Giovedì, 22 Luglio 2021 10:56

Armi, revoca licenza e parentele scomode: come funziona?

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Il semplice legame di parentela, con soggetto condannato per gravi reati, da solo non è elemento valido per la formulazione da parte del Ministero dell’Interno del giudizio di non affidabilità della persona destinataria di una revoca della licenza di porto di fucile uso tiro a volo.

 

 

 

Indice

Parentele scomode

Come si valuta la parentela scomoda

Errori della Questura

Come risolvere

 

 

 

Parentele scomode

Sei nel mondo delle armi ed avrai sentito dire, sicuramente, che le Questure hanno la facoltà di dare un significato non favorevole alla presenza di parenti in famiglia che hanno avuto precedenti con la giustizia.

 

Magari avrai avuto tu stesso questo tipo di informazioni, o forse l’avrai letta su internet, oppure parlando con amici e parenti l’avrai appresa.

 

Se questi parenti con un passato problematico sono stati sotto processo per reati gravi, per l’amministrazione la questione si appesantisce.

 

Comunque, i problemi possono presentarsi anche se quei precedenti penali furono non gravi.

 

 

Come si valuta la parentela scomoda

Vero è, però, che il semplice legame di parentela con soggetto condannato per gravi reati, in genere da solo non è elemento valido per la formulazione da parte del Ministero dell’Interno del giudizio di non affidabilità della persona destinataria di una revoca, ad esempio della licenza di porto di fucile uso tiro a volo.

 

 

 

 

Errori della Questura

In questo tipo di giudizio è bene sapere che l'autorità commette un errore se valuta il rapporto familiare, mettendolo a fondamento del provvedimento di revoca, indipendentemente dalla dimostrazione che tale rapporto possa in qualche modo incidere sul modo di agire dell’interessato destinatario appunto del diniego.

 

In realtà l’autorità di pubblica sicurezza, ferma ovviamente la risaputa ampia discrezionalità che tratteggia questi provvedimenti, deve obbligatoriamente motivare il proprio diniego, evitando di fondarsi su mere supposizioni ma basandosi su elementi di fatto collegati alla persona del richiedente e, quindi, ragionare sulla base di deduzioni logiche.

 

In pratica: nella motivazione deve spiegare in dettaglio l’istruttoria che ha svolto.

 

In questo modo può porre bene in luce le circostanze di fatto in ragione delle quali il soggetto, al di là dei rapporti parentali, sia stato ritenuto pericoloso o comunque capace di abusare delle armi, chiarendo anche gli indici significativi dell'inaffidabilità di questa persona.

 

Aggiungo che, se al momento del rilascio della licenza questi legami con parenti scomodi erano già noti all’amministrazione e non ebbero peso nella valutazione, non si vede perché in sede di rinnovo la Questura debba cambiare immotivatamente indirizzo.

 

Cioè: non è che il Ministero a suo piacimento può ripensare ai motivi che avevano giustificato il rilascio e in sede di rinnovo decidere, di soppiatto, per il cambiamento in negativo del favorevole indirizzo iniziale.  

 

Il Ministero dell’Interno, insomma, ha in dotazione il potere dato dalla discrezionalità nel decidere, ma attenzione: si tratta di un potere che, per Legge, ha pur sempre un perimetro.

 

Questo confine, posto a tutela della parte privata e quindi, del cittadino, è dato dal divieto di adottare decisioni arbitrarie.

 

Come risolvere

Quindi, per concludere, il funzionamento della pratica è il seguente.

 

Revocare la licenza non può mai essere un atto amministrativo capriccioso e inspiegabile dal punto di vista logico.

 

Se l’autorità decide per la revoca deve fare attenzione a precisare con dovizia di particolari come e perché ritiene che la presenza di parentele familiari scomode deponga per un giudizio di inaffidabilità del destinatario della revoca.

 

Se invece, leggendo il provvedimento di revoca ti accorgi che non lo ha fatto, allora devi presentare il ricorso.

 

Senza pensarci due volte.

 

Ovviamente, ti consiglio di consultarti con l’avvocato specializzato in diritto amministrativo delle armi, almeno per avere le informazioni di prima mano che ti serviranno per decidere.

 

 

 

 

Altre informazioni?

Contatta l’Avv. Francesco Pandolfi

3286090590

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Letto 2729 volte Ultima modifica il Giovedì, 22 Luglio 2021 14:41
Francesco Pandolfi e Alessandro Mariani

Francesco Pandolfi

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Francesco Pandolfi AVVOCATO

Lo studio Pandolfi Mariani è stato fondato dall’avvocato Francesco Pandolfi.

Egli inizia la sua attività nel 1995; il 24.06.2010 acquisisce il patrocinio in Corte di Cassazione e Magistrature Superiori. Si è occupato prevalentemente di diritto amministrativo, diritto militare, diritto delle armi, responsabilità medica, diritto delle assicurazioni.

E' autore di numerose pubblicazioni su importanti quotidiani giuridici on line, tra cui Studio Cataldi e Mia Consulenza; nel 2018 ha pubblicato il libro "Diritto delle armi, 20 sentenze utili".

La sua Missione era e continua ad essere con lo studio da lui fondato: "aiutare a risolvere problemi giuridici".

Riteneva che il più grande capitale fosse la risorsa umana e che il più grande investimento, la conoscenza. Ha avuto l'opportunità di servire persone in tutta Italia.

I tratti caratteristici della sua azione erano: tattica, esperienza, perseveranza. coraggio, orientamento verso l'obiettivo.

Tutto questo resta, lo studio da lui fondato continua l’attività con gli avvocati e i collaboratori con i quali ha sempre lavorato nel corso degli anni e ai quali ha trasmesso tutte le sue competenze.

 

 

Alessandro Mariani Avvocato

data di nascita: 08/04/1972

 

Principali mansioni e responsabilità: 
Avvocato
Consulenza legale e redazione atti giudiziari per il recupero del credito (Decreto Ingiuntivo e Costituzione nelle opposizioni);
Attività giudiziale e stragiudiziale con apertura di partita iva ed iscrizione alla casa forense;
Iscrizione nell’Albo degli Avvocati stabiliti di Latina dal 26/4/2012.

 

 

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