a vedere la via d’uscita.

Forse è capitato anche a te o, magari, a qualche persona che conosci.

 

Ora, esiste un modo per cercare di risolvere il problema?

 

Bene, per rispondere alla domanda del titolo, ossia la circostanza dell’offendere e insultare: quali sono i rischi per le armi, bisogna esaminare la questione in parti separate  ( vedi anche: mani addosso per un diverbio ).
 

Bisogna prima di tutto domandarsi come mai il Questore arriva a dire che sei una persona incline alla violenza o che hai avuto reazioni esagerate, pur avendo tu spiegato che non è così.

 

Pensa, per fare un esempio, ad una situazione dove ti sei trovato nel tuo condominio e lì c’è stata una lite con i tuoi vicini; magari dopo è partita qualche denuncia ma tu ritieni, e puoi dimostrare, di essere stato solo una vittima dell’aggressione verbale non l’artefice dello scontro.

 

Oppure, sempre per restare ad un caso classico che si verifica spesso e che qui ovviamente serve solo come esempio, il Questore ripesca dal passato una tua vecchia denuncia per un ipotetico reato commesso.

 

Diciamo che, a dare questo quadro alla Questura, contribuisce pure un’informativa fornita dai Carabinieri.

Vediamo allora, in pratica e passo per passo, cosa è meglio fare per cercare di risolvere.

 

 

Prima cosa da fare: la memoria difensiva

Ecco, su questo primo aspetto, sicuramente è il caso di presentare una memoria difensiva, già nella fase di avvio del procedimento amministrativo per il rigetto dell’istanza di rinnovo della licenza: mettiti comodo e, con pazienza, spiega e documenta nelle osservazioni il dettaglio del reale svolgimento dei fatti, mettendo in luce la tua estraneità al litigio, alle offese, alle minacce e così via.

Se vedi che serve, chiedi aiuto ad un avvocato.

Se questo fondamentale lavoro verrà fatto bene, l’amministrazione non potrà ignorarlo e, almeno in teoria, dovrebbe rivedere la sua rigida posizione.

Diciamo in teoria perché, è risaputo, che Questura e Prefettura abbastanza spesso si limitano purtroppo a dire no quasi in automatico, pur non avendo riscontri oggettivi in mano che sconfessino quanto da te accuratamente dimostrato, ma limitandosi a riportare sui loro provvedimenti di rigetto quelle classiche frasi ciclostile, tipo copia e incolla per capirci, uguali per tutti i casi.

A questo punto, cosa succede? Come muoversi? Cosa è meglio fare?

 

 

Seconda cosa da fare: il ricorso gerarchico  

Il Questore, pur disponendo della tua dettagliata memoria, respinge l’istanza di rinnovo della licenza.

Adesso è il caso di presentare un ricorso al Prefetto: con pazienza, spiega e documenta nel dettaglio il reale svolgimento dei fatti, mettendo in luce la tua estraneità al litigio, alle offese, alle minacce e così via; riportati a quanto hai già indicato nelle precedenti osservazioni, magari sviluppando i concetti già espressi e corredando il tutto con le note della giurisprudenza.

Anche qui, se ti accorgi che serve, chiedi l’assistenza di un avvocato che si occupi di questa materia.

L’amministrazione non potrà ignorare il ricorso e, almeno teoricamente, dovrebbe accoglierlo se si tratta di un ricorso fondato e corredato da opportuna documentazione su quanto affermi.

Arrivati a questo punto, cosa fare se anche il Prefetto dice il suo no?

 

 

Terza cosa da fare: il ricorso al Tar   

Si: devi necessariamente rivolgerti alla magistratura se ambisci a dimostrare finalmente la tua ragione.

Questo passaggio è cruciale.

Bisogna subito dire, comunque, che non tutte le persone in situazioni come quelle descritte sono disposte a procedere con un ricorso giudiziale, questo per i motivi più svariati che si possono intuitivamente cogliere: i tempi della giustizia, i costi del processo, le incertezze, i rischi del contenzioso e così via.

Tutti motivi assolutamente comprensibili.

Il problema però è un altro: se manca questo ricorso la tua pratica rimane ferma al passaggio precedente, ossia al diniego del Prefetto: poi per te sarà complicato e faticoso disarticolare, senza una causa, il respingimento del ricorso gerarchico.

Dunque, se una volta fatte le tue valutazioni alla fine hai deciso di andare avanti con il ricorso al Tar, la prima cosa da fare è scegliere un avvocato che abbia familiarità con la materia del diritto amministrativo delle armi.

Il passo successivo, procedere con la notificazione del ricorso e il deposito; quindi attendere la chiamata del Giudice.

Se i fatti oggetto della causa sono, ad esempio, la lite condominiale dove eri rimasto vittima e un tuo vecchio reato ripescato dai Carabinieri nell’informativa utilizzata, ecco questi fatti andranno analizzati nel dettaglio proprio per dimostrare in modo incontrovertibile la tua estraneità.

Mi spiego meglio.

Poniamo che il primo decreto si basi sulla circostanza che il Commissariato P.S. ha segnalato a tuo carico una denuncia per percosse e lesioni personali, a seguito di un diverbio condominiale per futili motivi ed un’altra precedente denuncia per favoreggiamento dal reato di tentata estorsione. Mettiamo che il secondo provvedimento amministrativo conclude che queste storie evidenziano una tua condotta abnorme ed incline alla violenza, in pratica c’è secondo loro il rischio che tu possa abusare delle armi se ne avessi la disponibilità.

Ecco, se le cose stanno effettivamente così e tu, nei vari passaggi procedurali che abbiamo descritto prima, ti sei preoccupato di smontare quelle teorie con argomenti inoppugnabili in quanto dimostrabili, il Tar ti darà ragione.

Del resto, è quello che si è verificato ultimamente con la sentenza n. 40/2020 del Tar Puglia Sezione Seconda, pubblicata il 16.01.2020.

Non potrà darti torto in quanto, tolti i casi delle cosiddette preclusioni assolute al rilascio del porto d’armi, l’amministrazione è chiamata a dare la sua risposta discrezionale.

Qui scatta l’obbligo di motivazione per il Ministero, cioè in pratica deve collegare i fatti ad un preciso indice di pericolosità: in sostanza non gli basterà far capo all’informativa, ma dovrà approfondire per conto suo proprio per accertare se quanto denunciato è attendibile o no, specie poi se le vicende penali sono state archiviate, non proseguite, concluse con assoluzione e così via.

 

 

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Letto 3264 volte Ultima modifica il Lunedì, 27 Gennaio 2020 15:24
Francesco Pandolfi

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Francesco Pandolfi AVVOCATO: Nel 1995 inizia la sua attività di avvocato; il 24.06.2010 acquisisce il patrocinio in Corte di Cassazione e Magistrature Superiori. Attualmente si occupa prevalentemente di diritto amministrativo, diritto militare, diritto delle armi, responsabilità medica, diritto delle assicurazioni. E' autore di numerose pubblicazioni su importanti quotidiani giuridici on line, tra cui Studio Cataldi e Mia Consulenza; nel 2018 ha pubblicato il libro "Diritto delle armi, 20 sentenze utili". La sua Missione è "aiutare a risolvere problemi giuridici". Ritiene che il più grande capitale sia la risorsa umana e che il più grande investimento sia la conoscenza. Ha l'opportunità di servire persone in tutta Italia. I tratti caratteristici della sua azione sono: tattica, esperienza, perseveranza. coraggio, orientamento verso l'obiettivo.

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