Mercoledì, 11 Marzo 2020 21:13

Coronavirus, possibili reati e porto d’armi

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La conoscenza delle misure di contenimento del contagio da COVID – 19, riguardanti sia le norme sullo spostamento delle persone fisiche all’interno del territorio nazionale, sia le sanzioni previste in caso di inosservanza delle stesse, devono essere dichiarate per iscritto dal cittadino italiano.

In caso di inosservanza dell’obbligo dichiarativo, scatta la sanzione penale.

 

 

 

Il sito istituzionale della Prefettura fornisce una scheda contenente la “dichiarazione sotto la propria responsabilità” (a regime fino al 03 aprile 2020, salvo ulteriori interventi normativi).

 

La scheda, al di là della dichiarazione di conoscenza di cui sopra, avverte sulla possibile commissione di tre distinti tipi di reato, a seconda dei comportamenti messi in atto da chi compila e sottoscrive la dichiarazione stessa.

 

 

Queste ipotesi sono:

art. 495 codice penale. Falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale sulla identità o su qualità personali proprie o di altri:

 

Chiunque dichiara o attesta falsamente al pubblico ufficiale l'identità, lo stato o altre qualità della propria o dell'altrui persona è punito con la reclusione da uno a sei anni.

 

La reclusione non è inferiore a due anni:

 

1) se si tratta di dichiarazioni in atti dello stato civile;

2) se la falsa dichiarazione sulla propria identità, sul proprio stato o sulle proprie qualità personali è resa all'autorità giudiziaria da un imputato o da una persona sottoposta ad indagini, ovvero se, per effetto della falsa dichiarazione, nel casellario giudiziale una decisione penale viene iscritta sotto falso nome;

 

 

 

art. 650 codice penale. Inosservanza dei provvedimenti dell'Autorità:

Chiunque non osserva un provvedimento legalmente dato dall'Autorità per ragione di giustizia o di sicurezza pubblica o d'ordine pubblico o d'igiene, è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato, con l'arresto fino a tre mesi o con l'ammenda fino a euro 206;

 

 

 

Il terzo indistinto genere di reati riguarda quelle diverse fattispecie nelle quali, al di là dell’inosservanza dei provvedimenti di Autorità (di per sé sanzionabili ex art. 650 c.p.), si ravvisi in relazione alla condotta dell’interessato un qualsiasi fatto che astrattamente costituisca “un più grave reato”.

 

Detto questo, vediamo ora se la maldestra compilazione di questa scheda può mettere a rischio il porto d’armi, cioè se è idonea ad incidere negativamente sui requisiti voluti dall’Autorità di P.S. per il rilascio / mantenimento della licenza di porto d’armi.

 

La risposta è .

 

La commissione di uno o più reati, tra quelli sopra indicati, diventa inevitabilmente un criterio di valutazione per il Ministero dell’Interno in sede di scrutinio dei requisiti per la licenza, dal momento che tanto la dichiarazione falsa quanto l’inosservanza dei provvedimenti possono indurre senz’altro a ritenere incrinata la buona condotta del soggetto portatore del titolo di polizia.

 

Dunque, per non sbagliare, le dichiarazioni possibili e veridiche da trascrivere sulla scheda sono solo 4:

 

  • spostamento determinato da comprovate da esigenze lavorative (pertanto le esigenze lavorative dovranno essere, appunto, dimostrate o dimostrabili a semplice richiesta);
  • spostamento determinato da situazioni di necessità (anche qui, la situazione che si dichiara come “necessitata”, dovrà essere subito dimostrata);
  • spostamento determinato da motivi di salute (anche tale motivo ammette la sola soluzione della dichiarazione veridica e assistita da documenti a riprova);
  • spostamento determinato dal rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza (il motivo di tale spostamento sarà assistito da prove inequivocabili che confermano il viaggio di rientro).

 

Da non trascurare il fatto che l’Amministrazione degli Interni dispone di una vasta discrezionalità in materia di porto d’armi, così ampia da consentire a Questura e Prefettura di valutare qualsiasi comportamento incidente sull’uso delle armi e, infine, ritenere che una determinata condotta rientri tra quelle pregiudizievoli per rilascio e/o mantenimento del titolo di polizia.

 

Addirittura possono essere oggetto di valutazione anche condotte non caratterizzate da componenti penali, ma che denotano atteggiamenti o situazioni contrarie all’ordinato vivere civile.

 

Quindi, attenzione a ciò che si scrive, di dichiara e si sottoscrive.

 

Ovviamente, sul versante opposto, il Ministero dell’Interno non dispone di una discrezionalità indefinita, ma incontra un limite nella Legge e nei criteri giurisprudenziali che chiedono il rispetto dei criteri di ragionevolezza e di proporzionalità dei provvedimenti.

 

In sostanza: questi atti non potranno mai essere arbitrari o viziati da eccesso di potere o, peggio, posti in essere con violazione di specifiche disposizioni di Legge.

 

 

 

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Francesco Pandolfi

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Francesco Pandolfi AVVOCATO: Nel 1995 inizia la sua attività di avvocato; il 24.06.2010 acquisisce il patrocinio in Corte di Cassazione e Magistrature Superiori. Attualmente si occupa prevalentemente di diritto amministrativo, diritto militare, diritto delle armi, responsabilità medica, diritto delle assicurazioni. E' autore di numerose pubblicazioni su importanti quotidiani giuridici on line, tra cui Studio Cataldi e Mia Consulenza; nel 2018 ha pubblicato il libro "Diritto delle armi, 20 sentenze utili". La sua Missione è "aiutare a risolvere problemi giuridici". Ritiene che il più grande capitale sia la risorsa umana e che il più grande investimento sia la conoscenza. Ha l'opportunità di servire persone in tutta Italia. I tratti caratteristici della sua azione sono: tattica, esperienza, perseveranza. coraggio, orientamento verso l'obiettivo.


Francesco Pandolfi COACH: la formazione parte dal 1998; tanti i corsi frequentati con docenti a livello internazionale; tra questi si annoverano training specifici sulla comunicazione efficace, p.n.l., psicologia, ipnosi, motivazione ecc. Attualmente si occupa di coaching one to one, seguendo i propri Assistiti (personalmente con incontri diretti o a distanza, tramite Skype) con percorsi studiati su misura in base agli obiettivi che il Cliente desidera raggiungere in qualsiasi settore (esempio: percorsi scolastici a tutti i livelli, programmi alimentari, attività lavorativa ecc...). L'attività intellettuale del coach è disciplinata dalla Legge n. 4 del 14.01.2013 entrata in vigore il 10.02.2013, che detta disposizioni in materia di professioni non organizzate in ordini o collegi.


Francesco Pandolfi MAESTRO: la formazione come praticante, poi come allenatore, istruttore e maestro di Karate Tradizionale ha inizio nel 1982; gli insegnamenti in questa disciplina provengono essenzialmente da Hiroshi Shirai e Taiji Kase, Maestri giapponesi riconosciuti come depositari nel mondo della versione autentica ed originale dell'arte marziale. Il Karate tradizionale è un'attività che mira a formare il carattere della persona, il corpo e lo spirito, attraverso l'allenamento fisico; si tratta di tecniche di autodifesa senza armi che possono supportare una persona attaccata a distanza, la quale viene posta nelle condizioni di difendersi anche utilizzando un solo colpo risolutivo. Le sedute di allenamento sono incentrate sulla preparazione atletica, il kihon, il kata, il kumite, la meditazione e le pratiche di rilassamento.

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