Lunedì, 31 Agosto 2020 08:54

Armi e litigio con la moglie

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La domanda

Buongiorno vorrei chiedere informazioni: la Questura mi ha revocato la licenza di porto di fucile uso caccia. Ho la licenza da trent’anni senza avere avuto mai problemi. Questo a seguito di un intervento delle Forze di Polizia, su richiesta di mia moglie dopo un litigio in famiglia, nel corso del quale io, secondo quello che dice lei, avrei affermato che gliela facevo pagare se mi avesse fatto togliere le armi. La Questura si è convinta solo per questa frase. Mia moglie, però, dopo qualche settimana ha scritto una sua dichiarazione dicendo che la frase non era vera. A questo punto posso fare ricorso contro la revoca? Grazie.   

 

 

 

La risposta

Si.

Lei può presentare il ricorso al Tar nei sessanta giorni utili decorrenti dalla notificazione del provvedimento amministrativo.

 

Può presentare il ricorso se è vero che l’Amministrazione non ha tenuto in alcuna considerazione il fatto che la signora ha rilasciato la seconda dichiarazione, in cui afferma che la frase riportata prima non è veritiera.

 

Lei quindi potrà impugnare la revoca nella misura in cui la motivazione del provvedimento non è sufficiente a dare conto delle ragioni per cui deve essere ritenuto soggetto pericoloso o, comunque, non affidabile all’uso delle armi.

 

Ciò tanto più se nella revoca dovesse mancare un’adeguata valutazione sia del singolo episodio che della sua personalità, tale da spiegare il giudizio prognostico sulla sua sopravvenuta inaffidabilità.

 

A tutto questo si deve aggiungere che lei è titolare della licenza da oltre trent’anni nel corso dei quali non risulta avere avuto mai problemi; pertanto anche questo elemento deve essere opportunamente soppesato dalla Questura.

 

In generale, spesso assistiamo a casi come quello descritto dal nostro lettore: è bene prendere atto che le valutazioni dell’amministrazione, anche se sono indubbiamente discrezionali, devono pur sempre mantenere quel connotato di ragionevolezza che rende immune il provvedimento da eventuali critiche.

 

In sostanza, sebbene siano atti di elevato contenuto discrezionale, il diniego di rinnovo o la revoca del porto d'armi devono contenere una valutazione sulla personalità dell'interessato, idonea a giustificare l'esigenza cautelare di prevenire abusi nell'uso delle armi a tutela della privata e pubblica incolumità.

 

 

 

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Francesco Pandolfi

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Francesco Pandolfi AVVOCATO: Nel 1995 inizia la sua attività di avvocato; il 24.06.2010 acquisisce il patrocinio in Corte di Cassazione e Magistrature Superiori. Attualmente si occupa prevalentemente di diritto amministrativo, diritto militare, diritto delle armi, responsabilità medica, diritto delle assicurazioni. E' autore di numerose pubblicazioni su importanti quotidiani giuridici on line, tra cui Studio Cataldi e Mia Consulenza; nel 2018 ha pubblicato il libro "Diritto delle armi, 20 sentenze utili". La sua Missione è "aiutare a risolvere problemi giuridici". Ritiene che il più grande capitale sia la risorsa umana e che il più grande investimento sia la conoscenza. Ha l'opportunità di servire persone in tutta Italia. I tratti caratteristici della sua azione sono: tattica, esperienza, perseveranza. coraggio, orientamento verso l'obiettivo.

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