Venerdì, 19 Febbraio 2021 16:59

Rigetto istanza di rinnovo della licenza di pistola per difesa personale

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Quando la Prefettura non può negare il rinnovo. La regola.

 

 

 

Regola generale

Per principio generale: il diniego di rinnovo o la revoca del porto d’armi debbono contenere sempre una valutazione sulla personalità dell’interessato, che possa giustificare l’esigenza cautelare di prevenire abusi nell’uso delle armi a tutela della privata e pubblica incolumità.

 

Questa è la regola da tenere sempre presente.

 

In pratica: l’amministrazione non può fare di testa sua per il solo fatto che dispone di discrezionalità, ma deve attenersi a questo criterio.

 

Per esempio il Tar Puglia, con la sentenza n. 51/21 pubblicata in data 13.01.2021, ha confermato proprio questo fondamentale criterio, accogliendo il ricorso della persona interessata.

 

Un caso dove l’amministrazione ha rigettato l’istanza di rinnovo della licenza di pistola per difesa personale e ha pure vietato la detenzione delle armi, munizioni e materie esplodenti.

 

Ma il Tar, torno a ripetere, è stato molto chiaro e preciso nel dare ragione alla parte privata.

 

In sostanza ha stabilito in quel caso che: la mancanza di un’adeguata istruttoria è tanto più evidente in rapporto ad alcune circostanze obiettive trascurate dall’Amministrazione come, ad esempio, il possesso della licenza da oltre quarant’anni senza essere incorso in sanzioni, la contraddittorietà della stessa Amministrazione che - secondo quanto affermato dal ricorrente e non smentito dal Prefetto - non si è preoccupata di verificare che il soggetto affidatario è attualmente titolare di licenza di porto di fucile per uso caccia.

 

Insomma, ogni caso va valutato attentamente come un caso a se: resta sempre il fatto che il Ministero non può sconfinare nell’arbitrio quando decide, ma si deve tenere dentro i binari stabiliti più e più volte dalle norme e dalle sentenze.

 

 

 

 

Come muoversi allora?

Ogni difensore tendenzialmente ha una o più specializzazioni.

 

Per lo meno questo è quanto ci si dovrebbe aspettare nel momento in cui si chiede la prima consulenza al legale, proprio per capire come muoversi: per evitare di sbagliare sin dai primi passi.

 

In una materia come il diritto amministrativo delle armi, vi assicuro che in Italia non sono poi tantissimi gli avvocati che si dedicano da decenni, quotidianamente, alla cura e tutela degli interessi di chi si trova in una situazione come quella descritta all’inizio del post.

 

Dunque, se pensi di doverti rivolgere all’avvocato, ascolta i consigli di chi prima ha avuto un’esperienza simile, poi ascolta più di un legale: in questo modo avrai i termini di paragone e potrai effettuare la tua scelta con più tranquillità.

 

Solo dopo queste prime valutazioni, allora fai la tua scelta consapevole: nomina il difensore che più ti sembra adatto a seguire il tuo caso con l’attenzione e la dedizione che merita.

 

 

 

Vuoi altre informazioni?

Manda un messaggio all’Avv. Francesco Pandolfi   3286090590

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Francesco Pandolfi

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Francesco Pandolfi AVVOCATO: Nel 1995 inizia la sua attività di avvocato; il 24.06.2010 acquisisce il patrocinio in Corte di Cassazione e Magistrature Superiori. Attualmente si occupa prevalentemente di diritto amministrativo, diritto militare, diritto delle armi, responsabilità medica, diritto delle assicurazioni. E' autore di numerose pubblicazioni su importanti quotidiani giuridici on line, tra cui Studio Cataldi e Mia Consulenza; nel 2018 ha pubblicato il libro "Diritto delle armi, 20 sentenze utili". La sua Missione è "aiutare a risolvere problemi giuridici". Ritiene che il più grande capitale sia la risorsa umana e che il più grande investimento sia la conoscenza. Ha l'opportunità di servire persone in tutta Italia. I tratti caratteristici della sua azione sono: tattica, esperienza, perseveranza. coraggio, orientamento verso l'obiettivo.

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