Sabato, 10 Aprile 2021 09:54

Controlli su armi regolarmente detenute ed errori del Ministero

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Casi in cui il Ministero dell’Interno emette un divieto detenzione armi su presupposti sbagliati. Come preparare il ricorso amministrativo.

 

 

 

Il controllo sulle armi

La comunicazione di avvio procedimento

Le osservazioni

Errore del Ministero dell’Interno

Come impostare il ricorso

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Il controllo sulle armi

Quando l’Autorità decide di effettuare controlli sulle armi, le situazioni in cui si può trovare non sono tutte uguali.

 

Facciamo un esempio, tra i tanti possibili.

 

Nel caso in cui nel corso di un controllo su armi, regolarmente detenute, la persona in questione risulta convivente con un figlio gravato da procedimento penale, a prima vista tale situazione non sembrerebbe offrire garanzie su un corretto utilizzo delle armi, che potrebbero astrattamente entrare nella disponibilità del congiunto ed essere usate in maniera impropria.

 

 

 

La comunicazione di avvio procedimento

Il Ministero dell’Interno e, per esso, la Prefettura competente, in questi casi avvia con ogni probabilità il procedimento tendente all’emissione di un divieto detenzione armi.

 

 

 

Le osservazioni

Chiaro che, di fronte a questa iniziativa, l’interesse di chi riceve la comunicazione di avvio del procedimento è quello di presentare subito le proprie osservazioni, segnalando tutte le circostanze rilevanti per permettere all’amministrazione di rivedere in meglio la sua rigida posizione.

 

Se, ad esempio, il destinatario della comunicazione spiega alla Prefettura che il congiunto ha cambiato residenza e che, quindi, la convivenza è venuta meno, ebbene questo dato dovrebbe essere favorevolmente valutato da parte del Ministero.

 

Se, in aggiunta, la persona interessata spiega all’Amministrazione che le armi in suo possesso sono, da sempre, custodite in una cassaforte blindata ancorata al muro con bulloni e chiusa con una serratura che può essere aperta solo da lui, in quanto le chiavi sono nella sola sua disponibilità, ecco che le armi in questione possono oggettivamente considerarsi come riposte in completa sicurezza, senza possibilità per alcuno di entrarvi in possesso.

 

 

 

Errore del Ministero dell’Interno

Quando gli elementi da valutare sono quelli descritti sopra, sbaglia l’Amministrazione se ritiene queste circostanze come giustificazioni non valide: nel momento in cui il Ministero commette tale errore valutativo incorre nel vizio di difetto di motivazione e di istruttoria, visto che in realtà quelle circostanze fanno venire meno il presupposto alla base del divieto e, in definitiva, la valutazione richiede un doveroso approfondimento [1].

 

 

 

Come impostare il ricorso

In pratica: in tutti i casi in cui il divieto di detenzione armi è basato su presupposti errati, il rimedio che la persona interessata può utilizzare è il ricorso amministrativo.

 

Il ricorso va impostato facendo leva sulla violazione di legge ed eccesso di potere da parte della Prefettura.

 

 

 

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[1] Tar Latina Sezione Prima, sentenza n. 464/2020 pubblicata il 09.12.2020.

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Francesco Pandolfi

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Francesco Pandolfi AVVOCATO: Nel 1995 inizia la sua attività di avvocato; il 24.06.2010 acquisisce il patrocinio in Corte di Cassazione e Magistrature Superiori. Attualmente si occupa prevalentemente di diritto amministrativo, diritto militare, diritto delle armi, responsabilità medica, diritto delle assicurazioni. E' autore di numerose pubblicazioni su importanti quotidiani giuridici on line, tra cui Studio Cataldi e Mia Consulenza; nel 2018 ha pubblicato il libro "Diritto delle armi, 20 sentenze utili". La sua Missione è "aiutare a risolvere problemi giuridici". Ritiene che il più grande capitale sia la risorsa umana e che il più grande investimento sia la conoscenza. Ha l'opportunità di servire persone in tutta Italia. I tratti caratteristici della sua azione sono: tattica, esperienza, perseveranza. coraggio, orientamento verso l'obiettivo.

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