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Sabato, 18 Novembre 2017 14:12

Il "bisogno di andare armato": Consiglio di Stato del 2017 annienta il Ministero, che perde l'appello

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Altra sentenza favorevole per l’interessato, con argomento relativo al “circolare armato per difesa.

 

Questione, come è noto, controversa.

Ma vediamo il caso concreto oggi alla nostra attenzione (Consiglio di Stato, sezione 3, sentenza n. 2410 del 23.05.2017).

Parliamo di un imprenditore.

Già in precedenza, il Tar Puglia (sentenza n. 763/16 sezione II) aveva accolto il ricorso dell'odierno appellato, sottolineando l'evidente contraddittorietà tra la motivazione conclusiva del diniego (secondo la quale l'istruttoria non avrebbero evidenziato "particolari situazioni di reali esigenze di tutela personale e quindi, di bisogno di andare armato") e la nota della Questura, in cui si afferma che "sussistendo, pertanto, le condizioni di dimostrato bisogno ex art. 42 del TULPS, anche alla luce della rimodulazione della politica dell'ordine e della sicurezza pubblica della Provincia decisa in sede di Coordinamento Provinciale delle forze di Polizia, questo Ufficio ritiene che il richiedente abbia effettiva necessità di circolare armato per difesa."

 

 

L’appello (perdente) del Ministero dell’Interno

Il Ministero prova, ma non riesce, a presentare questi argomenti.

Il primo: erronea motivazione per violazione e falsa applicazione dell'art. 42 T.U.L.P.S.

Il "parere" fornito dalla Questura non è previsto dalla normativa di settore ma è semplicemente un rapporto richiesto dall'Amministrazione competente al fine di avere informazioni più complete circa il soggetto richiedente e, dunque, assolutamente non vincolante quanto alle valutazioni espresse al suo interno.

Il secondo è un tema ripreso dal una sentenza del CdS del 2016 che suona più o meno così: la generica esposizione al rischio lamentata dall'appellato in virtù della propria attività di imprenditore non vale a integrare quell'effettivo stato di bisogno richiesto dalla normativa di settore laddove, come nel caso in esame, il soggetto non dimostri fatti specifici da cui dedurre una qualificata esposizione a pericolo (Cons. Stato, III, n. 2977/2016).

Il terzo:  l'appellato non ha descritto la tipologia di attività svolta né ha fornito elementi utili a inquadrare il ramo produttivo nel quale è impegnata l'azienda di cui è amministratore unico; si è limitato ad allegare la propria qualità di imprenditore e agente assicurativo.  

Il quarto: va valorizzato lo stato conflittuale della famiglia dell'appellato con un vicino di casa il quale avrebbe, recentemente, aggredito la moglie dell'appellato; tale clima di tensione tra condomini non è certo il contesto ideale in cui inscrivere il rinnovo del porto di pistola richiesto dal coniuge di uno dei soggetti coinvolti.

Il quinto: dall'istruttoria è emersa l'insufficiente dimostrazione dell'attualità del requisito oggettivo del bisogno di andare armato.

Nello specifico, le denunce relative a furti di due auto e al furto di materiale agricolo avvenuti nel 2009 non rivestono il carattere dell'attualità del pericolo richiesto dalla norma.

Il sesto: sbaglia la sentenza del Tar nel considerare la portata della rimodulazione della politica dell'ordine e della sicurezza pubblica della provincia decisa in sede di Coordinamento Provinciale delle forze di polizia. In una  apposita riunione è stata condivisa l'esigenza di rideterminare i criteri di valutazione del dimostrato bisogno di andare armati, in deroga al generale divieto, stabilendo di tener conto della sussistenza di un pericolo attuale e concreto riferito al soggetto richiedente.

 

 

La soluzione del Supremo Collegio di Magistrati

Il Collegio sottolinea che nel decreto non c'è alcun riferimento alla conflittualità col vicino di causa, che quindi, non rileva.

Per il resto il CdS condivide la valutazione del Tar in ordine al presupposto fondamentale del rinnovo, che la Prefettura ha ritenuto indimostrato.

In effetti, la nota della Questura, ancorché non vincolante, proviene dall'organo di p.s. che si presume abbia una conoscenza diretta del soggetto interessato.

 

Soprattutto, l’imprenditore appellato ha rappresentato le ragioni specifiche e ha dettagliato la sua attività, in quanto, a seguito del preavviso di diniego, sono stati indicati i fatti pregressi: un tentativo di rapina del 2015 e l'aggressione subita dalla moglie da parte del vicino nel 2014.

 

Sembra evidente che questi elementi, quale che sia la valutazione del loro significato, abbiano attinenza non soltanto ad interessi patrimoniali, ma anche all'incolumità personale dell'appellato e dei suoi familiari.

 

In conclusione: la Prefettura è tenuta a rinnovare la valutazione, considerando motivatamente tutti gli elementi introdotti nel procedimento.

 

 

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Letto 13650 volte Ultima modifica il Sabato, 18 Novembre 2017 14:27
Francesco Pandolfi

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Nel 1995 inizia la sua attività di avvocato; il 24.06.2010 acquisisce il patrocinio in Corte di Cassazione e Magistrature Superiori.

Attualmente si occupa di diritto amministrativo, diritto militare, diritto delle armi, responsabilità medica, diritto penale.
E' autore di numerose pubblicazioni su importanti quotidiani giuridici; in particolare ha approfondito la materia del diritto militare nelle aree disciplinari, giuslavoristiche, penali e amministrative. 
In diritto del lavoro segue da 10 anni il contenzioso dei lavoratori trimestrali contro Poste Italiane spa.

La sua Missione è "aiutare a risolvere problemi giuridici". Ritiene che il più grande capitale sia la risorsa umana e che il più grande investimento sia la conoscenza. Ha l'opportunità di servire persone in tutta Italia; la sua profonda passione per il lavoro lo porta ad assistere e difendere davanti ogni Corte nel Paese.

I tratti caratteristici della sua azione difensiva sono: tattica, esperienza, perseveranza. coraggio, focus verso l'obiettivo.

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