Sabato, 10 Marzo 2018 18:53

Custodia armi, presenza di minori o di persone non affidabili

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pubblica sicurezza, porto di fucile per uso tiro a volo, diniego di rilascio, pericolo di abuso da parte del padre convivente, illegittimità del diniego, non dimostrata omessa custodia delle armi.

 

Il succo della questione è questo:

il solo fatto della convivenza con minori o soggetti non affidabili, non autorizza l’Autorità a negare in automatico la licenza se non valuta le misure di sicurezza adottate caso per caso per la custodia delle armi.

 

 

Il caso:

Un caso esaminato e risolto favorevolmente per l’interessato dal Tar Perugia, con la sentenza n. 69 del 26 gennaio 2018.

 

 

Il fatto:

 

Abbiamo un provvedimento con cui il Questore ha rigettato l'istanza del ricorrente volta ad ottenere il rilascio di porto fucile per uso tiro a volo.

L'Autorità di P.S. ha indicato il pericolo di abuso delle armi non da parte del ricorrente bensì del padre convivente, condannato per minacce e ritenuto soggetto non affidabile, non avendo il ricorrente fornito sufficienti garanzie in ordine alla custodia delle armi.

 

 

La soluzione trovata in causa:

Ebbene, portato il caso in giudizio, il Tar ritiene il ricorso fondato e lo accoglie.

Dice infatti la Magistratura: la revoca dell'autorizzazione del porto d'armi, quale atto con finalità di prevenzione di fatti lesivi della pubblica sicurezza, può essere sufficientemente sorretta anche da valutazioni della capacità di abuso fondate su considerazioni probabilistiche, in quanto nella materia in questione la sfera di libertà dell'individuo recede di fronte al bene della sicurezza collettiva.

Ora, pur muovendo da queste considerazioni, il provvedimento impugnato non risulta sorretto da adeguata istruttoria e motivazione sul pericolo di possibili abusi nell'uso delle armi, connesso alla loro negligente custodia.

E’ vero: i provvedimenti assunti in tema di autorizzazione all'uso delle armi ben possono essere giustificati anche dal pericolo di abusi perpetrati da soggetti terzi, qualora l'interessato non fornisca prova della corretta custodia.

 

In questi casi deve esserci però un quadro indiziario univoco, atto a dimostrare l'omissione delle suddette cautele.

Nel caso trattato dal Tar invece, parte ricorrente ha spiegato di aver approntato un armadio blindato per la custodia delle armi le cui chiavi erano nella propria esclusiva disponibilità, fornendo dunque,  sufficienti elementi atti a prevenirne l'impossessamento da parte del padre.

Dall’altra parte il Questore ha desunto la possibilità di abuso in via del tutto automatica dalla mera convivenza con il padre, non apprezzando le motivate controdeduzioni difensive.

 

 

In pratica:

 

Ragionando per assurdo, l'Amministrazione dovrebbe negare o revocare ogni licenza per il solo fatto della convivenza con minori o soggetti non affidabili, a prescindere da qualsiasi valutazione in concreto delle misure di sicurezza adottate caso per caso per la custodia delle armi.

Cosa che, come si intuisce, non è possibile.

 

 

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Francesco Pandolfi

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Francesco Pandolfi AVVOCATO: Nel 1995 inizia la sua attività di avvocato; il 24.06.2010 acquisisce il patrocinio in Corte di Cassazione e Magistrature Superiori. Attualmente si occupa prevalentemente di diritto amministrativo, diritto militare, diritto delle armi, responsabilità medica, diritto delle assicurazioni. E' autore di numerose pubblicazioni su importanti quotidiani giuridici on line, tra cui Studio Cataldi e Mia Consulenza; nel 2018 ha pubblicato il libro "Diritto delle armi, 20 sentenze utili". La sua Missione è "aiutare a risolvere problemi giuridici". Ritiene che il più grande capitale sia la risorsa umana e che il più grande investimento sia la conoscenza. Ha l'opportunità di servire persone in tutta Italia. I tratti caratteristici della sua azione sono: tattica, esperienza, perseveranza. coraggio, orientamento verso l'obiettivo.


Francesco Pandolfi COACH: la formazione parte dal 1998; tanti i corsi frequentati con docenti a livello internazionale; tra questi si annoverano training specifici sulla comunicazione efficace, p.n.l., psicologia, ipnosi, motivazione ecc. Attualmente si occupa di coaching one to one, seguendo i propri Assistiti (personalmente con incontri diretti o a distanza, tramite Skype) con percorsi studiati su misura in base agli obiettivi che il Cliente desidera raggiungere in qualsiasi settore (esempio: percorsi scolastici a tutti i livelli, programmi alimentari, attività lavorativa ecc...). L'attività intellettuale del coach è disciplinata dalla Legge n. 4 del 14.01.2013 entrata in vigore il 10.02.2013, che detta disposizioni in materia di professioni non organizzate in ordini o collegi.


Francesco Pandolfi MAESTRO: la formazione come praticante, poi come allenatore, istruttore e maestro di Karate Tradizionale ha inizio nel 1982; gli insegnamenti in questa disciplina provengono essenzialmente da Hiroshi Shirai e Taiji Kase, Maestri giapponesi riconosciuti come depositari nel mondo della versione autentica ed originale dell'arte marziale. Il Karate tradizionale è un'attività che mira a formare il carattere della persona, il corpo e lo spirito, attraverso l'allenamento fisico; si tratta di tecniche di autodifesa senza armi che possono supportare una persona attaccata a distanza, la quale viene posta nelle condizioni di difendersi anche utilizzando un solo colpo risolutivo. Le sedute di allenamento sono incentrate sulla preparazione atletica, il kihon, il kata, il kumite, la meditazione e le pratiche di rilassamento.

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