Sabato, 28 Marzo 2020 15:50

Effetti di un diverbio sul porto d’armi

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L’occasionale accesa discussione tra due persone, ad esempio tra due ex coniugi all’interno di un locale pubblico, come può essere un ristorante, non significa che chi tra i due ha il porto d’armi diventa automaticamente inaffidabile a causa del bisticcio.

 

 

Possiamo dire che, in generale, non esiste alcun legame tra la discussione verbale litigiosa tra persone e l’eventuale divieto di detenzione armi che dovesse essere adottato dal Prefetto, magari a seguito di una querela sporta dall’ex coniuge.

 

Certo: quel bisticcio potrebbe sicuramente diventare indice di inaffidabilità se, e solo se, alla colorita conversazione dovesse seguire qualche azione violenta e aggressiva, per esempio con botte, schiaffi e spintoni.

 

Ma in tutti gli altri casi, dove il bisticcio rimane tale e si spegne lì, allora l’eventuale inaffidabilità dovrebbe confermata e dimostrata dal Ministero dell’Interno attraverso un’accurata istruttoria del caso, al fine di dare conto nella motivazione del diniego delle vere ragioni della scelta amministrativa negativa (vedi anche: sberla minacciata effetti sul porto armi).

 

E’ molto importante distinguere le due situazioni e, per la Prefettura, leggere bene le carte ed interpretarne correttamente il contenuto prima di adottare un divieto di questo tipo.

 

C'è da dire che, ultimamente, una Prefettura si è visto annullare un divieto di detenzione armi che era stato emesso dopo una querela della ex coniuge della persona interessata, sporta dopo un acceso litigio all’interno di un ristorante.

 

Da puntualizzare che l’amministrazione aveva a disposizione ogni informazione sulla coppia e sulla circostanza specifica: sapeva che la querela era stata subito ritirata, che non c’era stata alcuna aggressione fisica, che la relazione tra i due era sempre stata improntata a serenità e rispetto, che non c’era stata alcuna escalation di condotte abusive, che il bisticcio estemporaneo era stato subito ricomposto.

 

Come si vede, conclusivamente, ciascuna specifica situazione va valutata come caso a se stante: l’Autorità deve essere in grado di far precedere la propria decisione da un robusto apparato motivazionale nei casi in cui decide per il diniego, dal momento che, se non lo fa, si espone al ricorso giudiziale, perde anche la causa e paga le spese di lite.  

 

 

 

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Francesco Pandolfi

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Francesco Pandolfi AVVOCATO: Nel 1995 inizia la sua attività di avvocato; il 24.06.2010 acquisisce il patrocinio in Corte di Cassazione e Magistrature Superiori. Attualmente si occupa prevalentemente di diritto amministrativo, diritto militare, diritto delle armi, responsabilità medica, diritto delle assicurazioni. E' autore di numerose pubblicazioni su importanti quotidiani giuridici on line, tra cui Studio Cataldi e Mia Consulenza; nel 2018 ha pubblicato il libro "Diritto delle armi, 20 sentenze utili". La sua Missione è "aiutare a risolvere problemi giuridici". Ritiene che il più grande capitale sia la risorsa umana e che il più grande investimento sia la conoscenza. Ha l'opportunità di servire persone in tutta Italia. I tratti caratteristici della sua azione sono: tattica, esperienza, perseveranza. coraggio, orientamento verso l'obiettivo.

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