Domenica, 27 Gennaio 2019 07:32

Annullare divieto detenzione armi

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Cosa puoi fare quando la Prefettura emette un provvedimento di divieto detenzione armi, munizioni e materiale esplodente nei tuoi confronti che ti sembra ingiusto?

 

Tempo fa hai avuto qualche episodio spiacevole, al quale inizialmente non hai dato tanto peso perchè, li per li, non lo hai messo in relazione alle armi nella tua disponibilità.

E' successo però che, a un certo punto, la Prefettura ti ha notificato un provvedimento di divieto detenzione armi e, improvvisamente, quel ricordo spiacevole si è risvegliato.

Si perchè il severo provvedimento del Prefetto parla di situazioni che, all'epoca, hanno comportato per te riflessi in campo penale.

Una denuncia per minacce presentata da un tuo parente prossimo, una notizia di reato per esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza sulle cose, ingiuria: sono queste le vecchie situazioni che, all'epoca, hanno lasciato una traccia nella tua storia personale e che, oggi, si riaffacciano perchè l'Organo amministrativo te le ripresenta sotto forma di divieto.

Dal momento però che quelle vecchie storie penali sono state, in vario modo, definite, ti stai chiedendo cosa è meglio fare per chiedere l'annullamento del divieto amministrativo.

La risposta è una: hai la possibilità di difenderti presentando un ricorso motivato.

Ovviamente sei consapevole che ingaggiare una lite giudiziaria comporta un'incertezza di fondo nel risultato finale, nel senso che puoi vincere o perdere la causa; però sai anche di disporre di argomenti più che persuasivi per sostenere la tua tesi e, cosa di non poco conto, di alcune pronunce favorevoli che sono state rese dai giudici in casi analoghi al tuo (come, per esempio, la sentenza del Tar Roma Sezione 1-ter n. 8154 del 5 dicembre 2018).

Per questo, guidato dal tuo difensore, dopo un accurato studio del caso decidi di portare il fascicolo in tribunale.

 

 

Indice

Il divieto detenzione armi

i motivi di ricorso

Il perchè dell'accoglimento del ricorso

 

Il divieto detenzione armi

Dunque, la Prefettura ti notifica il provvedimento di divieto detenzione armi.

Alla base del divieto trovi una denuncia per minacce presentata dalla tua figlia adottiva, un esercizio arbitrario delle ragioni con violenza sulle cose ed ingiuria: si tratta di vecchie e fastidiose storie che hanno segnato la tua storia personale degli anni passati e che, oggi, ti ritrovi davanti perchè l'Autorità amministrativa le ripresenta con il divieto.

 

I motivi del ricorso

Come abbiamo anticipato, puoi reagire al D.D.A. presentando un ricorso motivato.

Nell'intento di spiegare le tue ragioni, puoi dire che il divieto è stato emesso solo perchè risulti indagato a seguito di una denuncia della tua figlia adottiva per "motivi familiari" e, inoltre, a seguito di due remote questioni risalenti a più di 10 anni prima, ormai definite con sentenza assolutoria.

Nell'imbastire il ricorso, il tuo difensore può far leva sui casi simili al tuo, già trattati e favorevolmente risolti come quello, seguendo l'esempio fatto prima, deciso con la sentenza del dicembre 2018 dal Tar romano.

 

 

Il perchè dell'accoglimento del ricorso

Il risultato pratico che ti puoi aspettare per una causa di questo tipo è il seguente: una premessa generale sulla normativa di riferimento e, poi, la soluzione del tuo specifico caso.

Allora vedi che il Tribunale inizia il suo ragionamento premettendo che, in materia di autorizzazioni di polizia inerenti il porto e l'uso delle armi, l'Autorità di pubblica sicurezza dispone di una vasta discrezionalità nel valutare se meriti il titolo che chiedi.

Questo perchè i titoli abilitativi di cui parliamo possono chiaramente avere ricadute sulla protezione di primari beni giuridici, quali l'ordine e la sicurezza pubblica.

E questa è la premessa.

Poi il Tar passa al ragionamento e alla conclusione.

Ti è stato imposto il divieto sulla base di circostanze non adeguatamente valutate dall'Autorità: il semplice deferimento alla Procura per il reato di minacce è partito per una denuncia che è stata ritirata; per gli altri procedimenti penali, uno è finito con un non doversi procedere per intervenuta remissione della querela e l'altro con una sentenza di assoluzione perchè il fatto non sussiste.

