MiaConsulenza.it
legale, commerciale e altro...

whatsappContatta subito MiaConsulenza con WhatsApp!

Sabato, 24 Novembre 2018 09:06

Querela fasulla per aggressioni verbali e porto di armi

Scritto da

 

Querela fasulla per aggressioni verbali e porto di armi

Gli argomenti di oggi sono: detenzione di armi, porto di armi uso sportivo, revoca, controversie, denuncia querela su fatti inventati.

Ma, preamboli a parte, andiamo al sodo.

Qui parliamo degli effetti che può produrre una denuncia querela dove si riferiscono ripetuti episodi di aggressioni verbali, percosse e minacce di morte nei confronti del coniuge.

Nello specifico vogliamo capire se, in relazione ad una denuncia di questo tipo (dove manca un approfondimento sul fatto da parte dell’amministrazione), può essere corretta o no la revoca della licenza di porto di fucile per uso sportivo e il divieto di detenzione di armi, munizioni e materie esplodenti.

 

Indice

il caso

il ricorso

le premesse per una soluzione favorevole

la soluzione

tanto per capirci

in pratica bisogna sapere che 

 

Il caso

Per capirlo, analizziamo un caso concreto che ci offre preziosi spunti.

Bene. Una persona chiede l'annullamento dei provvedimenti di revoca della licenza di porto di fucile per uso sportivo e di divieto detenzione di armi, munizioni e materie esplodenti.

Si tratta di provvedimenti adottati sul presupposto che l'interessato non dà più sicuro affidamento di non abusare delle armi.

Un convincimento che deriva da quanto esposto a suo carico in una denuncia-querela trasmessa dalla Questura, dove si parla di "reiterati episodi di aggressioni verbali, percosse e minacce di morte nei confronti del coniuge".  

A prima vista, una situazione abbastanza delicata, non c’è che dire.

Diciamo subito però che la situazione è stata affrontata e risolta, favorevolmente per il ricorrente dal Tar Pescara, con la sentenza n. 49 del 31.01.2017.

Ma vediamo il seguito, perché è interessante.

 

Il ricorso

Di fronte a una situazione così delicata, il ricorrente ha ovviamente presentato il suo ricorso e si è difeso in questo modo.

Ha spiegato che la denuncia-querela era stata presentata da suo figlio, assente dall'abitazione familiare da diversi mesi per motivi di studio, che aveva riferito "circostanze del tutto inventate".

A suo dire, pare che il carattere calunnioso della denuncia doveva risultare confermato dalle dichiarazioni spontanee rese al Commissariato P.S. in cui, nell'immediatezza del provvedimento cautelare, la stessa presunta persona offesa aveva negato di aver "mai subito maltrattamenti, aggressioni, percosse e minacce da parte del coniuge... e che quindi la denuncia verteva su falsità inventate dal figlio".

Provvedimenti illegittimi, dice il ricorrente, in quanto il rischio di abuso viene desunto dalla semplice circostanza che l'interessato "è stato denunciato alle competenti autorità giudiziarie", senza che si ci siano stati accertamenti autonomi e senza che alcuna considerazione sia stata data alla pur valida dichiarazione scritta del coniuge, nonostante questa fosse stata allegata alla memoria depositata agli atti del procedimento.

 

Le premesse per una soluzione favorevole

Prima di arrivare alla soluzione favorevole per la persona interessata, il Tribunale premette i principi di fondo che regolano la materia.

Dice: ai fini del giudizio di affidabilità l'autorità può dare valore non solo ai fatti di reato, ma anche vicende e situazioni personali che pur non assumendo rilevanza penale, siano indice di pericolosità, o, comunque, della non completa affidabilità di colui che li ha commessi, e ciò anche quando non si tratti di precedenti specifici connessi proprio al corretto uso delle armi.

Del resto il nostro ordinamento è ispirato a regole limitative della diffusione e possesso dei mezzi di offesa, tant'è che i provvedimenti che ne consentono la detenzione sono concessioni.  

In pratica, anche il minimo dubbio sulla persistenza dei requisiti di affidabilità è in grado di mettere in discussione l'interesse del ricorrente.

 

La soluzione

Se quelle dette prima sono le premesse del ragionamento dei giudici, andiamo allora a vedere la soluzione da adottare nel caso e in tutti i casi analoghi.

Ebbene: è vero che esistono quelle regole stringenti, ma la semplice denuncia all'autorità giudiziaria non è una circostanza che da sola giustifica la revoca o il diniego del porto d'armi.

