Lunedì, 11 Maggio 2020 13:45

Diritto armi: come far valere le esigenze di difesa personale

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Quali sono i criteri per i quali è possibile assegnare un valore ai precedenti rinnovi del porto di pistola per difesa personale.

 

 

 

Il Ministero dell’Interno, pur disponendo della nota discrezionalità in materia di armi deve pur sempre attenersi a regole di buon andamento della funzione amministrativa, ad esempio assegnando uno specifico valore alla legittima aspettativa del privato, così come valorizza altri parametri.  

 

 

 

Indice

Tre sentenze importanti

La sentenza del Tar marzo 2020

Nozione di dimostrato bisogno più ampia

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Tre sentenze importanti

Per parlare di questo argomento non si può fare a meno del supporto di tre importanti sentenze che, aggiornando la materia, fanno luce sulla questione della legittima aspettativa del privato rispetto a precedenti rinnovi del porto di pistola per difesa.

 

Ebbene, le sentenze da tenere a mente sono le seguenti:

 

la n. 2722/2020, pubblicata il 28.04.2020, della Terza Sezione del Consiglio di Stato (vedi difesa personale rinnovo);

 

la n. 2544/2020, pubblicata il 21.04.2020 del C. di S.;

 

la n. 271/2020, pubblicata il 02.30.2020 del Tar Toscana.

 

Qui ci soffermiamo su quella della Seconda Sezione del Tar Firenze.

 

 

 

La sentenza del Tar marzo 2020

Dunque, la Sezione ha aderito all'orientamento secondo cui, nell'ipotesi in cui il porto d'armi sia stato concesso negli anni precedenti, l'amministrazione deve motivare il diniego con riferimento a puntuali circostanze sopravvenute e non può limitarsi alla semplice rivalutazione dei medesimi fatti i quali, in precedenza, avevano determinato la concessione della licenza, determinandosi altrimenti una contraddittorietà nell'azione amministrativa.

 

Per esempio, nel caso che ha esaminato le esigenze di difesa personale del ricorrente sono state in precedenza e per lungo tempo riconosciute esistenti e nulla è cambiato nelle circostanze di fatto poste a loro fondamento, né sono sopravvenuti motivi ostativi all'uso dell'arma.

 

 

 

Nozione di dimostrato bisogno più ampia

Il fatto che ritengo importante all’interno di queste sentenze è che la nozione stessa di “dimostrato bisogno” dell’arma da difesa appare rimodellata ed estesa nella sua portata.

 

Qui, infatti, i giudici hanno messo in evidenza che il requisito del dimostrato bisogno dell’arma, ossia della sua necessità reale aggiornata all’attualità, si può desumere anche dalla storia pregressa della persona interessata e dell’utilizzo che ha fatto dell’arma negli anni passati in occasione dei precedenti rinnovi, sempre accordati dall’Amministrazione senza alcun problema.

 

Anzi, nel caso specifico trattato dal Tar a marzo, assistiamo ad un allargamento delle maglie valutative, dal momento che nella sentenza si valorizza il fatto che l’interessato porti con se, per esigenze di lavoro, quantità di denaro contante o assegni.

 

 

 

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Letto 763 volte Ultima modifica il Lunedì, 11 Maggio 2020 13:54
Francesco Pandolfi

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Francesco Pandolfi AVVOCATO: Nel 1995 inizia la sua attività di avvocato; il 24.06.2010 acquisisce il patrocinio in Corte di Cassazione e Magistrature Superiori. Attualmente si occupa prevalentemente di diritto amministrativo, diritto militare, diritto delle armi, responsabilità medica, diritto delle assicurazioni. E' autore di numerose pubblicazioni su importanti quotidiani giuridici on line, tra cui Studio Cataldi e Mia Consulenza; nel 2018 ha pubblicato il libro "Diritto delle armi, 20 sentenze utili". La sua Missione è "aiutare a risolvere problemi giuridici". Ritiene che il più grande capitale sia la risorsa umana e che il più grande investimento sia la conoscenza. Ha l'opportunità di servire persone in tutta Italia. I tratti caratteristici della sua azione sono: tattica, esperienza, perseveranza. coraggio, orientamento verso l'obiettivo.


Francesco Pandolfi COACH: la formazione parte dal 1998; tanti i corsi frequentati con docenti a livello internazionale; tra questi si annoverano training specifici sulla comunicazione efficace, p.n.l., psicologia, ipnosi, motivazione ecc. Attualmente si occupa di coaching one to one, seguendo i propri Assistiti (personalmente con incontri diretti o a distanza, tramite Skype) con percorsi studiati su misura in base agli obiettivi che il Cliente desidera raggiungere in qualsiasi settore (esempio: percorsi scolastici a tutti i livelli, programmi alimentari, attività lavorativa ecc...). L'attività intellettuale del coach è disciplinata dalla Legge n. 4 del 14.01.2013 entrata in vigore il 10.02.2013, che detta disposizioni in materia di professioni non organizzate in ordini o collegi.


Francesco Pandolfi MAESTRO: la formazione come praticante, poi come allenatore, istruttore e maestro di Karate Tradizionale ha inizio nel 1982; gli insegnamenti in questa disciplina provengono essenzialmente da Hiroshi Shirai e Taiji Kase, Maestri giapponesi riconosciuti come depositari nel mondo della versione autentica ed originale dell'arte marziale. Il Karate tradizionale è un'attività che mira a formare il carattere della persona, il corpo e lo spirito, attraverso l'allenamento fisico; si tratta di tecniche di autodifesa senza armi che possono supportare una persona attaccata a distanza, la quale viene posta nelle condizioni di difendersi anche utilizzando un solo colpo risolutivo. Le sedute di allenamento sono incentrate sulla preparazione atletica, il kihon, il kata, il kumite, la meditazione e le pratiche di rilassamento.

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