Mercoledì, 06 Settembre 2017 06:19

Lavoro e parità di trattamento: obesità è discriminazione?

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In questo articolo:

  • Obesità in Italia e nel Mondo.

  • Il lavoratore obeso secondo le norme europee.

  • IMC: i dubbi di sempre su questo sistema di misurazione.

  • Obesità e appartenenti alle Forze Armate.

  • Evitare le discriminazioni sul lavoro.

 

Obesità in Italia e nel Mondo

L’obesità è l’accumulo di tessuto adiposo che può influire negativamente sullo stato di salute di una persona che lavora, causando un aumento nella morbilità e nella mortalità.

L’incidenza dell’obesità è in crescita.

I dati riportano come nel mondo oltre 1 miliardo di persone adulte siano in sovrappeso e più di 310 milioni siano obese.

Anche in Italia l’obesità rappresenta un fenomeno allarmante.

Negli adulti l’eccesso di peso corporeo viene frequentemente valutato attraverso l’Indice di Massa Corporea (calcolato dividendo il peso corporeo in chilogrammi per il quadrato dell'altezza in metri). 

 

Il lavoratore obeso secondo le norme europee

L’obesità non è un handicap in senso assoluto, ma può diventarlo facilmente. Un problema di rilevanza sociale, che è giunto anche sui tavoli della Corte EU.

Un cenno va fatto alla Corte di Giustizia dell'Unione europea, Sezione 4, precisamente alla sentenza 18 dicembre 2014, n. 354/13.

Tra le pagine della sentenza si legge che la direttiva 2000/78/CE del Consiglio, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro, va interpretata nel senso che lo stato di obesità di un lavoratore (ogni lavoratore, appartenente a qualunque categoria o ente) è un handicap, ai sensi di tale direttiva, se determina una limitazione risultante da:  

  • menomazioni fisiche,
  • menomazioni mentali,
  • menomazioni psichiche durature,

che, interagendo con altre barriere di diversa natura, può ostacolare la piena ed effettiva partecipazione della persona interessata alla vita professionale su un piano di uguaglianza con gli altri lavoratori.

In pratica, la condizione di obeso di un dipendente si trasforma in vero e proprio handicap (come tale meritevole di tutte le tutele che la legge appronta per questi soggetti) se le limitazioni descritte sono correlate ad altri ostacoli dell’ambiente esterno: cosa che può risolversi in un danno per il lavoratore, in quanto riduce e condiziona pesantemente la sua vita professionale rispetto ad altri colleghi.

 

 

IMC: i dubbi di sempre sul sistema di misurazione

Non è semplice gestire questo problema.

In molti ritengono che la condizione di obeso sia misurabile con indici e formule.

L'indice di massa corporea (abbreviato IMC o BMI, dall'inglese body mass index) è, per esempio, un dato biometrico espresso come rapporto tra peso e quadrato dell' altezza di un individuo ed è utilizzato come un indicatore dello stato di peso forma (fonte: Wikipedia).

Questo indice è stato di frequente utilizzato in maniera grossolana, in quanto spesso non integrato da altri fattori come:

  • il sesso,
  • la larghezza delle spalle,
  • la larghezza ossea del bacino,
  • la circonferenza cranica,
  • il rapporto tra lunghezza delle gambe e lunghezza del tronco,
  • la corporatura di tipo tendenzialmente muscoloso o flaccido,
  • la percentuale di massa grassa,
  • la percentuale di massa magra del soggetto (fonte: Wikpedia).

 

 

Obesità e appartenenti alle Forze Armate

Come altri ambienti di lavoro, anche le Forze Armate non sono immuni da questo complesso problema.

Ad esempio, in casi di obesità persistente in trattamento i Dirigenti del Servizio Sanitario possono decidere di inviare in Commissione Medica i (pazienti) militari in sovrappeso, al fine di valutare la loro idoneità o meno al servizio. 

C’è il rischio del congedo.