Tanto ci porta a dire con una certa sicurezza che può essere ritenuto illegittimo il provvedimento conseguente ad un banale automatismo tra denuncia/querela e revoca, in quanto è richiesto che in presenza di elementi non univoci si debbano svolgere approfondimenti istruttori, proprio per valutare compiutamente la situazione e, alla fine, effettuare la prognosi autonoma sul titolare di porto d’armi.

 

Tanto per capirci

Nel caso che qui ho utilizzato per il commento, i provvedimenti hanno la loro unica base nella predetta denuncia, in cui si riferisce che "da oltre quindici anni a questa parte, ovvero da quando avevo appena otto anni, ho verificato in maniera continua gli atteggiamenti violenti di mio padre nei confronti di mia madre" e dove si precisa: "ADR: nonostante la paura di ritorsioni, uno/due mesi fa mia madre si è rivolta alle Autorità locali, non saprei dire se Polizia o Carabinieri, questo, per denunciare appunto mio padre, ma, in quegli ambiti, pare che non sia stato formalizzato un vero e proprio atto di denuncia querela, quindi, gli incaricati delle Forze dell'Ordine pare che abbiano convocato in quegli Uffici mio padre, rendendolo edotto della situazione. All'uopo rammento che mio padre mi contattò telefonicamente dicendomi: "Se tua madre ha denunciato mie eventuali minacce di morte sappi che vado a casa e la sparo"", poi precisando, il denunciante, di avere assistito in prima persona a una aggressione sia verbale che fisica del padre nei confronti della madre, che "fu strattonata per le braccia e scaraventata sul divano".

Nel verbale di dichiarazioni spontanee, la moglie del ricorrente (che attribuisce la denuncia a contrasti insorti tra padre e figlio in conseguenza del rifiuto del primo di continuare a sovvenzionare economicamente il secondo e delle pretese di quest'ultimo, "che avanza con ineducazione e mancanza di rispetto per il genitore") ha invece dichiarato: "È capitato anche che per questo io e mio marito abbiamo litigato, ma come capita di litigare a ogni coppia; nell'ira non ho ricevuto nessuna minaccia e tantomeno di morte e nemmeno mai sono stata colpita da egli".

 

In pratica bisogna sapere che

 

In questa materia il dubbio di abuso va sostenuto da elementi oggettivi, non da semplici dichiarazioni del querelante.

 

Altre informazioni su questo argomento?

Contatta l’Avv. Francesco Pandolfi

3286090590

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Letto 952 volte Ultima modifica il Sabato, 24 Novembre 2018 09:21
Francesco Pandolfi

 whatsapp  WhatsApp 
 skype  Skype
linkedin Linkedin
   

Nel 1995 inizia la sua attività di avvocato; il 24.06.2010 acquisisce il patrocinio in Corte di Cassazione e Magistrature Superiori.

Attualmente si occupa di diritto amministrativo, diritto militare, diritto delle armi, responsabilità medica, diritto penale.
E' autore di numerose pubblicazioni su importanti quotidiani giuridici; in particolare ha approfondito la materia del diritto militare nelle aree disciplinari, giuslavoristiche, penali e amministrative. 
In diritto del lavoro segue da 10 anni il contenzioso dei lavoratori trimestrali contro Poste Italiane spa.

La sua Missione è "aiutare a risolvere problemi giuridici". Ritiene che il più grande capitale sia la risorsa umana e che il più grande investimento sia la conoscenza. Ha l'opportunità di servire persone in tutta Italia; la sua profonda passione per il lavoro lo porta ad assistere e difendere davanti ogni Corte nel Paese.

I tratti caratteristici della sua azione difensiva sono: tattica, esperienza, perseveranza. coraggio, focus verso l'obiettivo.

www.miaconsulenza.it

Informazioni e recapiti

  • Indirizzo
    Via Giacomo Matteotti, 147
  • Città
    Priverno (LT)
  • Provincia
    Latina
  • CAP
    04015
  • Nazione
    Italy
  • Telefono
    +39.0773487345
  • Mobile
    +39.3286090590

Lascia un commento

Ogni commento verrà pubblicato una volta approvato il contenuto.
Potrebbe quindi trascorrere qualche ora prima di essere visualizzato in questa pagina.

like miaconsulenza

MiaConsulenza contatti

Per qualsiasi informazione e richiesta,
contatta la redazione MiaConsulenza.





© 2017 Copyright. All Rights Reserved.

Newsletter

 Vuoi restare aggiornato sulle nostre attività? Iscriviti alla newsletter di Miaconsulenza.it

Studio Legale Francesco Pandolfi

Via G.Matteotti, 147
04015 Priverno (LT)

+(39) 0773487345
+(39) 328.6090590

francesco.pandolfi66@gmail.com
www.miaconsulenza.it
P.IVA  01692250598

OHSecurity is a Joomla Security extension!