Mercoledì, 24 Luglio 2019 07:52

Sentenza di assoluzione e divieto detenzione armi

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Un vecchissimo divieto di detenzione armi, basato all’origine su un procedimento penale poi concluso con una sentenza pienamente assolutoria, non ha più alcuna ragione di essere mantenuto e deve essere rimosso nel caso non siano sopraggiunti altri elementi ostativi.

 

 

Ti chiederai: se mi trovassi in una situazione del genere come dovrei muovermi per chiedere al Ministero dell’Interno e, dunque, al Prefetto, la rimozione del divieto?

La sentenza penale di assoluzione, che chiude il processo penale, è veramente titolo per smontare il provvedimento amministrativo?

Ebbene, la risposta è si.

 

 

La conferma arriva dalla normativa e da alcune sentenze dei tribunali, tra le quali segnaliamo la n. 1188/19 della Prima Sezione del Tar Palermo, non appellata.

In generale, la vicenda giudiziaria penale è pur sempre un inquinante sul fronte amministrativo per tutto quanto attiene al discorso armi.

L’Autorità può infatti trarre da quella vicenda tutta una serie di elementi e di convincimenti sull’affidabilità e/o pericolosità di quella persona.

Dunque, la prima cosa da considerare, in presenza di una situazione come questa, è il decorso del tempo dalla conclusione della causa penale con la sentenza assolutoria.

 

 

Se si vengono a sommare da una parte la sentenza di assoluzione e, dall’altra, lo scorrere del tempo dal divieto, è evidente che questi due fattori non possono essere ignorati dalla Prefettura per procedere al favorevole riesame dell’istanza con la quale si chiede la revoca del già citato divieto.

Non è, dunque, sufficiente per l’Amministrazione invocare il precedente e remoto divieto; piuttosto deve procedere ad una concreta prognosi che tenga conto di tale evento ma anche della condotta tenuta dall’interessato nell’ampio lasso di tempo successivo al fatto.

 

 

In pratica, l’Autorità deve essere in grado di mettere nero su bianco la persistenza degli indici concreti sull’eventuale ed attuale pericolosità o inaffidabilità della persona interessata sull’uso delle armi.

La rimozione del divieto passa dunque per la fase dove l’amministrazione tiene conto di tutto questo; è evidente che se il Ministero dovesse persistere nel proprio atteggiamento negativo, si aprirà allora per forza la strada del ricorso.

Per tornare un attimo sul caso preso come spunto per il commento, l’amministrazione ha riscontrato l’istanza del ricorrente (riproposta dopo oltre 30 anni dal precedente divieto e a valle di una sentenza ampiamente assolutoria rispetto ai fatti allora valutati come ostativi) laconicamente affermando che “…non risultano motivi utili a riconsiderare le valutazioni di quest’ufficio e, pertanto si conferma il provvedimento di divieto di detenzione di armi e munizioni del 1984”.

Agli occhi dei Magistrati, questa specie di motivazione è apparsa giustamente come una mera clausola di stile e, dunque, del tutto inappropriata.

 

 

Altre informazioni?

Avv. Francesco Pandolfi

3286090590

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Francesco Pandolfi

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Francesco Pandolfi AVVOCATO: Nel 1995 inizia la sua attività di avvocato; il 24.06.2010 acquisisce il patrocinio in Corte di Cassazione e Magistrature Superiori. Attualmente si occupa prevalentemente di diritto amministrativo, diritto militare, diritto delle armi, responsabilità medica, diritto delle assicurazioni. E' autore di numerose pubblicazioni su importanti quotidiani giuridici on line, tra cui Studio Cataldi e Mia Consulenza; nel 2018 ha pubblicato il libro "Diritto delle armi, 20 sentenze utili". La sua Missione è "aiutare a risolvere problemi giuridici". Ritiene che il più grande capitale sia la risorsa umana e che il più grande investimento sia la conoscenza. Ha l'opportunità di servire persone in tutta Italia. I tratti caratteristici della sua azione sono: tattica, esperienza, perseveranza. coraggio, orientamento verso l'obiettivo.


Francesco Pandolfi COACH: la formazione parte dal 1998; tanti i corsi frequentati con docenti a livello internazionale; tra questi si annoverano training specifici sulla comunicazione efficace, p.n.l., psicologia, ipnosi, motivazione ecc. Attualmente si occupa di coaching one to one, seguendo i propri Assistiti (personalmente con incontri diretti o a distanza, tramite Skype) con percorsi studiati su misura in base agli obiettivi che il Cliente desidera raggiungere in qualsiasi settore (esempio: percorsi scolastici a tutti i livelli, programmi alimentari, attività lavorativa ecc...). L'attività intellettuale del coach è disciplinata dalla Legge n. 4 del 14.01.2013 entrata in vigore il 10.02.2013, che detta disposizioni in materia di professioni non organizzate in ordini o collegi.


Francesco Pandolfi MAESTRO: la formazione come praticante, poi come allenatore, istruttore e maestro di Karate Tradizionale ha inizio nel 1982; gli insegnamenti in questa disciplina provengono essenzialmente da Hiroshi Shirai e Taiji Kase, Maestri giapponesi riconosciuti come depositari nel mondo della versione autentica ed originale dell'arte marziale. Il Karate tradizionale è un'attività che mira a formare il carattere della persona, il corpo e lo spirito, attraverso l'allenamento fisico; si tratta di tecniche di autodifesa senza armi che possono supportare una persona attaccata a distanza, la quale viene posta nelle condizioni di difendersi anche utilizzando un solo colpo risolutivo. Le sedute di allenamento sono incentrate sulla preparazione atletica, il kihon, il kata, il kumite, la meditazione e le pratiche di rilassamento.

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