Problemi si pongono, però, con la metodica di valutazione di tali parametri e con il fatto che questi dipendenti vengono spesso abbandonati a loro stessi per via dei continui fallimenti dietologici e/o per l’assenza di un vero e costante presidio terapeutico approntato in loro aiuto.

Problemi che sono stati sollevati davanti più sedi, non ultima quella istituzionale, come lo testimonia tra l’altro un’interrogazione parlamentare di On Zaccagnini Adriano (Interrogazione a risposta orale 3-02041, 23 febbraio 2016, seduta 575).

 

 

Evitare le discriminazioni sul lavoro

Ciò che importa, per evitare le discriminazioni descritte in sede europea, è che la valutazione attenta di ciascun lavoratore si basi sulla specificità, unicità ed irripetibilità della persona.

Valutazione che non può essere ricondotta esclusivamente a schemi, formule, indici e parametri adottati per classi omogenee.

Pena la violazione di fondamentali principi di diritto posti a presidio della dignità umana:

  • parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro,
  • divieto di ogni discriminazione fondata su un qualsiasi handicap.

 

 

Altre informazioni su questo argomento?

Contatta la Redazione, oppure l’avv. Francesco Pandolfi

3286090590

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Letto 2643 volte Ultima modifica il Domenica, 05 Novembre 2017 18:22
Francesco Pandolfi

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Francesco Pandolfi AVVOCATO: Nel 1995 inizia la sua attività di avvocato; il 24.06.2010 acquisisce il patrocinio in Corte di Cassazione e Magistrature Superiori. Attualmente si occupa prevalentemente di diritto amministrativo, diritto militare, diritto delle armi, responsabilità medica, diritto delle assicurazioni. E' autore di numerose pubblicazioni su importanti quotidiani giuridici on line, tra cui Studio Cataldi e Mia Consulenza; nel 2018 ha pubblicato il libro "Diritto delle armi, 20 sentenze utili". La sua Missione è "aiutare a risolvere problemi giuridici". Ritiene che il più grande capitale sia la risorsa umana e che il più grande investimento sia la conoscenza. Ha l'opportunità di servire persone in tutta Italia. I tratti caratteristici della sua azione sono: tattica, esperienza, perseveranza. coraggio, orientamento verso l'obiettivo.


Francesco Pandolfi COACH: la formazione parte dal 1998; tanti i corsi frequentati con docenti a livello internazionale; tra questi si annoverano training specifici sulla comunicazione efficace, p.n.l., psicologia, ipnosi, motivazione ecc. Attualmente si occupa di coaching one to one, seguendo i propri Assistiti (personalmente con incontri diretti o a distanza, tramite Skype) con percorsi studiati su misura in base agli obiettivi che il Cliente desidera raggiungere in qualsiasi settore (esempio: percorsi scolastici a tutti i livelli, programmi alimentari, attività lavorativa ecc...). L'attività intellettuale del coach è disciplinata dalla Legge n. 4 del 14.01.2013 entrata in vigore il 10.02.2013, che detta disposizioni in materia di professioni non organizzate in ordini o collegi.


Francesco Pandolfi MAESTRO: la formazione come praticante, poi come allenatore, istruttore e maestro di Karate Tradizionale ha inizio nel 1982; gli insegnamenti in questa disciplina provengono essenzialmente da Hiroshi Shirai e Taiji Kase, Maestri giapponesi riconosciuti come depositari nel mondo della versione autentica ed originale dell'arte marziale. Il Karate tradizionale è un'attività che mira a formare il carattere della persona, il corpo e lo spirito, attraverso l'allenamento fisico; si tratta di tecniche di autodifesa senza armi che possono supportare una persona attaccata a distanza, la quale viene posta nelle condizioni di difendersi anche utilizzando un solo colpo risolutivo. Le sedute di allenamento sono incentrate sulla preparazione atletica, il kihon, il kata, il kumite, la meditazione e le pratiche di rilassamento.

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