Domenica, 26 Aprile 2020 10:09

Armi in periodo Covid-19: come tutelare la legittima aspettativa?

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Le regole che la Questura e la Prefettura devono seguire nel caso in cui sia stato in passato già rilasciato il titolo di polizia, nonostante la presenza di denunce e condanne penali e poi, oggi, in sede di rinnovo, questo venga negato senza tante spiegazioni.

Il Consiglio di Stato fa giustizia anche in piena emergenza epidemiologica Covid-19, riaffermando alcuni fondamentali principi validi per un’infinità di casi pratici.

 

 

 

Indice

Limiti alla discrezionalità del Ministero dell’Interno

Qual è l’errore della Questura e della Prefettura

Il principio di base del Consiglio di Stato

La legittima aspettativa del privato

Contatta l’Avv. Francesco Pandolfi

 

 

 

Limiti alla discrezionalità del Ministero dell’Interno

E’ bene sapere una cosa.

 

In materia di armi è vero che la Questura e la Prefettura dispongono di un ampio potere discrezionale nel valutare le istanze che vengono presentate, potere che deriva direttamente dalla Legge e che consente loro di dire no alla richiesta, talvolta anche sulla base di un semplice sospetto di inaffidabilità.

 

Questo è sicuramente vero, nessuno lo nega.

 

Quello che però è, allo stesso tempo, altrettanto vero è che questo potere discrezionale non è indefinito, senza limiti o senza regole.

 

Un limite esiste, e pure di una certa consistenza: vediamo qual è.

 

 

 

Qual è l’errore della Questura e della Prefettura

Bene, poniamo il caso che la persona interessata sia stata in passato attinta da alcuni procedimenti penali per diversi reati, poi che alcuni tra questi procedimenti siano stati definiti, altre denunce ritirate e così via.

 

Diciamo che ciascun procedimento, in pratica, ha avuto la sua sorte o è stato definito.

 

Ora, ipotizziamo che dopo tutto questo l’Amministrazione abbia deciso di concedere la licenza alla persona di cui parliamo.

 

Ecco: nel caso in cui, successivamente, l’Autorità improvvisamente decida di negare un rinnovo o di revocare la licenza, senza che si siano nel frattempo verificati fatti nuovi di segno negativo per l’affidabilità di questa persona, ecco in tal caso la Questura e la Prefettura commettono un clamoroso errore, poiché non spiegano quali siano i reali motivi che hanno spinto l’amministrazione a cambiare rotta e decidere, dopo, per il no.  

 

 

 

Il principio di base del Consiglio di Stato

Attenzione: che le due articolazioni del Ministero dell’Interno abbiano in casi come questo commesso un plateale errore non sono solo io a dirlo, ma un Organo di Giustizia come il Consiglio di Stato.

 

I Giudici Supremi, infatti, anche in pieno periodo emergenziale da epidemia Covid- 19 si sono espressi sul tema ed hanno pubblicato il 21.04.2020 la chiara e lineare sentenza n. 2544/20.

 

Il discorso, ridotto ai suoi minimi termini, è semplice e coerente.

 

Si tratta, in sostanza, dice il Collegio, di valorizzare le precedenti favorevoli scelte discrezionali dell’Autorità, compiute in periodi, diciamo così, non sospetti, ossia in momenti nei quali la persona aveva già avuto il rilascio e il rinnovo della licenza pur avendo alle spalle tutto quello che abbiamo detto in precedenza.

 

Come si spiega, allora, che di soppiatto l’amministrazione faccia retromarcia e, in assenza di nuovi fatti che possano aver intaccato l’affidabilità, neghi attualmente il rinnovo?

 

Infatti non si spiega.

 

 

 

La legittima aspettativa del privato

Secondo il prudente apprezzamento del Supremo Consesso, qualora non si siano modificati i fatti e le condizioni che hanno costituito i presupposti delle precedenti determinazioni dell’amministrazione, è quest’ultima che deve fornire prova del mutato interesse pubblico e tale prova deve essere particolarmente incisiva, in modo da salvaguardare il principio di coerenza dell’agire dell’amministrazione, nonché il principio di legittimo affidamento del privato cittadino nei confronti di esso.

 

Chiaro quindi?

