Domenica, 14 Giugno 2020 20:05

Revenge Porn: che cos'è

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La domanda dei lettori

Arriva questa domanda da alcuni lettori: Revenge porn: che cos’è?

 

 

 

La risposta

Il revenge porn è un reato, anche abbastanza serio.

 

Secondo la Legge, in vigore dal 09 agosto 2019, si rischia da uno a sei anni di carcere se si diffondono o si fanno circolare video a sfondo sessualmente esplicito che, in realtà, erano destinati a rimanere privati.

 

 

 

Indice

Che cos’è il revenge porn?

Come funziona la norma?

Come viene applicata la Legge per questa norma?

Come avere assistenza legale?

 

 

 

Che cos’è il revenge porn?

Il revenge porn è, come abbiamo visto nello schema iniziale, un reato previsto e punito dal nuovo art. 612 ter codice penale; la disposizione punisce direttamente la diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti.

Per chi volesse avere un riferimento più specifico della norma e delle sentenze, può mandare un messaggio su WhatsApp al 3286090590.

 

 

 

Come funziona la norma?

Lo schema della norma è semplice:

 

Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, dopo averli realizzati o sottratti, invia, consegna, cede, pubblica o diffonde immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate, è punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da euro 5.000 a euro 15.000.

 

La stessa pena si applica a chi, avendo ricevuto o comunque acquisito le immagini o i video di cui al primo comma, li invia, consegna, cede, pubblica o diffonde senza il consenso delle persone rappresentate al fine di recare loro danno.

 

La pena è aumentata se i fatti sono commessi dal coniuge, anche separato o divorziato, o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa ovvero se i fatti sono commessi attraverso strumenti informatici o telematici.

 

La pena è aumentata da un terzo alla metà se i fatti sono commessi in danno di persona in condizione di inferiorità fisica o psichica o in danno di una donna in stato di gravidanza.

 

Il delitto è punito a querela della persona offesa.

 

Il termine per la proposizione della querela è di sei mesi.

 

La remissione della querela può essere soltanto processuale.

 

Si procede tuttavia d'ufficio nei casi di cui al quarto comma, nonché quando il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d'ufficio.

 

 

 

Come viene applicata la Legge per questa norma?

Passando all’atto pratico, vediamo applicazione e il funzionamento concreto della disposizione.

 

Procedibilità: a querela di parte; d’ufficio (II parte del 5° comma)

 

Competenza: Tm (ud. prel.)

Arresto: facolt.

 

Fermo: no

 

Custodia cautelare in carcere: sì

 

Altre misure cautelari personali: sì

 

Termine di prescrizione: 6 anni - 9 anni (4° comma)

 

 

 

Come avere assistenza legale?

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Invia la tua richiesta di assistenza o consulenza con un messaggio WhatsApp al n. 3286090590.

 

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Francesco Pandolfi

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Francesco Pandolfi AVVOCATO: Nel 1995 inizia la sua attività di avvocato; il 24.06.2010 acquisisce il patrocinio in Corte di Cassazione e Magistrature Superiori. Attualmente si occupa prevalentemente di diritto amministrativo, diritto militare, diritto delle armi, responsabilità medica, diritto delle assicurazioni. E' autore di numerose pubblicazioni su importanti quotidiani giuridici on line, tra cui Studio Cataldi e Mia Consulenza; nel 2018 ha pubblicato il libro "Diritto delle armi, 20 sentenze utili". La sua Missione è "aiutare a risolvere problemi giuridici". Ritiene che il più grande capitale sia la risorsa umana e che il più grande investimento sia la conoscenza. Ha l'opportunità di servire persone in tutta Italia. I tratti caratteristici della sua azione sono: tattica, esperienza, perseveranza. coraggio, orientamento verso l'obiettivo.

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