Sabato, 01 Dicembre 2018 17:19

Diniego autorizzazione porto di pistola

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Diniego autorizzazione porto di pistola

Il parere della Questura, dove si spiega che la persona interessata al porto di pistola per difesa personale ha una reale esigenza di girare armato (appunto “per difesa”), va tenuto in considerazione dalla Prefettura chiamata a valutare il rinnovo.

In pratica, il Ministero dell’Interno non può dire che il parere della Questura è solo un rapporto (interno) non vincolante: deve invece tenerlo in considerazione, dal momento che fornisce informazioni dettagliate sul soggetto richiedente.

 

Le sentenze da non dimenticare su questi casi

Spesso chi si trova nella situazione di dover valutare un ricorso, nel caso abbia ricevuto un diniego dal Prefetto sul rinnovo dell’autorizzazione al porto di pistola per difesa personale, non sa a quali sentenze agganciarsi per corredare la propria istanza.

Ebbene, qui voglio segnalarvi due sentenze tra loro collegate, in quanto sono lo sviluppo nei due gradi della stessa vicenda di partenza.

La prima pronuncia è del Tar Puglia, n. 763/2016.

La seconda è del Consiglio di Stato, n. 2410 del 23 maggio 2017.

 

La funzione della nota questorile

 

In questo caso, la nota della Questura, ancorché (come si sostiene nell'appello) non vincolante, proviene dall'organo di p.s. che si presume abbia una conoscenza diretta del soggetto interessato e, comunque, ha un contenuto univoco, per cui una decisione difforme richiederebbe una motivazione specifica.

Soprattutto, l’interessato ha rappresentato ragioni specifiche e ha dettagliato la sua attività, in quanto ha indicato i fatti pregressi: un tentativo di rapina del settembre 2015 e l'aggressione subita dalla moglie da parte del vicino del maggio 2014.

Elementi che, quale che sia la valutazione del loro significato, hanno attinenza non soltanto ad interessi patrimoniali ma anche all'incolumità personale del richiedente e dei suoi familiari.

 

In conclusione

Proprio la considerazione del pericolo attuale e concreto suggerisce al Consiglio di Stato di imporre alla Prefettura una valutazione diversa: c’è in definitiva la necessità di un approfondimento maggiore di quello evidenziato dal diniego.

 

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Letto 1311 volte Ultima modifica il Sabato, 01 Dicembre 2018 17:25
Francesco Pandolfi

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Francesco Pandolfi AVVOCATO: Nel 1995 inizia la sua attività di avvocato; il 24.06.2010 acquisisce il patrocinio in Corte di Cassazione e Magistrature Superiori. Attualmente si occupa prevalentemente di diritto amministrativo, diritto militare, diritto delle armi, responsabilità medica, diritto delle assicurazioni. E' autore di numerose pubblicazioni su importanti quotidiani giuridici on line, tra cui Studio Cataldi e Mia Consulenza; nel 2018 ha pubblicato il libro "Diritto delle armi, 20 sentenze utili". La sua Missione è "aiutare a risolvere problemi giuridici". Ritiene che il più grande capitale sia la risorsa umana e che il più grande investimento sia la conoscenza. Ha l'opportunità di servire persone in tutta Italia. I tratti caratteristici della sua azione sono: tattica, esperienza, perseveranza. coraggio, orientamento verso l'obiettivo.


Francesco Pandolfi COACH: la formazione parte dal 1998; tanti i corsi frequentati con docenti a livello internazionale; tra questi si annoverano training specifici sulla comunicazione efficace, p.n.l., psicologia, ipnosi, motivazione ecc. Attualmente si occupa di coaching one to one, seguendo i propri Assistiti (personalmente con incontri diretti o a distanza, tramite Skype) con percorsi studiati su misura in base agli obiettivi che il Cliente desidera raggiungere in qualsiasi settore (esempio: percorsi scolastici a tutti i livelli, programmi alimentari, attività lavorativa ecc...). L'attività intellettuale del coach è disciplinata dalla Legge n. 4 del 14.01.2013 entrata in vigore il 10.02.2013, che detta disposizioni in materia di professioni non organizzate in ordini o collegi.


Francesco Pandolfi MAESTRO: la formazione come praticante, poi come allenatore, istruttore e maestro di Karate Tradizionale ha inizio nel 1982; gli insegnamenti in questa disciplina provengono essenzialmente da Hiroshi Shirai e Taiji Kase, Maestri giapponesi riconosciuti come depositari nel mondo della versione autentica ed originale dell'arte marziale. Il Karate tradizionale è un'attività che mira a formare il carattere della persona, il corpo e lo spirito, attraverso l'allenamento fisico; si tratta di tecniche di autodifesa senza armi che possono supportare una persona attaccata a distanza, la quale viene posta nelle condizioni di difendersi anche utilizzando un solo colpo risolutivo. Le sedute di allenamento sono incentrate sulla preparazione atletica, il kihon, il kata, il kumite, la meditazione e le pratiche di rilassamento.

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