Venerdì, 08 Ottobre 2021 15:20

Armi: errori di omonimia commessi dalla Prefettura

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Cosa accade se, nell’emettere un divieto di detenzione armi, il Prefetto non fa attenzione su quello che scrive, sbaglia persona e commette errore di omonimia.

 

 

 

I Giudici amministrativi, in occasione di una bella sentenza [1], hanno spiegato le conseguenze giuridiche in caso di omonimia nel divieto di detenzione armi.

 

In pratica si tratta di casi dove il divieto è un provvedimento sbagliato e deve essere rivisto.

 

Il senso del discorso è che le decisioni del Ministero dell’Interno, quando impone un divieto, devono sempre essere equilibrate, corrette, mai avventate, soprattutto devono dare conto di cosa dice l’interessato nelle memorie difensive.

 

Se queste decisioni dell’Autorità si rivelano erronee, il divieto che ne consegue è annullabile con ricorso.  

 

Vediamo allora le cose principali da sapere in questa specifica materia per poter disarticolare il divieto di detenzione.

 

Vediamo cioè cosa accade se, nell’emettere un divieto, il Prefetto non fa attenzione a quello che scrive, sbaglia persona e commette errore di omonimia.

 

Dunque, se nel corso del procedimento amministrativo il Prefetto ha ricevuto la memoria difensiva della persona interessata, dove viene spiegato e documentato per bene che c’è errore di persona nell’attribuire suoi presunti accompagnamenti con pregiudicati, se questa stessa amministrazione non ne tiene conto i giudici amministrativi sanzionano senz’altro la condotta trascurata dell’Autorità.

 

Se, poi, non si interpretano accuratamente le relazioni dei Carabinieri sulle presunte frequentazioni con persone gravate da precedenti, a maggior ragione il divieto sarà ricorribile.

 

Soprattutto se non si tiene conto di quelle delicate informazioni aggiornate ad oggi, ma si tiene conto solo di quelle passate.

 

In definitiva, siamo in presenza di casi che meritano il ricorso.

 

Attenzione: se il ricorso viene respinto in primo grado, occorre con determinazione proseguire in appello per vedersi dichiarare giustizia dalla magistratura superiore, proprio come si è verificato in occasione della sentenza qui segnalata.

 

Da sempre, infatti, nei giudici superiori si ripone una particolare fiducia, proprio per la maggiore scienza e competenza degli stessi rispetto ai magistrati di primo livello.

 

Insomma, se ti trovi di fronte a una situazione dove ti accorgi che il divieto di detenzione armi è sbagliato, consulta subito un avvocato molto esperto in materia: in questo modo potrai trovare il modo corretto per annullarlo.

 

 

 

[1] Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, Sezione Giurisdizionale, sentenza n. 967 pubblicata in data 22.10.2020.

 

 

 

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Francesco Pandolfi

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Francesco Pandolfi AVVOCATO: Nel 1995 inizia la sua attività di avvocato; il 24.06.2010 acquisisce il patrocinio in Corte di Cassazione e Magistrature Superiori. Attualmente si occupa prevalentemente di diritto amministrativo, diritto militare, diritto delle armi, responsabilità medica, diritto delle assicurazioni. E' autore di numerose pubblicazioni su importanti quotidiani giuridici on line, tra cui Studio Cataldi e Mia Consulenza; nel 2018 ha pubblicato il libro "Diritto delle armi, 20 sentenze utili". La sua Missione è "aiutare a risolvere problemi giuridici". Ritiene che il più grande capitale sia la risorsa umana e che il più grande investimento sia la conoscenza. Ha l'opportunità di servire persone in tutta Italia. I tratti caratteristici della sua azione sono: tattica, esperienza, perseveranza. coraggio, orientamento verso l'obiettivo.

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