Lunedì, 09 Marzo 2020 17:29

Arma per difesa personale e diritto a lavorare

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Il nostro Ordinamento non prevede che, senza valide ragioni, alla guardia giurata possa essere impedito l’utilizzo di uno strumento connesso alle proprie funzioni di custodia e vigilanza, strumento avente scopi convergenti con le finalità della funzione di polizia espletate, già da vecchia data, dall’interessato.

 

 

 

Indice

Il principio generale

Il caso

La soluzione del caso

 

 

 

Il principio generale

In sostanza: negare senza valide ragioni il rinnovo del porto d’armi a tariffa ridotta (magari a seguito di un procedimento penale), in determinate circostanze può frustrare irrimediabilmente le aspirazioni dell’interessato al libero e pieno svolgimento della propria attività lavorativa di guardia giurata, nei modi in concreto richiesti (cioè con la detenzione di una pistola), ledendo così il diritto al lavoro sancito all’art. 4 della Costituzione e all’art. 15 della Carta di Nizza.

 

 

 

Il caso

Oggi il commento si sofferma sull’interessante, importante ed utile sentenza del Tar Lombardia Sez. prima, la n. 454/2020 pubblicata il 06.03.2020.

 

Tutto nasce con un decreto di non accoglimento dell'istanza di rinnovo del porto d'arma emanato dalla Prefettura, preceduto dal provvedimento di avvio del procedimento finalizzato al non accoglimento della richiesta di rinnovo del decreto di guardia giurata e del porto d'armi per difesa personale.

 

Vediamo solo i passaggi salienti della complessa vicenda.

 

La persona interessata riceve la nomina prefettizia a guardia particolare giurata nel 2003, esercitando la propria attività con il possesso di armi in forza della licenza per il porto di pistola a tariffa ridotta.

L’ attività lavorativa viene esplicata presso una serie di istituti di vigilanza.

 

Nel 2009 la Prefettura avvia il procedimento finalizzato alla sospensione e alla revoca del decreto di guardia particolare giurata e del porto d’armi, in relazione ad un procedimento penale pendente a carico del ricorrente per i reati di lesione personale, ingiuria e minaccia.

 

Il procedimento veniva sospeso dalla medesima Prefettura, e “sino alla definizione della vicenda penale”, consentendo al ricorrente la prosecuzione della propria attività lavorativa di guardia giurata con il porto d’armi.

 

Nel 2018 il ricorrente domanda il rinnovo dei titoli di polizia di cui era in possesso.

 

L’Autorità emana il “preavviso di rigetto” - sostanzialmente “riaprendo” il procedimento posto in stato di quiescenza nel 2009 - stante la intervenuta definizione, con sentenza di condanna, del procedimento penale in allora pendente.

 

Infine nega al ricorrente il rinnovo del porto d’armi a tariffa ridotta, in ragione della conclusione del procedimento penale a suo carico, con una sentenza di condanna.

 

Contro questo provvedimento di diniego, presenta il suo ricorso al Tar.

 

 

 

La soluzione del caso

Qui il ragionamento dei magistrati.

Il diniego, in modo ingiustificato fa riferimento unicamente all’automatismo contemplato all’art. 43 TULPS: si è negato il rilascio del porto di pistola ad un soggetto che la medesima Autorità prefettizia ha reputato ancora (e prima) in possesso dei più rigorosi requisiti di onorabilità contemplati per la nomina a guardia giurata.

 

In verità il reato ascritto al ricorrente è stato commesso nel 2009, allorquando sussisteva una situazione di tensione tra il ricorrente e la sua ex compagna (e il di lei nucleo familiare) in relazione alle modalità di affidamento della piccola nata dalla loro relazione; situazione ormai del tutto dissipata, con il temporaneo collocamento della figlia – consensualmente determinato tra i genitori- presso l’abitazione del ricorrente; ha determinato una pronunzia di condanna a mesi 5 di reclusione, con il beneficio della sospensione condizionale e della non menzione.

 

Ora, ai sensi dell’art. 166 c.p.La condanna a pena condizionalmente sospesa non può costituire in alcun caso, di per sé sola, motivo per l'applicazione di misure di prevenzione, né d'impedimento all'accesso a posti di lavoro pubblici o privati tranne i casi specificamente previsti dalla legge, né per il diniego di concessioni, di licenze o di autorizzazioni necessarie per svolgere attività lavorativa”.

