Giovedì, 14 Settembre 2017 10:56

Armi e revoca licenza uso caccia: è una colpa non fare le memorie difensive?

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No, non è una colpa e nemmeno un addebito che può pesare nella valutazione fatta dall'Amministrazione quando decide di revocare una licenza di questo tipo.

 

Il principio

Ad offrirci lo spunto per esaminare un pò più da vicino questo interessante principio è la sentenza n. 760 del 6 febbraio 2017 Tar Napoli, sezione 5.

Sentenza utile, dicevamo, in quanto mette in risalto il ruolo difensivo che, all'interno del procedimento di revoca, può avere la persona interessata.

Diciamo subito che l'omessa produzione di memorie difensive non può (almeno non dovrebbe) avere un peso negativo nella valutazione amministrativa posta a base della revoca. 

 

Il caso

Viene chiesto l'annullamento del decreto di revoca della licenza di porto d'armi ad uso caccia: a proporre questa domanda è un ex carabiniere e guardia giurata in pensione.

La parte si lamenta della carenza istruttoria e del difetto di motivazione: pare che manchino tanto l'indagine quanto la valutazione in ordine ad eventuali elementi sintomatici in grado di fondare un possibile giudizio di inaffidabilità nell'uso delle armi.  Parla inoltre di inadeguatezza della misura rispetto all'effettiva consistenza del possibile abuso. 

 

La soluzione prospettata dai Giudici

E' favorevole per il ricorrente, come preannunciato.

Ma perché la sentenza accoglie il ricorso?

Perchè il provvedimento è senza motivazione, molto semplicemente. E poi perchè è basato sull'erronea convinzione che la mancanza delle memorie difensive sia determinante per dimostrare la carenza di interesse della persona rispetto alla scelta amministrativa.

In pratica il provvedimento è giustificato sulla base del semplice richiamo ad una denuncia, sporta nel 2014, per detenzione abusiva di munizioni e nella considerazione, aggiuntiva, che il ricorrente non ha prodotto, a propria discolpa, scritti difensivi.

Ci dice però il Tribunale che:

sebbene siano atti di elevato contenuto discrezionale, il diniego di rinnovo o la revoca del porto d'armi devono contenere una valutazione sulla personalità dell'interessato idonea a giustificare l'esigenza cautelare, di prevenire abusi nell'uso delle armi a tutela della privata e pubblica incolumità così come, poi, i giudizi espressi dall'Amministrazione circa l'inaffidabilità dei titolari di autorizzazioni di polizia, devono in ogni caso essere motivati su circostanze di fatto specifiche.

 

 

in particolare: le memorie difensive

Presegue il Giudice: la mancata presentazione di memorie difensive a seguito della comunicazione di avvio del procedimento per la revoca non corrisponde ad una carenza di interesse al mantenimento del titolo di polizia, ma è una scelta di carattere soggettivo, discutibile e/o criticabile ma tale da non sorreggere di per se un provvedimento di ritiro e poi finire con l'incidere negativamente e definitivamente sulla sfera giuridica del destinatario.

 

 

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Letto 4286 volte Ultima modifica il Domenica, 05 Novembre 2017 18:16
Francesco Pandolfi

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Francesco Pandolfi AVVOCATO: Nel 1995 inizia la sua attività di avvocato; il 24.06.2010 acquisisce il patrocinio in Corte di Cassazione e Magistrature Superiori. Attualmente si occupa prevalentemente di diritto amministrativo, diritto militare, diritto delle armi, responsabilità medica, diritto delle assicurazioni. E' autore di numerose pubblicazioni su importanti quotidiani giuridici on line, tra cui Studio Cataldi e Mia Consulenza; nel 2018 ha pubblicato il libro "Diritto delle armi, 20 sentenze utili". La sua Missione è "aiutare a risolvere problemi giuridici". Ritiene che il più grande capitale sia la risorsa umana e che il più grande investimento sia la conoscenza. Ha l'opportunità di servire persone in tutta Italia. I tratti caratteristici della sua azione sono: tattica, esperienza, perseveranza. coraggio, orientamento verso l'obiettivo.


Francesco Pandolfi COACH: la formazione parte dal 1998; tanti i corsi frequentati con docenti a livello internazionale; tra questi si annoverano training specifici sulla comunicazione efficace, p.n.l., psicologia, ipnosi, motivazione ecc. Attualmente si occupa di coaching one to one, seguendo i propri Assistiti (personalmente con incontri diretti o a distanza, tramite Skype) con percorsi studiati su misura in base agli obiettivi che il Cliente desidera raggiungere in qualsiasi settore (esempio: percorsi scolastici a tutti i livelli, programmi alimentari, attività lavorativa ecc...). L'attività intellettuale del coach è disciplinata dalla Legge n. 4 del 14.01.2013 entrata in vigore il 10.02.2013, che detta disposizioni in materia di professioni non organizzate in ordini o collegi.


Francesco Pandolfi MAESTRO: la formazione come praticante, poi come allenatore, istruttore e maestro di Karate Tradizionale ha inizio nel 1982; gli insegnamenti in questa disciplina provengono essenzialmente da Hiroshi Shirai e Taiji Kase, Maestri giapponesi riconosciuti come depositari nel mondo della versione autentica ed originale dell'arte marziale. Il Karate tradizionale è un'attività che mira a formare il carattere della persona, il corpo e lo spirito, attraverso l'allenamento fisico; si tratta di tecniche di autodifesa senza armi che possono supportare una persona attaccata a distanza, la quale viene posta nelle condizioni di difendersi anche utilizzando un solo colpo risolutivo. Le sedute di allenamento sono incentrate sulla preparazione atletica, il kihon, il kata, il kumite, la meditazione e le pratiche di rilassamento.

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