Domenica, 31 Marzo 2019 12:13

Divieto detenzione armi: l'amministrazione deve riesaminarlo

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Un caso concreto che viene qui riportato in sintesi, data l'importanza dell'argomento e l'interesse di moltissimi lettori per la delicata questione.

 

 

Il Prefetto emette un divieto di detenere armi, munizioni e materie esplodenti, ai sensi dell’art. 39 del T.U.L.P.S., reputando essere venuto meno il requisito dell’affidabilità della persona, in relazione al fatto che era stato tratto in arresto poiché colto in flagranza del reato di porto abusivo di pistola.

Il reato viene poi dichiarato estinto.

L'interessato però non impugna il decreto prefettizio, ma presenta una domanda di riesame al fine della revoca della misura interdittiva.

Non riceve alcuna risposta; pertanto decide di propone un ricorso con il quale deduce la violazione dell’obbligo di provvedere sulla citata richiesta di riesame in relazione al divieto di detenere armi e chiede che sia accertata e dichiarata l’illegittimità del silenzio serbato dall’Amministrazione, quindi che venga ordinato a quest’ultima di concludere il procedimento con un provvedimento espresso.

 

Ebbene, il Tar Palermo (sentenza n. 508 del 20.02.2019) accoglie la domanda.

Per farlo, parte da una premessa.

Il Collegio non ignora il consolidato orientamento giurisprudenziale, secondo cui va esclusa la sussistenza in capo alla Pubblica amministrazione dell'obbligo di provvedere in ordine alle istanze del privato volte all'esercizio del potere di riesame.

Tuttavia, fermo restando la validità del principio appena evocato nella generalità dei casi, il Collegio ritiene che allo stesso si possa fare eccezione.

 

 

Vediamo il perchè di questa utile decisione

Il perchè è presto detto ed è racchiuso in queste poche parole:

Il provvedimento inibitorio adottato non può avere efficacia all'infinito.

 

 

Un’interpretazione di segno contrario farebbe sorgere seri dubbi sulla legittimità costituzionale della disciplina in argomento, in relazione al principio di buon andamento dell’amministrazione pubblica (art. 97 C.) ed ai connessi canoni di ragionevolezza e proporzionalità, in quanto non risponde ad alcun interesse pubblico la protrazione a tempo indeterminato del divieto, quando sia venuta meno l’attualità del giudizio di pericolosità in precedenza espresso.

S’impone, dunque, un’interpretazione costituzionalmente orientata del sistema normativo cosicché, a fronte della mancanza di un limite temporale di efficacia del provvedimento de quo, come contrappeso, deve riconoscersi in capo al destinatario un interesse giuridicamente protetto ad ottenere, dopo il decorso di un termine ragionevole ed in presenza di positive sopravvenienze che abbiano mutato il quadro indiziario posto a base della pregressa valutazione di inaffidabilità, un aggiornamento della propria posizione e, in caso di esito positivo, la revoca dell’atto inibitorio.

 

Pertanto, fermo restando l’ampia discrezionalità riservata in materia all’autorità prefettizia, nel caso esaminato trova piena riespansione il generale obbligo di pronunciarsi sull’istanza di revisione del privato. 

In conclusione, il silenzio serbato sulla domanda di riesame va dichiarato illegittimo, sussistendo l’obbligo dell’autorità prefettizia di provvedere in merito, concludendo il relativo procedimento mediante un provvedimento espresso e motivato

 

 

 

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Francesco Pandolfi

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Francesco Pandolfi AVVOCATO: Nel 1995 inizia la sua attività di avvocato; il 24.06.2010 acquisisce il patrocinio in Corte di Cassazione e Magistrature Superiori. Attualmente si occupa prevalentemente di diritto amministrativo, diritto militare, diritto delle armi, responsabilità medica, diritto delle assicurazioni. E' autore di numerose pubblicazioni su importanti quotidiani giuridici on line, tra cui Studio Cataldi e Mia Consulenza; nel 2018 ha pubblicato il libro "Diritto delle armi, 20 sentenze utili". La sua Missione è "aiutare a risolvere problemi giuridici". Ritiene che il più grande capitale sia la risorsa umana e che il più grande investimento sia la conoscenza. Ha l'opportunità di servire persone in tutta Italia. I tratti caratteristici della sua azione sono: tattica, esperienza, perseveranza. coraggio, orientamento verso l'obiettivo.


Francesco Pandolfi COACH: la formazione parte dal 1998; tanti i corsi frequentati con docenti a livello internazionale; tra questi si annoverano training specifici sulla comunicazione efficace, p.n.l., psicologia, ipnosi, motivazione ecc. Attualmente si occupa di coaching one to one, seguendo i propri Assistiti (personalmente con incontri diretti o a distanza, tramite Skype) con percorsi studiati su misura in base agli obiettivi che il Cliente desidera raggiungere in qualsiasi settore (esempio: percorsi scolastici a tutti i livelli, programmi alimentari, attività lavorativa ecc...). L'attività intellettuale del coach è disciplinata dalla Legge n. 4 del 14.01.2013 entrata in vigore il 10.02.2013, che detta disposizioni in materia di professioni non organizzate in ordini o collegi.


Francesco Pandolfi MAESTRO: la formazione come praticante, poi come allenatore, istruttore e maestro di Karate Tradizionale ha inizio nel 1982; gli insegnamenti in questa disciplina provengono essenzialmente da Hiroshi Shirai e Taiji Kase, Maestri giapponesi riconosciuti come depositari nel mondo della versione autentica ed originale dell'arte marziale. Il Karate tradizionale è un'attività che mira a formare il carattere della persona, il corpo e lo spirito, attraverso l'allenamento fisico; si tratta di tecniche di autodifesa senza armi che possono supportare una persona attaccata a distanza, la quale viene posta nelle condizioni di difendersi anche utilizzando un solo colpo risolutivo. Le sedute di allenamento sono incentrate sulla preparazione atletica, il kihon, il kata, il kumite, la meditazione e le pratiche di rilassamento.

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