Martedì, 06 Marzo 2018 15:57

Affidabilità della persona con armi: come la deve valutare il Ministero dell'Interno?

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L’affidabilità della persona con armi si valuta con logica, coerenza e ragionevolezza.

 

 

Una premessa generale:

è bene tenere presente che nella materia delle licenze di pubblica sicurezza, i requisiti attitudinali o di affidabilità dei richiedenti devono sempre ricavarsi da condotte del soggetto interessato.

In generale, questi comportamenti possono essere anche diversi da quelli che hanno un profilo penale o che sono ipotizzati e/o accertati in sede penale.

Tuttavia, devono essere significativi in rapporto al tipo di funzione o di attività da svolgere, in quanto idonei a svelare un'effettiva mancanza di requisiti o di qualità richieste per l'esercizio delle attività con le armi.

 

 

Che cosa significa:

Immaginiamo una situazione dove si discute del diniego sull’istanza di rinnovo del porto di fucile ad uso caccia.

 

Ora, tutte le operazioni valutative del Ministero devono essere effettuate seguendo alcune regole e non arbitrariamente, cioè sconfinando dalla discrezionalità.

 

Il Ministero dell'Interno ha un potere ampiamente discrezionale per valutare con il massimo rigore qualsiasi circostanza che consigli l'adozione del provvedimento di revoca o di diniego di un'autorizzazione di polizia, in quanto la misura restrittiva persegue la finalità di prevenire fatti lesivi della pubblica sicurezza.

Dall’altra parte l'interessato deve essere persona esente da indizi negativi, nei cui confronti esista cioè una sicura affidabilità.  

L'Autorità, tuttavia, può esercitare il suo potere nel rispetto dei canoni tipici della discrezionalità amministrativa, sia sotto il profilo motivazionale che sotto quello della coerenza logica e della ragionevolezza.

Deve quindi spiegare, in motivazione, l'istruttoria espletata per evidenziare le circostanze di fatto in ragione delle quali il soggetto richiedente sia ritenuto pericoloso o comunque capace di abusi.

L'Amministrazione, nel condurre l'istruttoria ai fini del rilascio della licenza, non può per esempio limitarsi ad evidenziare l’esistenza di una condanna isolata per guida in stato di ebbrezza, dimenticandosi di valutarne l'incidenza sul giudizio di affidabilità e/o probabilità di abuso nell'uso della licenza.

Questo perché la valutazione della possibilità di abuso, pur basata  su considerazioni probabilistiche, non può prescindere da un’adeguata istruttoria per onde evidenziare le ragioni che farebbero ritenere il soggetto inaffidabile.

 

 

Un caso pratico:

Temi un po’ complessi, indubbiamente (…spesso è complicato capire la linea di confine tra discrezionalità ed arbitrio), ma sempre presenti nella miriade di casi affrontati dai tribunali amministrativi in materia di affidabilità nell’uso dell’armamento.

Tanto per restare sul pratico, è quello che è accaduto nella situazione ultimamente valutata dal Tar Milano con la sentenza n. 243 del 29 gennaio 2018 (armi e guida in stato di ebbrezza).

In questo caso il Collegio ha ritenuto il provvedimento sprovvisto di adeguata motivazione e viziato da irragionevolezza.

Questo perché la guida in stato di ebbrezza è una condotta che in astratto può incrinare l'immagine di affidabilità di colui che intenda essere autorizzato a portare armi con sé.

Ma solo in astratto.

In altri termini: il carattere isolato della condanna, l'unicità del fatto, il non avere mai il ricorrente tenuto condotte di abuso specifico dell'uso delle armi sono altre circostanze che richiedono un’attività istruttoria più approfondita ed una motivazione ben più robusta per arrivare a sostenere lo scarso equilibrio caratteriale e l’ indole incline alla violenza.

Una motivazione striminzita non può reggere adeguatamente un giudizio di pericolosità sociale dell'interessato per l'ordine e la sicurezza pubblica.

 

 

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Francesco Pandolfi

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Francesco Pandolfi AVVOCATO: Nel 1995 inizia la sua attività di avvocato; il 24.06.2010 acquisisce il patrocinio in Corte di Cassazione e Magistrature Superiori. Attualmente si occupa prevalentemente di diritto amministrativo, diritto militare, diritto delle armi, responsabilità medica, diritto delle assicurazioni. E' autore di numerose pubblicazioni su importanti quotidiani giuridici on line, tra cui Studio Cataldi e Mia Consulenza; nel 2018 ha pubblicato il libro "Diritto delle armi, 20 sentenze utili". La sua Missione è "aiutare a risolvere problemi giuridici". Ritiene che il più grande capitale sia la risorsa umana e che il più grande investimento sia la conoscenza. Ha l'opportunità di servire persone in tutta Italia. I tratti caratteristici della sua azione sono: tattica, esperienza, perseveranza. coraggio, orientamento verso l'obiettivo.


Francesco Pandolfi COACH: la formazione parte dal 1998; tanti i corsi frequentati con docenti a livello internazionale; tra questi si annoverano training specifici sulla comunicazione efficace, p.n.l., psicologia, ipnosi, motivazione ecc. Attualmente si occupa di coaching one to one, seguendo i propri Assistiti (personalmente con incontri diretti o a distanza, tramite Skype) con percorsi studiati su misura in base agli obiettivi che il Cliente desidera raggiungere in qualsiasi settore (esempio: percorsi scolastici a tutti i livelli, programmi alimentari, attività lavorativa ecc...). L'attività intellettuale del coach è disciplinata dalla Legge n. 4 del 14.01.2013 entrata in vigore il 10.02.2013, che detta disposizioni in materia di professioni non organizzate in ordini o collegi.


Francesco Pandolfi MAESTRO: la formazione come praticante, poi come allenatore, istruttore e maestro di Karate Tradizionale ha inizio nel 1982; gli insegnamenti in questa disciplina provengono essenzialmente da Hiroshi Shirai e Taiji Kase, Maestri giapponesi riconosciuti come depositari nel mondo della versione autentica ed originale dell'arte marziale. Il Karate tradizionale è un'attività che mira a formare il carattere della persona, il corpo e lo spirito, attraverso l'allenamento fisico; si tratta di tecniche di autodifesa senza armi che possono supportare una persona attaccata a distanza, la quale viene posta nelle condizioni di difendersi anche utilizzando un solo colpo risolutivo. Le sedute di allenamento sono incentrate sulla preparazione atletica, il kihon, il kata, il kumite, la meditazione e le pratiche di rilassamento.

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