Mercoledì, 16 Agosto 2017 11:06

Detenzione armi: come vincere ricorso in Consiglio di Stato

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Come dimostrare la reale necessità di circolare armati per la difesa personale

 

Il caso

Prendiamo spunto dalla sentenza n. 2410 del 23 maggio 2017 del Consiglio di Stato.

La Prefettura nega all'interessato il rinnovo dell'autorizzazione al porto di pistola per difesa personale (posseduto da svariati anni).

Proposto il ricorso ed istruita la causa, in primo grado il Tar da subito ragione al ricorrente: in pratica nota che vi è una contraddizione tra i motivi di diniego e una nota della Questura, dove invece si conferma la necessità della persona di girare armata (art. 42 TULPS).

In appello accade la stessa cosa: il Consiglio di Stato rigetta le motivazioni del Ministero, accordando preferenza agli argomenti del ricorrente.

 

 

La soluzione della vicenda

Come anticipato, i Magistrati del secondo grado non condividono il ricorso ministeriale.

Vediamo il cuore dell'importante pronuncia, elencando per comodità i singoli argomenti utili per il lettore che si dovesse trovare in situazioni analoghe.

Primo argomento. La nota della Questura, anche se ha un valore non vincolante ai fini del decidere, in questo caso ha invece un grande valore, in quanto l'Autorità ha una conoscenza diretta dell'interessato e, comunque, ha un contenuto chiaro ed univoco, ragion per cui una qualsiasi decisione difforme da tale contenuto avrebbe richiesto una motivazione ben più articolata,

 

Secondo argomento. La persona ha spiegato in dettaglio le ragioni specifiche della sua attività imprenditoriale in quanto, dopo un preavviso di diniego, egli ha indicato tutti i fatti pregressi che ha dovuto subire: precisamente un tentativo di rapina e un'aggressione subita dalla moglie ad opera del vicino,

 

Terzo argomento. Questi elementi, dice il C.d.S, hanno un loro peso in quanto non sono correlati unicamente all'attività professionale, ma attengono all'incolumità personale dell'appellato e dei suoi familiari.

 

 

Conclusioni

Il pericolo attuale e concreto in cui si trova la persona interessata (e non solo il tipo di attività professionale rischiosa svolta dal ricorrente) suggerisce di rivedere i motivi del diniego ministeriale ed approfondire la questione in senso favorevole al privato.

 

 

Un consiglio

Quando si nota la contraddittorietà nelle motivazioni del diniego indurre la Prefettura, attraverso un buon ricorso amministrativo seguito dal favorevole parere dei giudici, a rivedere la propria posizione e valutazione.

Importante, quindi, è l'analisi di tutti i presupposti utili all'interessato, che si deve fare prima dell'eventuale ricorso con l'aiuto di un difensore preparato nella specifica e complessa materia: l'avvocato potrà infatti fornire precisi elementi di valutazione al suo cliente, anche in termini di probabilità di successo dell'azione.

 

 

Altre informazioni su questo argomento?

Contatta l'avv. Francesco Pandolfi

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Letto 1069 volte Ultima modifica il Domenica, 05 Novembre 2017 18:57
Francesco Pandolfi

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Nel 1995 inizia la sua attività di avvocato; il 24.06.2010 acquisisce il patrocinio in Corte di Cassazione e Magistrature Superiori.

Attualmente si occupa di diritto amministrativo, diritto militare, diritto delle armi, responsabilità medica, diritto penale.
E' autore di numerose pubblicazioni su importanti quotidiani giuridici; in particolare ha approfondito la materia del diritto militare nelle aree disciplinari, giuslavoristiche, penali e amministrative. 
In diritto del lavoro segue da 10 anni il contenzioso dei lavoratori trimestrali contro Poste Italiane spa.

La sua Missione è "aiutare a risolvere problemi giuridici". Ritiene che il più grande capitale sia la risorsa umana e che il più grande investimento sia la conoscenza. Ha l'opportunità di servire persone in tutta Italia; la sua profonda passione per il lavoro lo porta ad assistere e difendere davanti ogni Corte nel Paese.

I tratti caratteristici della sua azione difensiva sono: tattica, esperienza, perseveranza. coraggio, focus verso l'obiettivo.

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