Lunedì, 27 Gennaio 2020 19:36

Porto d’armi per difesa personale: condizioni

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Che cosa dicono le sentenze amministrative a proposito dei presupposti per poter aspirare a questo tipo di autorizzazione?

In particolare, cosa stabilisce il Consiglio di Stato in proposito?

 

 

Molto semplicemente ed in sintesi:

 

 

Autorizzazioni di polizia

Il rilascio di porto d'armi per difesa personale e per uso sportivo rientra tra le cosiddette autorizzazioni di polizia.

 

Il potere di rilasciare le autorizzazioni di polizia, in generale, si caratterizza per l’ampia discrezionalità dell'Autorità competente.

 

La Legge, nel disciplinare il rilascio della licenza di porto d'armi, vuole salvaguardare la tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica nazionale.

 

 

Eccezione al divieto di portare armi

Il potere di rilasciare le licenze per porto d'armi costituisce una deroga al divieto sancito dall'art. 699 del codice penale e dall'art. 4, primo comma, della legge n. 110 del 1975: il porto d'armi non costituisce un diritto assoluto, rappresentando, invece, eccezione al normale divieto di portare le armi.

 

Ciò comporta che, oltre alle disposizioni specifiche previste dagli articoli 11, 39, 40, 42 e 43 del testo unico n. 773 del 1931, che riguardano i requisiti di ordine soggettivo dei richiedenti, rilevano le norme che attribuiscono i più vasti poteri discrezionali per la gestione dell’ordine pubblico interno (artt. 40 e 42 T.U.L.P.S.) e i principi generali del diritto pubblico in ordine al rilascio dei provvedimenti discrezionali.

 

 

Il dimostrato bisogno

Ai sensi dell'art. 42 T.U.L.P.S., il presupposto, ai fini del rilascio della licenza per porto di pistola per uso difesa personale, dell'esistenza del dimostrato bisogno dell'arma, in base a giurisprudenza ormai pacifica:

 

non può essere ricavato dalla tipologia di attività o professione svolta dal richiedente, ma deve basarsi su specifiche e attuali circostanze, non risalenti nel tempo, che il Prefetto ritenga valide e necessarie per il porto di pistola;

 

non può essere provato neppure sulla base della mera appartenenza ad una determinata categoria professionale o dello svolgimento di una determinata attività economica, così come non può ricavarsi dalla pluralità e consistenza degli interessi patrimoniali del richiedente, o dalla conseguente necessità di movimentare rilevanti somme di denaro.

 

In sostanza, la sola qualità imprenditoriale o il possesso di beni materiali, di regola non sono sufficienti a concretizzare il presupposto oggettivo richiesto dall’art. 42 T.U.L.P.S.  Vedi anche questi orientamenti: rinnovo della licenza si o no.

 

Vedi, in proposito, un approfondimento dell’argomento:  bisogno di andare armato come provarlo in causa   dove si cerca il punto di vista dell’avvocato e del giudice, due figure che molto spesso si ritrovano nelle aule di giustizia a discutere di questo delicato ed attuale tema.              

 

 

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Letto 2556 volte Ultima modifica il Martedì, 28 Gennaio 2020 06:59
Francesco Pandolfi

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Francesco Pandolfi AVVOCATO: Nel 1995 inizia la sua attività di avvocato; il 24.06.2010 acquisisce il patrocinio in Corte di Cassazione e Magistrature Superiori. Attualmente si occupa prevalentemente di diritto amministrativo, diritto militare, diritto delle armi, responsabilità medica, diritto delle assicurazioni. E' autore di numerose pubblicazioni su importanti quotidiani giuridici on line, tra cui Studio Cataldi e Mia Consulenza; nel 2018 ha pubblicato il libro "Diritto delle armi, 20 sentenze utili". La sua Missione è "aiutare a risolvere problemi giuridici". Ritiene che il più grande capitale sia la risorsa umana e che il più grande investimento sia la conoscenza. Ha l'opportunità di servire persone in tutta Italia. I tratti caratteristici della sua azione sono: tattica, esperienza, perseveranza. coraggio, orientamento verso l'obiettivo.

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