 

Siccome sono tante le persone che mi chiedono come sia possibile che il Ministero se ne esca e, arbitrariamente, decida per il no pur in presenza di circostanze di fatto come quella sopra descritta, ecco per tutte le volte successive in cui dovesse nuovamente verificarsi una situazione del genere, sappiate che il modo di risolvere c’è ed è quello qui spiegato, sia pur per sommi capi.

 

Quello che sempre ripeto ai miei Lettori e ai miei Assistiti è di affidarsi tempestivamente all’avvocato, non dopo, quando è troppo tardi.

 

Spesso, infatti, molte persone commettono l’errore di trascurare la propria pratica all’inizio, per poi ritrovarsi a combattere dopo con il triplo delle energie.

 

Il consiglio che sempre do e sempre ripeto è di muoversi subito: in moltissimi casi la tempestività fa la differenza.

 

Ciò che bisogna assolutamente sapere e non dimenticarsi mai è che, pur non potendosi parlare nella materia che qui occupa di diritto soggettivo all’ottenimento o alla conservazione del titolo di polizia, tuttavia la concessione e, a maggior ragione, l’avvenuto rinnovo dello stesso creano nel privato una legittima aspettativa di fatto in sede di successivo rinnovo, a maggior ragione se non siano sopravvenuti, nel frattempo, elementi nuovi ed ulteriori rispetto a quelli già noti all’Amministrazione.

 

Dunque, in definitiva, la legittima aspettativa al rinnovo si tutela con il ricorso.

 

 

 

Contatta l’Avv. Francesco Pandolfi

3286090590

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Francesco Pandolfi

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Francesco Pandolfi AVVOCATO: Nel 1995 inizia la sua attività di avvocato; il 24.06.2010 acquisisce il patrocinio in Corte di Cassazione e Magistrature Superiori. Attualmente si occupa prevalentemente di diritto amministrativo, diritto militare, diritto delle armi, responsabilità medica, diritto delle assicurazioni. E' autore di numerose pubblicazioni su importanti quotidiani giuridici on line, tra cui Studio Cataldi e Mia Consulenza; nel 2018 ha pubblicato il libro "Diritto delle armi, 20 sentenze utili". La sua Missione è "aiutare a risolvere problemi giuridici". Ritiene che il più grande capitale sia la risorsa umana e che il più grande investimento sia la conoscenza. Ha l'opportunità di servire persone in tutta Italia. I tratti caratteristici della sua azione sono: tattica, esperienza, perseveranza. coraggio, orientamento verso l'obiettivo.


Francesco Pandolfi COACH: la formazione parte dal 1998; tanti i corsi frequentati con docenti a livello internazionale; tra questi si annoverano training specifici sulla comunicazione efficace, p.n.l., psicologia, ipnosi, motivazione ecc. Attualmente si occupa di coaching one to one, seguendo i propri Assistiti (personalmente con incontri diretti o a distanza, tramite Skype) con percorsi studiati su misura in base agli obiettivi che il Cliente desidera raggiungere in qualsiasi settore (esempio: percorsi scolastici a tutti i livelli, programmi alimentari, attività lavorativa ecc...). L'attività intellettuale del coach è disciplinata dalla Legge n. 4 del 14.01.2013 entrata in vigore il 10.02.2013, che detta disposizioni in materia di professioni non organizzate in ordini o collegi.


Francesco Pandolfi MAESTRO: la formazione come praticante, poi come allenatore, istruttore e maestro di Karate Tradizionale ha inizio nel 1982; gli insegnamenti in questa disciplina provengono essenzialmente da Hiroshi Shirai e Taiji Kase, Maestri giapponesi riconosciuti come depositari nel mondo della versione autentica ed originale dell'arte marziale. Il Karate tradizionale è un'attività che mira a formare il carattere della persona, il corpo e lo spirito, attraverso l'allenamento fisico; si tratta di tecniche di autodifesa senza armi che possono supportare una persona attaccata a distanza, la quale viene posta nelle condizioni di difendersi anche utilizzando un solo colpo risolutivo. Le sedute di allenamento sono incentrate sulla preparazione atletica, il kihon, il kata, il kumite, la meditazione e le pratiche di rilassamento.

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