Venerdì, 30 Giugno 2017 18:12

Militari esclusi dall’impiego in missione all’estero: cosa fare

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E’ notorio il fatto che l’Italia sia uno dei principali paesi impegnati, con le proprie FF.AA., nelle missioni di pace in territori di guerra.

Il lato meno conosciuto, però, è rappresentato da tutte le attività amministrative, burocratiche, precedenti e/o conseguenti l’impiego operativo del personale militare.

 

 

Il caso

Un militare, pur essendo stato inserito un piano di approntamento (liste di impiego redatte in un certo periodo temporale, in anticipo alla data di presunto dispiegamento sul territorio estero), ad un certo punto viene estromesso dal bacino del personale operativo, ciò a seguito di una decisione unilaterale del suo comandante.

Una situazione questa che genera nel militare un disagio professionale, oltre che un danno economico, atteso il mancato guadagno dell’indennità di missione (un periodo di sei mesi equivale mediamente a 15 mila euro circa) che egli avrebbe ottenuto nel caso di effettivo impiego.

Forse questo può apparire un caso limite, ma per gli addetti ai lavori è una realtà con cui confrontarsi ed, anzi, talvolta può richiedere l’adozione di opportune iniziative o contromisure laddove possibile.

 

 

La norma

Dal punto di vista giuridico-militare, in prima battuta bisogna fare riferimento al pacchetto normativo che individua, per i militari,  il concetto di “ordine di impiego”.

La nozione è chiarita dal combinato disposto degli artt. 725 co. 1 e 726 co.2 DPR n. 90 15.03.2010 (testo unico regolamentare dell’ordinamento militare).

Dalla lettura degli articoli si evince che ogni comandante di corpo, oltre ai doveri generali comuni a tutti i superiori ha doveri particolari; egli, nell'ambito del corpo e' direttamente responsabile dell'impiego e per questo gode di autonomia decisionale (autorita' che gli è conferita per esercitarla unicamente al servizio e a vantaggio delle Forze armate).

 

 

Cosa fare

il mancato impiego di un militare in missione all’estero, pur essendo egli precedentemente inserito in una lista di approntamento, nella generalità dei casi non costituisce il presupposto giuridico per poter vantare un danno economico nei confronti dell’amministrazione militare la quale,  per motivi non precisati, revochi e/o non impieghi più il militare secondo il piano di studio iniziale.

A questo punto è bene intendersi sulla natura dell’ordine di impiego.

L'ordine di impiego all'estero, oltre ad essere un argomento "classificato" e per tale ragione non sindacabile sotto il profilo amministrativo, rientra nella sfera discrezionale degli “ordini di impiego” del comandante.

Con la precisazione che, specie in tali casi, il comandante del reparto effettua le proprie valutazioni tenendo presente anche le qualità professionali e di condotta di ciascun militare (principio meritocratico).

Per esempio, se un militare ha in corso un procedimento penale pendente per qualsivoglia ragione e/o un procedimento disciplinare in atto, questo di sicuro non lo aiuterà a mettere in positivo risalto la sua personalità.

 

 

SOLUZIONE 1 (CONSIGLIATA)

In ogni caso, il personale che ritenga ingiusta l’estromissione dall’impiego operativo all’estero, potrà utilizzare a proprio favore gli strumenti normativi inerenti lo status di militare.

In altri termini: potrà chiedere audizione alla scala gerarchica per motivi di carattere privato connessi al servizio  ex art.725 co. 2 lett g) DPR n. 90 15.03.2010 (obbligo del superiore di accordare i colloqui richiesti, anche a carattere privato o familiare)  intraprendendo, quindi, un percorso volto a rappresentare le proprie ambizioni/ argomentazioni quali per esempio:

  1. a) disagio professionale in relazione alla percepita disparità di trattamento con altri commilitoni,
  2. b) disagio economico consequenziale al mancato impiego all’estero.

 

 

SOLUZIONE 2 (NON CONSIGLIATA ALL’INIZIO)

Un’alternativa alla soluzione proposta, che però ci sentiamo di sconsigliare come prima istanza, è quella indicata dall’art. 735 DPR n. 90 15.03.2010.

Si tratta di una norma che prevede la possibilità per il militare di chiedere per “motivi di servizio” di conferire per via gerarchica con il Ministro della difesa o con un superiore, precisando in tal caso il motivo della richiesta per le questioni di servizio, oppure dichiarandone il carattere privato nel caso di questioni non riguardanti il servizio e la disciplina.

Scegliendo questa strada, il richiedente sarà tenuto ad esplicitare già nell’istanza le motivazioni a sostegno della stessa, sapendo a monte che il superiore adito potrà anche non accogliere la richiesta (la disposizione di cui sopra non impone un obbligo giuridico al superiore).

 

 

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Letto 2816 volte Ultima modifica il Domenica, 05 Novembre 2017 19:13
Francesco Pandolfi

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Nel 1995 inizia la sua attività di avvocato; il 24.06.2010 acquisisce il patrocinio in Corte di Cassazione e Magistrature Superiori.

Attualmente si occupa di diritto amministrativo, diritto militare, diritto delle armi, responsabilità medica, diritto penale.
E' autore di numerose pubblicazioni su importanti quotidiani giuridici; in particolare ha approfondito la materia del diritto militare nelle aree disciplinari, giuslavoristiche, penali e amministrative. 
In diritto del lavoro segue da 10 anni il contenzioso dei lavoratori trimestrali contro Poste Italiane spa.

La sua Missione è "aiutare a risolvere problemi giuridici". Ritiene che il più grande capitale sia la risorsa umana e che il più grande investimento sia la conoscenza. Ha l'opportunità di servire persone in tutta Italia; la sua profonda passione per il lavoro lo porta ad assistere e difendere davanti ogni Corte nel Paese.

I tratti caratteristici della sua azione difensiva sono: tattica, esperienza, perseveranza. coraggio, focus verso l'obiettivo.

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2 commenti

  • Link al commento Francesco Pandolfi Sabato, 19 Agosto 2017 13:32 inviato da Francesco Pandolfi

    Si, mi trova d'accordo.
    Effettivamente è un problema annoso, con ripercussioni neanche da poco sulla parte personale ed economica.

  • Link al commento Mauro Giovedì, 17 Agosto 2017 18:56 inviato da Mauro

    Articolo molto interessante. Volevo far notare anche il disagio che vivono tutti quei militari che, assegnati a reparti stanziali o meno operativi, si trovano a vivere una carriera anonima e delle missioni ne sentono solo parlare. Tutto ciò oltre a penalizzarli sotto il punto di vista personale e ovviamente economico, influisce pesantemente soprattutto quando detti militari si trovano a concorrere per concorsi, avanzamenti o trasferimenti, con colleghi assegnati a reparti operativi.
    Questo problema già affrontato più e più volte ha portato alla creazione, previa apposita richiesta semestrale dell'interessato, di bacini di personale che non trova possibilità di partire col proprio ente ma, di fatto da questi bacini si attinge solo per selezionare Ufficiali o Sottufficiali, lasciando al palo, con la scusante di esubero di disponibilità, la categoria dei Graduati. Faccio presente che gli enti stanziali in Italia sono dislocati per la maggior parte in grandi città essendo ex distretti ecc. Dove il costo della vita è molto elevato e i militari che ci lavorano percepiscono stipendi base senza indennità e senza la possibilità di incrementare le proprie entrate con attività di alcun tipo. Ecco questo secondo me supera di molto il disagio da lei illustrato. Buona serata e buon lavoro.

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