Questo significa che la valutazione della Prefettura in ordine alla carenza dei requisiti richiesti per la detenzione di armi è affetta da un vizio di illegittimità sotto il profilo dell'eccesso di potere, a causa di un'istruttoria erronea e difettosa.

 

 

Altre informazioni su questo argomento?

Contatta l'Avv. Francesco Pandolfi

3286090590   

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Letto 2717 volte Ultima modifica il Domenica, 27 Gennaio 2019 08:46
Francesco Pandolfi

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Francesco Pandolfi AVVOCATO: Nel 1995 inizia la sua attività di avvocato; il 24.06.2010 acquisisce il patrocinio in Corte di Cassazione e Magistrature Superiori. Attualmente si occupa prevalentemente di diritto amministrativo, diritto militare, diritto delle armi, responsabilità medica, diritto delle assicurazioni. E' autore di numerose pubblicazioni su importanti quotidiani giuridici on line, tra cui Studio Cataldi e Mia Consulenza; nel 2018 ha pubblicato il libro "Diritto delle armi, 20 sentenze utili". La sua Missione è "aiutare a risolvere problemi giuridici". Ritiene che il più grande capitale sia la risorsa umana e che il più grande investimento sia la conoscenza. Ha l'opportunità di servire persone in tutta Italia. I tratti caratteristici della sua azione sono: tattica, esperienza, perseveranza. coraggio, orientamento verso l'obiettivo.


Francesco Pandolfi COACH: la formazione parte dal 1998; tanti i corsi frequentati con docenti a livello internazionale; tra questi si annoverano training specifici sulla comunicazione efficace, p.n.l., psicologia, ipnosi, motivazione ecc. Attualmente si occupa di coaching one to one, seguendo i propri Assistiti (personalmente con incontri diretti o a distanza, tramite Skype) con percorsi studiati su misura in base agli obiettivi che il Cliente desidera raggiungere in qualsiasi settore (esempio: percorsi scolastici a tutti i livelli, programmi alimentari, attività lavorativa ecc...). L'attività intellettuale del coach è disciplinata dalla Legge n. 4 del 14.01.2013 entrata in vigore il 10.02.2013, che detta disposizioni in materia di professioni non organizzate in ordini o collegi.


Francesco Pandolfi MAESTRO: la formazione come praticante, poi come allenatore, istruttore e maestro di Karate Tradizionale ha inizio nel 1982; gli insegnamenti in questa disciplina provengono essenzialmente da Hiroshi Shirai e Taiji Kase, Maestri giapponesi riconosciuti come depositari nel mondo della versione autentica ed originale dell'arte marziale. Il Karate tradizionale è un'attività che mira a formare il carattere della persona, il corpo e lo spirito, attraverso l'allenamento fisico; si tratta di tecniche di autodifesa senza armi che possono supportare una persona attaccata a distanza, la quale viene posta nelle condizioni di difendersi anche utilizzando un solo colpo risolutivo. Le sedute di allenamento sono incentrate sulla preparazione atletica, il kihon, il kata, il kumite, la meditazione e le pratiche di rilassamento.

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2 commenti

  • Link al commento Francesco Pandolfi Lunedì, 28 Gennaio 2019 18:36 inviato da Francesco Pandolfi

    Salve Giuseppe, in effetti quanto dice incuriosisce; se vuole può inviarmi questa diffida commissariale, al fine di esaminarne il contenuto e capire l'eventuale da farsi. Mail: avvfrancesco.pandolfi66@gmail.com

  • Link al commento Giuseppe Domenica, 27 Gennaio 2019 12:10 inviato da Giuseppe

    B.giorno caro avvocato è d'un po che la seguo volevo cogliere l'occasione per la sua professionalità di un fatto ..rinnovo porto d'armi per la 2 volta in anni passati avuto contenzioso con denunce poi ritirate ma i procedimenti amministrativi o penali cosa finita li ,al rinnovo porto d'armi, al commissariato di competenza al ritiro di esso mi si notifica una diffida da parte del commissario, in quando a loro giudizio sia persona Litigiosa. Cosa posso fare.chiedo a lei .il porto d'armi mi è stato rilasciato ma la cosa non mi è piaciuta .

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