Lunedì, 28 Settembre 2020 12:58

Armi maltrattamenti in famiglia e denuncia

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Riferire all’Autorità episodi di aggressioni verbali, percosse e minacce di morte da parte del coniuge non basta per far scattare in automatico la revoca della licenza di porto di fucile e il divieto di detenzione armi, munizioni e materie esplodenti: bisogna sempre verificare i fatti.

 

 

 

Armi maltrattamenti in famiglia e denuncia

Cosa deve fare il Ministero dell’Interno

In pratica

 

 

Armi maltrattamenti in famiglia e denuncia

Può capitare che marito e moglie arrivino a discutere e litigare, magari anche in presenza dei figli.

 

Si tratta di circostanze entro certi limiti tollerabili, a patto ovviamente che non debordino verso una reale violenza o atteggiamenti poco consoni e scarsamente protettivi per la famiglia.

 

I casi possono essere tanti e diversi: ad esempio, spesso vengono presentate denunce per maltrattamenti in famiglia, o per fattispecie similari.

 

In altre situazioni vengono denunciate liti e scontri verbali all’interno delle mura domestiche, oppure situazioni dove uno dei coniugi spiega di essere stato aggredito dall’altro e di essersi solo difeso.

 

Poi, vi sono tante altre situazioni dove le denunce presentate ai Carabinieri o direttamente in Procura vengono successivamente archiviate per infondatezza della notizia di reato.

 

 

 

Cosa deve fare il Ministero dell’Interno

Ebbene, ciò che va detto è che seppure in materia di revoca del porto d’armi e di divieto di detenzione delle stesse l’Amministrazione goda di ampia discrezionalità, ciò nondimeno tale discrezionalità non può essere esercitata in modo del tutto arbitrario e astratto, cioè salvaguardando senza alcuna valutazione in concreto il mero timore di possibili eventi delittuosi, senza calarsi nell’analisi dei fatti concreti e dei loro sviluppi e, quindi, della concreta sintomaticità che essi esprimono in ordine a un possibile reale abuso delle armi.

 

In sostanza, il Ministero dell’Interno deve considerare se gli episodi contestati hanno o meno manifestato un’inclinazione della persona all’uso della violenza e delle armi come strumento di offesa.

 

Per esempio, l’archiviazione dei procedimenti penali nei confronti di questa persona è certamente un parametro favorevole da tenere in debito conto.

 

Inoltre, come altro esempio, deve valutare l’eventuale circostanza che i due conviventi magari vivono in appartamenti separati e, quindi, non vi è più neanche quella situazione di forte conflittualità in ambito familiare.

 

 

 

In pratica

Insomma, la Questura e la Prefettura, quando pensano di revocare la licenza, ad esempio di porto di fucile ad uso caccia e, poi, di emettere il divieto di detenzione armi, prima devono compiere l’insieme completo di valutazioni sopra indicate.

 

Se non lo fanno, i relativi decreti diventano senz’altro impugnabili davanti ai giudici amministrativi.

 

Lo dicono le tante sentenze di primo e secondo grado a nostra disposizione, ma anche semplicemente di primo grado non appellate.

 

Ad esempio, la giurisprudenza del Tar Pescara del 2017 – 201 annovera belle e chiare pronunce su questo solco interpretativo.

 

Una tra queste è la sentenza n. 313/2017 pubblicata in data 14.11.2017.

 

Ma se ne possono citare a decine.

 

Se anche tu ti trovi o ti sei trovato in una situazione come quella descritta, chiamami per una consulenza.  

 

 

 

Altre informazioni?

Contatta l’Avv. Francesco Pandolfi

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Francesco Pandolfi e Alessandro Mariani

Francesco Pandolfi

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Francesco Pandolfi AVVOCATO

Lo studio Pandolfi Mariani è stato fondato dall’avvocato Francesco Pandolfi.

Egli inizia la sua attività nel 1995; il 24.06.2010 acquisisce il patrocinio in Corte di Cassazione e Magistrature Superiori. Si è occupato prevalentemente di diritto amministrativo, diritto militare, diritto delle armi, responsabilità medica, diritto delle assicurazioni.

E' autore di numerose pubblicazioni su importanti quotidiani giuridici on line, tra cui Studio Cataldi e Mia Consulenza; nel 2018 ha pubblicato il libro "Diritto delle armi, 20 sentenze utili".

La sua Missione era e continua ad essere con lo studio da lui fondato: "aiutare a risolvere problemi giuridici".

Riteneva che il più grande capitale fosse la risorsa umana e che il più grande investimento, la conoscenza. Ha avuto l'opportunità di servire persone in tutta Italia.

I tratti caratteristici della sua azione erano: tattica, esperienza, perseveranza. coraggio, orientamento verso l'obiettivo.

Tutto questo resta, lo studio da lui fondato continua l’attività con gli avvocati e i collaboratori con i quali ha sempre lavorato nel corso degli anni e ai quali ha trasmesso tutte le sue competenze.

 

 

Alessandro Mariani Avvocato

data di nascita: 08/04/1972

 

Principali mansioni e responsabilità: 
Avvocato
Consulenza legale e redazione atti giudiziari per il recupero del credito (Decreto Ingiuntivo e Costituzione nelle opposizioni);
Attività giudiziale e stragiudiziale con apertura di partita iva ed iscrizione alla casa forense;
Iscrizione nell’Albo degli Avvocati stabiliti di Latina dal 26/4/2012.

 

 

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