Domenica, 04 Febbraio 2018 16:17

Carabina ad aria compressa: "porto di arma" e "detenzione di arma" sono la stessa cosa?

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La risposta è NO e a ribadirlo è la Cassazione.

 

 Si tratta di un chiarimento che la Corte di Cassazione penale ha ritenuto necessario dopo una sentenza della Corte di Appello che aveva ritenuto la detenzione della carabina ad aria compressa calibro 4,5 mm -nell'abitazione dell'imputato- riconducibile alla fattispecie contravvenzionale di cui alla L. n. 110 del 1975 art. 4.

 

 

Che cosa è successo:

Partiamo dalla situazione nel processo penale:  

con sentenza del 2014 la Corte d'appello aveva parzialmente confermato la sentenza del Gip del Tribunale dello stesso anno, con la quale l'imputato era stato condannato, all'esito di un giudizio abbreviato, per:

  1. a) detenzione a fine di spaccio di marijuana;
  2. b) per detenzione di un'arma comune da sparo (carabina ad aria compressa calibro 4,5 mm, non punzonata e priva di marca);
  3. c) spaccio di marijuana in più occasioni a soggetti non identificati.

Il Gip aveva ritenuto la continuazione fra i fatti di cui ai capi a) e c) e, concesse le circostanze attenuanti generiche, aveva condannato l'imputato per tali capi alla pena di due anni, dieci mesi di reclusione ed Euro 14.000,00 di multa e, per il capo b), alla pena di quattro mesi di reclusione ed Euro 1000,00 di multa, complessivamente condannando l'imputato alla pena di tre anni, due mesi di reclusione ed Euro 15.000,00 di multa, oltre confisca.

La Corte d'appello riduceva la pena complessivamente inflitta per i reati di cui ai capi a) e c) a due anni e due mesi di reclusione ed Euro 10.000,00 di multa e, riqualificato il reato di cui al capo b) ai sensi della L. n. 110/75 art. 4, commi 1 e 3, rideterminava la pena inflitta per tale reato in quattro mesi di arresto ed Euro 1000,00 di ammenda, confermando nel resto la sentenza impugnata.

 

 

Che dice la Cassazione:

La sentenza della Corte di Cassazione è la n. 13225 del 01.04.2016, Sezione 3 penale.

La Corte parte da questa riflessione.

La Corte d'appello ha ritenuto che la detenzione della carabina ad aria compressa, calibro 4,5 mm, nell'abitazione dell'imputato fosse riconducibile alla fattispecie contravvenzionale di cui alla L. n. 110/75 art. 4, evidenziando che le armi ad emissione di gas o ad aria compressa che sviluppano un'energia cinetica inferiore a 7,5 joule, pur essendo escluse dalla categoria delle armi comuni da sparo, rientrano nella più ampia categoria delle armi, cui fa riferimento l'articolo 4 in questione.

La conseguenza di ciò sarebbe che il porto ingiustificato delle stesse integri la fattispecie incriminatrice prevista da questa disposizione.  

 

 

A questo punto, però, la soluzione.

Il richiamato articolo 4, non a caso intitolato "Porto di armi od oggetti atti ad offendere" punisce, però, il solo porto di armi od oggetti atti ad offendere al di fuori della propria abitazione o delle appartenenze di essa.

Non si riferisce, invece, alla semplice detenzione di tali armi all'interno dell'abitazione, che resta, dunque, priva di sanzione penale.

La conseguenza è che la sentenza impugnata va annullata senza rinvio sulla questione della contravvenzione di cui alla L. n. 110/75 art. 4, perché il fatto non sussiste, con eliminazione della relativa pena di quattro mesi di arresto ed Euro 1000,00 di ammenda.

 

 ______________________________________________________________________________________

Articolo 4
Porto di armi od oggetti atti ad offendere.

