Mercoledì, 10 Novembre 2021 15:37

Armi: rifiuto di sottostare a controllo di polizia

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La domanda

Gentile avvocato, mi trovavo con mio fratello colto in data xxxx al termine di una battuta di caccia; secondo la Prefettura che mi ha revocato la licenza di porto di fucile e mi ha notificato un divieto di detenzione armi, mi sarei rifiutato -a detta loro- di sottostare ad un controllo di polizia, incorrendo così nei reati di resistenza a pubblico ufficiale, inosservanza dei provvedimenti dell’autorità e di rifiuto di indicazioni sull’identità personale. A me, però, risulta che non c’è stato alcun procedimento penale e nessun accertamento specifico su questi presunti fatti. Quindi, in definitiva, la Prefettura poteva fare quello che ha fatto a mio danno?

 

 

 

 

La risposta

No, da quanto dice non poteva farlo.

 

Da premettere che la risposta alla sua domanda viene data sul semplice quesito proposto, senza poter visionare eventuali documenti amministrativi relativi ai fatti lamentati, in quanto lei non ha trasmesso alcun atto o documento.

 

Detto questo in premessa, in ogni caso il fatto dal quale sono scaturiti entrambi i provvedimenti, di divieto e di revoca, pare del tutto insussistente.

 

In effetti risulta dal quesito che nessuna iniziativa è stata assunta dall’autorità giudiziaria che, benché raggiunta dalla segnalazione della notizia di reato, non ha proceduto ad alcuna iscrizione a suo carico.

 

Da questa circostanza deve desumersi l’irrilevanza penale delle condotte oggetto di contestazione a suo carico.

 

Insomma, da quanto emerge i due provvedimenti non sembrano sorretti dalla necessaria base motivazionale che invece in questi casi è richiesta.

 

In pratica sembrano fondati esclusivamente su fatti che, proprio perché non è stato tratto alcun elemento indiziario tale da giustificare l’apertura di un fascicolo d’indagine, non sono idonei (perché privi di pieno sostegno probatorio) a giustificare un giudizio di inaffidabilità e, in ogni caso, una prognosi sfavorevole circa il possibile uso illecito delle armi.

 

In conclusione: il ricorso al Tar per criticare i due provvedimenti e chiederne l’annullamento c’è tutto.

 

 

 

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Francesco Pandolfi

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Francesco Pandolfi AVVOCATO: Nel 1995 inizia la sua attività di avvocato; il 24.06.2010 acquisisce il patrocinio in Corte di Cassazione e Magistrature Superiori. Attualmente si occupa prevalentemente di diritto amministrativo, diritto militare, diritto delle armi, responsabilità medica, diritto delle assicurazioni. E' autore di numerose pubblicazioni su importanti quotidiani giuridici on line, tra cui Studio Cataldi e Mia Consulenza; nel 2018 ha pubblicato il libro "Diritto delle armi, 20 sentenze utili". La sua Missione è "aiutare a risolvere problemi giuridici". Ritiene che il più grande capitale sia la risorsa umana e che il più grande investimento sia la conoscenza. Ha l'opportunità di servire persone in tutta Italia. I tratti caratteristici della sua azione sono: tattica, esperienza, perseveranza. coraggio, orientamento verso l'obiettivo.

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