 

In pratica, alla luce di tutto quanto sopra esposto circa la effettiva natura dell’attività di guardia giurata, conformata da varie prescrizioni normative in funzione di tutela della sicurezza e della tranquillità pubblica nonché di garanzia della pacifica convivenza civile, vale a dire interessi collimanti con quelli presidiati dalle funzioni di polizia, è innegabile che l’immotivato provvedimento di diniego di porto di pistola, adottato senza spiegazioni chiare delle ragioni di “inaffidabilità” del ricorrente (peraltro titolare della qualitas di guardia giurata fin dal lontano 2003):

 

- preclude alla guardia giurata l’utilizzo di uno strumento necessariamente connesso alle proprie funzioni di custodia e vigilanza, avente “scopi convergenti con le finalità della funzione di polizia siccome in concreto espletate a far data dal 2003;

 

- frustra irrimediabilmente le aspirazioni del ricorrente al libero e pieno svolgimento della propria attività lavorativa di guardia giurata, nei modi in concreto richiesti (id est, con la detenzione di una pistola), ledendo il diritto al lavoro sancito all’art. 4 della Costituzione e all’art. 15 della Carta di Nizza, in violazione del chiaro disposto di cui all’art. 166 c.p.;

 

- contrasta con le positive determinazioni assunte dalla medesima Autorità prefettizia –ovvero, con la mancata adozione di provvedimenti negativi- in relazione al titolo di guardia giurata ex art. 138 TULPS.

 

Conclusione: provvedimento annullato, ricorso accolto.

 

 

 

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Francesco Pandolfi

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Francesco Pandolfi AVVOCATO: Nel 1995 inizia la sua attività di avvocato; il 24.06.2010 acquisisce il patrocinio in Corte di Cassazione e Magistrature Superiori. Attualmente si occupa prevalentemente di diritto amministrativo, diritto militare, diritto delle armi, responsabilità medica, diritto delle assicurazioni. E' autore di numerose pubblicazioni su importanti quotidiani giuridici on line, tra cui Studio Cataldi e Mia Consulenza; nel 2018 ha pubblicato il libro "Diritto delle armi, 20 sentenze utili". La sua Missione è "aiutare a risolvere problemi giuridici". Ritiene che il più grande capitale sia la risorsa umana e che il più grande investimento sia la conoscenza. Ha l'opportunità di servire persone in tutta Italia. I tratti caratteristici della sua azione sono: tattica, esperienza, perseveranza. coraggio, orientamento verso l'obiettivo.


Francesco Pandolfi COACH: la formazione parte dal 1998; tanti i corsi frequentati con docenti a livello internazionale; tra questi si annoverano training specifici sulla comunicazione efficace, p.n.l., psicologia, ipnosi, motivazione ecc. Attualmente si occupa di coaching one to one, seguendo i propri Assistiti (personalmente con incontri diretti o a distanza, tramite Skype) con percorsi studiati su misura in base agli obiettivi che il Cliente desidera raggiungere in qualsiasi settore (esempio: percorsi scolastici a tutti i livelli, programmi alimentari, attività lavorativa ecc...). L'attività intellettuale del coach è disciplinata dalla Legge n. 4 del 14.01.2013 entrata in vigore il 10.02.2013, che detta disposizioni in materia di professioni non organizzate in ordini o collegi.


Francesco Pandolfi MAESTRO: la formazione come praticante, poi come allenatore, istruttore e maestro di Karate Tradizionale ha inizio nel 1982; gli insegnamenti in questa disciplina provengono essenzialmente da Hiroshi Shirai e Taiji Kase, Maestri giapponesi riconosciuti come depositari nel mondo della versione autentica ed originale dell'arte marziale. Il Karate tradizionale è un'attività che mira a formare il carattere della persona, il corpo e lo spirito, attraverso l'allenamento fisico; si tratta di tecniche di autodifesa senza armi che possono supportare una persona attaccata a distanza, la quale viene posta nelle condizioni di difendersi anche utilizzando un solo colpo risolutivo. Le sedute di allenamento sono incentrate sulla preparazione atletica, il kihon, il kata, il kumite, la meditazione e le pratiche di rilassamento.

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