Salve le autorizzazioni previste dal terzo comma dell'articolo 42 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza 18 giugno 1931, numero 773, e successive modificazioni, non possono essere portati, fuori della propria abitazione o delle appartenenze di essa, armi, mazze ferrate o bastoni ferrati, sfollagente, noccoliere.
Senza giustificato motivo, non possono portarsi, fuori della propria abitazione o delle appartenenze di essa, bastoni muniti di puntale acuminato, strumenti da punta o da taglio atti ad offendere, mazze, tubi, catene, fionde, bulloni, sfere metalliche, nonché qualsiasi altro strumento non considerato espressamente come arma da punta o da taglio, chiaramente utilizzabile, per le circostanze di tempo e di luogo, per l'offesa alla persona.
Il contravventore è punito con l'arresto da un mese ad un anno e con l'ammenda da lire 100.000 a lire 400.000. Nei casi di lieve entità, riferibili al porto dei soli oggetti atti ad offendere, può essere irrogata la sola pena dell'ammenda.
E' vietato portare armi nelle riunioni pubbliche anche alle persone munite di licenza. Il trasgressore è punito con l'arresto da quattro a diciotto mesi e con l'ammenda da lire 200.000 a lire 800.000. La pena è dell'arresto da uno a tre anni e dell'ammenda da lire 400.000 a lire 800.000 quando il fatto è commesso da persona non munita di licenza.
Chiunque, all'infuori dei casi previsti nel comma precedente, porta in una riunione pubblica uno strumento ricompreso tra quelli indicati nel primo o nel secondo comma, è punito con l'arresto da due a diciotto mesi e con l'ammenda da lire 200.000 a lire 800.000.
La pena è raddoppiata nei casi in cui le armi o gli altri oggetti di cui ai precedenti commi sono usati al fine di compiere reati. Tuttavia tale aumento non si applica quando l'uso stesso costituisce un'aggravante specifica per il reato commesso.
Gli ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria devono procedere all'arresto di chiunque sia colto in flagranza di trasgressione alle norme dei precedenti commi quarto e quinto (1).
Con la condanna deve essere disposta la confisca delle armi e degli altri oggetti atti ad offendere.
Sono abrogati l'articolo 19 e il primo e secondo comma dell'articolo 42 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni.
Non sono considerate armi ai fini delle disposizioni penali di questo articolo le aste di bandiere, dei cartelli e degli striscioni usate nelle pubbliche manifestazioni e nei cortei, né gli altri oggetti simbolici usati nelle stesse circostanze, salvo che non vengano adoperati come oggetti contundenti.

 

 

 

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Letto 9026 volte Ultima modifica il Domenica, 04 Febbraio 2018 16:26
Francesco Pandolfi

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Francesco Pandolfi AVVOCATO: Nel 1995 inizia la sua attività di avvocato; il 24.06.2010 acquisisce il patrocinio in Corte di Cassazione e Magistrature Superiori. Attualmente si occupa prevalentemente di diritto amministrativo, diritto militare, diritto delle armi, responsabilità medica, diritto delle assicurazioni. E' autore di numerose pubblicazioni su importanti quotidiani giuridici on line, tra cui Studio Cataldi e Mia Consulenza; nel 2018 ha pubblicato il libro "Diritto delle armi, 20 sentenze utili". La sua Missione è "aiutare a risolvere problemi giuridici". Ritiene che il più grande capitale sia la risorsa umana e che il più grande investimento sia la conoscenza. Ha l'opportunità di servire persone in tutta Italia. I tratti caratteristici della sua azione sono: tattica, esperienza, perseveranza. coraggio, orientamento verso l'obiettivo.


Francesco Pandolfi COACH: la formazione parte dal 1998; tanti i corsi frequentati con docenti a livello internazionale; tra questi si annoverano training specifici sulla comunicazione efficace, p.n.l., psicologia, ipnosi, motivazione ecc. Attualmente si occupa di coaching one to one, seguendo i propri Assistiti (personalmente con incontri diretti o a distanza, tramite Skype) con percorsi studiati su misura in base agli obiettivi che il Cliente desidera raggiungere in qualsiasi settore (esempio: percorsi scolastici a tutti i livelli, programmi alimentari, attività lavorativa ecc...). L'attività intellettuale del coach è disciplinata dalla Legge n. 4 del 14.01.2013 entrata in vigore il 10.02.2013, che detta disposizioni in materia di professioni non organizzate in ordini o collegi.


Francesco Pandolfi MAESTRO: la formazione come praticante, poi come allenatore, istruttore e maestro di Karate Tradizionale ha inizio nel 1982; gli insegnamenti in questa disciplina provengono essenzialmente da Hiroshi Shirai e Taiji Kase, Maestri giapponesi riconosciuti come depositari nel mondo della versione autentica ed originale dell'arte marziale. Il Karate tradizionale è un'attività che mira a formare il carattere della persona, il corpo e lo spirito, attraverso l'allenamento fisico; si tratta di tecniche di autodifesa senza armi che possono supportare una persona attaccata a distanza, la quale viene posta nelle condizioni di difendersi anche utilizzando un solo colpo risolutivo. Le sedute di allenamento sono incentrate sulla preparazione atletica, il kihon, il kata, il kumite, la meditazione e le pratiche di rilassamento.

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