Martedì, 05 Settembre 2017 08:19

Promotore finanziario furbo: la banca restituisce sempre il maltolto?

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La consegna del denaro al promotore

Sempre sulla falsariga del post che troviamo oggi pubblicato:

vedi: promotore finanziario ruba parecchio: come farsi risarcire dalla banca

vogliamo soffermarci questa volta sull’aspetto della modalità di consegna delle somme (risparmiate) al promotore.

La banca infatti, se citata in giudizio dai proprietari / vittime del promotore troppo scaltro, potrebbe utilizzare come argomento difensivo il fatto che il cliente gli ha consegnato le somme senza seguire il “protocollo” previsto per questo tipo di operazione.

Un argomento formalistico, per così dire, che però non incontrerebbe il favore dei giudici, così come si è verificato in occasione della causa poi conclusasi con la sentenza n. 2541/2017 della già segnalata Corte di Appello di Napoli. 

 

La responsabilità oggettiva della banca

Come già anticipato, anche questo aspetto della vicenda è tratto dalla sentenza n. 2541 dell’11 maggio 2017 della Corte di Appello di Napoli, sezione civile terza bis.

La società di intermediazione finanziaria è stata chiamata a rispondere dell’illecito commesso dal suo promotore, dal momento che c’è stata la dimostrazione chiara di un legame tra l’operazione da lui posta in essere ed esecuzione del mandato dell’istituzione di appartenenza.

Ora, il fatto che il cliente abbia consegnato l’importo senza seguire pari pari il dettato dell’intermediario finanziario, non ha un grosso significato per la Magistratura.

In buona sostanza: anche la consegna di denaro con modalità diversa da quella prescritta dalle regole e dalla prassi, fa si che la banca risponda ugualmente dell’illecito del proprio collaboratore / promotore.

Stiamo parlando, dice la Corte, di vera e propria “responsabilità oggettiva” dell’istituto, connessa al ben noto rischio d’impresa, del tutto indipendente da eventuali indagini su colpa o dolo del preponente di chi conferisce l’investimento.

 

 

Cosa fare in situazioni analoghe

L’elemento importante, sottolineato a chiare note dalla Corte di Appello, è che l’incarico svolto dal promotore abbia determinato una situazione tale rendere possibile l’illecito.

Egli deve aver agito nell’espletamento delle sue funzioni.

In definitiva: la società di intermediazione risponderà sempre dell’illecito commesso a danno di un terzo, dal suo promotore, tutte le volte che questi lo ha commesso in questa veste.

 

 

Altre informazioni su questo argomento?

Contatta la Redazione, oppure l’avv. Francesco Pandolfi

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Letto 2278 volte Ultima modifica il Domenica, 05 Novembre 2017 18:23
Francesco Pandolfi

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Francesco Pandolfi AVVOCATO: Nel 1995 inizia la sua attività di avvocato; il 24.06.2010 acquisisce il patrocinio in Corte di Cassazione e Magistrature Superiori. Attualmente si occupa prevalentemente di diritto amministrativo, diritto militare, diritto delle armi, responsabilità medica, diritto delle assicurazioni. E' autore di numerose pubblicazioni su importanti quotidiani giuridici on line, tra cui Studio Cataldi e Mia Consulenza; nel 2018 ha pubblicato il libro "Diritto delle armi, 20 sentenze utili". La sua Missione è "aiutare a risolvere problemi giuridici". Ritiene che il più grande capitale sia la risorsa umana e che il più grande investimento sia la conoscenza. Ha l'opportunità di servire persone in tutta Italia. I tratti caratteristici della sua azione sono: tattica, esperienza, perseveranza. coraggio, orientamento verso l'obiettivo.


Francesco Pandolfi COACH: la formazione parte dal 1998; tanti i corsi frequentati con docenti a livello internazionale; tra questi si annoverano training specifici sulla comunicazione efficace, p.n.l., psicologia, ipnosi, motivazione ecc. Attualmente si occupa di coaching one to one, seguendo i propri Assistiti (personalmente con incontri diretti o a distanza, tramite Skype) con percorsi studiati su misura in base agli obiettivi che il Cliente desidera raggiungere in qualsiasi settore (esempio: percorsi scolastici a tutti i livelli, programmi alimentari, attività lavorativa ecc...). L'attività intellettuale del coach è disciplinata dalla Legge n. 4 del 14.01.2013 entrata in vigore il 10.02.2013, che detta disposizioni in materia di professioni non organizzate in ordini o collegi.


Francesco Pandolfi MAESTRO: la formazione come praticante, poi come allenatore, istruttore e maestro di Karate Tradizionale ha inizio nel 1982; gli insegnamenti in questa disciplina provengono essenzialmente da Hiroshi Shirai e Taiji Kase, Maestri giapponesi riconosciuti come depositari nel mondo della versione autentica ed originale dell'arte marziale. Il Karate tradizionale è un'attività che mira a formare il carattere della persona, il corpo e lo spirito, attraverso l'allenamento fisico; si tratta di tecniche di autodifesa senza armi che possono supportare una persona attaccata a distanza, la quale viene posta nelle condizioni di difendersi anche utilizzando un solo colpo risolutivo. Le sedute di allenamento sono incentrate sulla preparazione atletica, il kihon, il kata, il kumite, la meditazione e le pratiche di rilassamento.

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