Lunedì, 25 Marzo 2019 19:16

Armi e patteggiamento per reati fiscali

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Un presunto reato in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto non può essere ritenuto dalla Questura elemento negativo, tale da far negare il rinnovo del libretto e della licenza di porto di fucile uso caccia.

 

 

Il caso

La soluzione del Tribunale

In pratica

 

 

Il caso

Il caso concreto viene affrontato e risolto favorevolmente per il ricorrente dal Tar Palermo, con la sentenza n. 357 dell’08.02.2019.

In sintesi: il Questore rigetta un’istanza tesa ad ottenere il rinnovo del libretto e della licenza di porto di fucile per uso caccia; il diniego viene motivato con riferimento:

a) alla pendenza a carico della persona interessata di un procedimento penale e di un sequestro preventivo di beni immobili emesso dall'A.G. per ipotesi di reato fiscale;

b) alla circostanza che il medesimo risulterebbe inserito in un contesto familiare compromesso, con fatti che inciderebbero sul requisito della buona condotta in ambiente socio familiare non idoneo;

c) alla considerazione che superiori esigenze di tutela dell'ordine della sicurezza pubblica impongono di evitare il crearsi di situazioni, anche potenziali che possono costituire pericolo per l'incolumità della collettività.

Ne consegue, in pratica, un giudizio negativo sul requisito di buona condotta del ricorrente e sulla garanzia di non abusare del titolo di polizia, di cui si rigetta quindi la domanda di rinnovo.

 

 

 

La soluzione del Tribunale

La revoca della licenza per porto d'armi deve essere adeguatamente motivata: è insufficiente il riferimento al patteggiamento per i reati fiscali se al legale rappresentante della società, detentore di armi per decenni per l'esercizio della caccia, non può essere imputato niente riguardo alla correttezza ed avvedutezza nella custodia e nel maneggio delle armi medesime.

Parliamo, nello specifico, di una condanna per evasione di imposte e iva, emessa nei suoi confronti in qualità di amministratore di fatto della società della moglie.

Reato (per altro, risalente nel tempo) dal quale non può trarsi un giudizio di disvalore nei confronti del ricorrente, ai fini del prospettato potenziale abuso del titolo di polizia.

Così come non si può ricavare alcun giudizio negativo dal rapporto di parentela che, secondo la giurisprudenza prevalente, è irrilevante.

 

 

 

In pratica

La materia del diritto amministrativo delle armi è tecnica e richiede un supporto legale specialistico.

Si consiglia pertanto di affidarsi esclusivamente a legali che hanno comprovata familiarità con le questioni sottese ai dinieghi.

L’Avv. Francesco Pandolfi vanta una pluriennale esperienza in questo particolare e delicato ramo del diritto.

 

 

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Letto 947 volte Ultima modifica il Lunedì, 25 Marzo 2019 19:25
Francesco Pandolfi

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Nel 1995 inizia la sua attività di avvocato; il 24.06.2010 acquisisce il patrocinio in Corte di Cassazione e Magistrature Superiori.

Attualmente si occupa di diritto amministrativo, diritto militare, diritto delle armi, responsabilità medica, diritto penale.
E' autore di numerose pubblicazioni su importanti quotidiani giuridici; in particolare ha approfondito la materia del diritto militare nelle aree disciplinari, giuslavoristiche, penali e amministrative. 
In diritto del lavoro segue da 10 anni il contenzioso dei lavoratori trimestrali contro Poste Italiane spa.

La sua Missione è "aiutare a risolvere problemi giuridici". Ritiene che il più grande capitale sia la risorsa umana e che il più grande investimento sia la conoscenza. Ha l'opportunità di servire persone in tutta Italia; la sua profonda passione per il lavoro lo porta ad assistere e difendere davanti ogni Corte nel Paese.

I tratti caratteristici della sua azione difensiva sono: tattica, esperienza, perseveranza. coraggio, focus verso l'obiettivo.

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