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Lunedì, 28 Maggio 2018 16:23

Armi: quali condotte non compromettono l'affidabilità?

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Le condotte che non compromettono l'affidabilità sono diverse.

 

Il principio generale

è che non tutti i fatti (penalmente) rilevanti hanno un significato in materia di armi.

Senza ripercorrere le lunghe e complicate sentenze su questo delicato argomento, mi limito a mettere giù un po’ di spunti su  queste condotte, in modo da rendere facile la consultazione ed un eventuale pronto uso delle informazioni.

Allora, se ti interessa saperne di più prenditi cinque minuti e leggi questo post: i dati che troverai potrebbero tornarti utili o magari, parlandone, potresti comunicarli a qualche amico che si trova o si è trovato in difficoltà in questa materia.

 

La cosa da ricordare a monte è questa:

se ci sono reati commessi proprio mediante l'uso o l'abuso delle armi, l'inaffidabilità della persona è scontata: in un caso del genere i provvedimenti ostativi non richiedono neppure una specifica motivazione.

Passando invece alle condotte che non hanno un’incidenza sull’affidabilità, bisogna sapere che quanto più ci si allontana dall’ipotesi prima descritta, tanto più esauriente dovrà essere la motivazione del diniego amministrativo.

 

 

Andiamo dunque sul pratico e vediamo che non compromettono l'affidabilità le seguenti condotte:

quelle che per loro natura, per la loro occasionalità, per la loro distanza nel tempo o per altri giustificati motivi non incidono attualmente sull'affidabilità del soggetto interessato al rilascio del titolo di polizia: in questi casi è necessario che il provvedimento con cui viene disposto il diniego sia fondato su una valutazione del comportamento complessivo del soggetto interessato.

In materia di autorizzazioni di polizia, quindi, l'Amministrazione, pur esprimendo una valutazione discrezionale circa il requisito della non affidabilità del privato, non può prescindere, nei provvedimenti di diniego da una congrua ed adeguata istruttoria, della quale dar conto in motivazione.

Questo per evidenziare le circostanze di fatto che farebbero ritenere il soggetto richiedente pericoloso o comunque capace di abusi con la conseguenza che "qualora si tratti di denunce penali ovvero di segnalazioni della Autorità di P.S. l'Amministrazione non può limitarsi a richiamarle acriticamente, od a trarre dalle stesse un automatico giudizio negativo, ma deve operare un'autonoma valutazione dei fatti che ne sono alla base".

I principi e le regole sopra illustrate sono state ampiamente utilizzate, ad esempio, in occasione di un processo amministrativo tenuto davanti il Tar Napoli, concluso con la sentenza n. 3144 dell’11.05.2018 favorevole per l’interessato (che ha impugnato il decreto della Questura di diniego al rilascio della licenza di porto di fucile, vincendo la causa, discutendo di vecchie ipotesi di reato -mai accertate per la verità con sentenza penale passata in giudicato- e riferite a minacce, ingiurie e diffamazione).

 

 

Da sapere

Le cause amministrative in materia di armi non sono certo cosa semplice: spesso i ricorsi degli interessati debbono superare molti ostacoli, primo fra tutti quello rappresentato dalla discrezionalità in mano al Ministero dell’Interno.

Questo non significa però che queste cause siano da evitare; al contrario in altrettante circostanze (come quella della sentenza 3144/18) la Magistratura, accogliendo i ricorsi, mette bene in evidenza che gli interessi della persona non possono essere calpestati o trascurati così facilmente dal potere amministrativo della controparte.

 

Altre informazioni su questo argomento?
Contatta l’avv. Francesco Pandolfi
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Letto 3258 volte Ultima modifica il Lunedì, 28 Maggio 2018 16:34
Francesco Pandolfi

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Nel 1995 inizia la sua attività di avvocato; il 24.06.2010 acquisisce il patrocinio in Corte di Cassazione e Magistrature Superiori.

Attualmente si occupa di diritto amministrativo, diritto militare, diritto delle armi, responsabilità medica, diritto penale.
E' autore di numerose pubblicazioni su importanti quotidiani giuridici; in particolare ha approfondito la materia del diritto militare nelle aree disciplinari, giuslavoristiche, penali e amministrative. 
In diritto del lavoro segue da 10 anni il contenzioso dei lavoratori trimestrali contro Poste Italiane spa.

La sua Missione è "aiutare a risolvere problemi giuridici". Ritiene che il più grande capitale sia la risorsa umana e che il più grande investimento sia la conoscenza. Ha l'opportunità di servire persone in tutta Italia; la sua profonda passione per il lavoro lo porta ad assistere e difendere davanti ogni Corte nel Paese.

I tratti caratteristici della sua azione difensiva sono: tattica, esperienza, perseveranza. coraggio, focus verso l'obiettivo.

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