Martedì, 05 Settembre 2017 07:56

Promotore finanziario ruba parecchio: come farsi risarcire dalla banca?

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 la società di intermediazione risponde dell’illecito commesso dal promotore

 

C’è promotore e promotore

Diciamo la verità: quante volte la cronaca ci ha riportato notizie di promotori finanziari, o sedicenti tali, che hanno ricevuto ingenti somme (risparmi) dai loro clienti e non le hanno investite, scegliendo di “intascarsele”?

Tante sicuramente: negli ultimi anni sono a decine le notizie di questo tipo, così come le radiazioni dei promotori “infedeli”.

Ovviamente non tutti i promotori appartengono alla categoria del furbetti: la stragrande maggioranza è composta da professionisti seri ed avveduti.

In generale, quando purtroppo si verificano casi del genere, esistono contromisure atte a riparare il danno, per così dire.

Scopriamo insieme quindi, con l’aiuto di una sentenza, come fare per avere questo risarcimento. 

 

Il caso

E’ tratto dalla sentenza n. 2541 dell’11 maggio 2017 della Corte di Appello di Napoli, sezione civile terza bis.

Sentenza interessante, dove la società di intermediazione finanziaria è stata chiamata a rispondere dell’illecito commesso dal suo promotore, dal momento che c’è stata la dimostrazione chiara di un legame tra l’operazione da lui posta in essere ed esecuzione del mandato dell’istituzione di appartenenza.

In pratica è stato provato che l’attività del promotore è stata svolta per conto della mandante intermediaria: il promotore infedele intasca qualcosa come 270 mila euro o poco più, facendoli letteralmente sparire dal portafoglio risparmi del malcapitato cliente.

 

 

La condizione per avere il risarcimento

E’ presto detto: se quello è il principio,

  • per aver il giusto ristoro ciò che serve è dimostrare in causa che il professionista ha commesso l’illecito agendo in qualità di promotore.

Niente altro.

Servirà a poco l’opposizione della banca / intermediaria finanziaria se cercasse di dimostrare che, in realtà, il suo collaboratore ha agito “extra mandato”, cioè al di fuori dei compiti affidati dall’istituto.

 

 

Cosa fare in situazioni analoghe

E’ del tutto evidente che una circostanza del genere non la auguriamo a nessuno.

Tuttavia, se per puro accidente dovesse capitare una “figura” professionale di questo tipo, il rimedio è quello di agire contro l’intermediario finanziario sfruttando il principio qui indicato, con riferimento anche alla pronuncia della Corte di Appello.

In definitiva: la società di intermediazione risponde sempre dell’illecito commesso a danno di un terzo, dal suo promotore, tutte le volte che questi lo ha commesso in questa veste.

 

 

Altre informazioni su questo argomento?

Contatta la Redazione, oppure l’avv. Francesco Pandolfi

3286090590

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Letto 2672 volte Ultima modifica il Domenica, 05 Novembre 2017 18:23
Francesco Pandolfi

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Francesco Pandolfi AVVOCATO: Nel 1995 inizia la sua attività di avvocato; il 24.06.2010 acquisisce il patrocinio in Corte di Cassazione e Magistrature Superiori. Attualmente si occupa prevalentemente di diritto amministrativo, diritto militare, diritto delle armi, responsabilità medica, diritto delle assicurazioni. E' autore di numerose pubblicazioni su importanti quotidiani giuridici on line, tra cui Studio Cataldi e Mia Consulenza; nel 2018 ha pubblicato il libro "Diritto delle armi, 20 sentenze utili". La sua Missione è "aiutare a risolvere problemi giuridici". Ritiene che il più grande capitale sia la risorsa umana e che il più grande investimento sia la conoscenza. Ha l'opportunità di servire persone in tutta Italia. I tratti caratteristici della sua azione sono: tattica, esperienza, perseveranza. coraggio, orientamento verso l'obiettivo.


Francesco Pandolfi COACH: la formazione parte dal 1998; tanti i corsi frequentati con docenti a livello internazionale; tra questi si annoverano training specifici sulla comunicazione efficace, p.n.l., psicologia, ipnosi, motivazione ecc. Attualmente si occupa di coaching one to one, seguendo i propri Assistiti (personalmente con incontri diretti o a distanza, tramite Skype) con percorsi studiati su misura in base agli obiettivi che il Cliente desidera raggiungere in qualsiasi settore (esempio: percorsi scolastici a tutti i livelli, programmi alimentari, attività lavorativa ecc...). L'attività intellettuale del coach è disciplinata dalla Legge n. 4 del 14.01.2013 entrata in vigore il 10.02.2013, che detta disposizioni in materia di professioni non organizzate in ordini o collegi.


Francesco Pandolfi MAESTRO: la formazione come praticante, poi come allenatore, istruttore e maestro di Karate Tradizionale ha inizio nel 1982; gli insegnamenti in questa disciplina provengono essenzialmente da Hiroshi Shirai e Taiji Kase, Maestri giapponesi riconosciuti come depositari nel mondo della versione autentica ed originale dell'arte marziale. Il Karate tradizionale è un'attività che mira a formare il carattere della persona, il corpo e lo spirito, attraverso l'allenamento fisico; si tratta di tecniche di autodifesa senza armi che possono supportare una persona attaccata a distanza, la quale viene posta nelle condizioni di difendersi anche utilizzando un solo colpo risolutivo. Le sedute di allenamento sono incentrate sulla preparazione atletica, il kihon, il kata, il kumite, la meditazione e le pratiche di rilassamento.

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