Venerdì, 18 Agosto 2017 15:53

Violenza domestica su una donna: può esserci la responsabilità dei Magistrati?

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Il caso

Dodici querele presentate dalla donna nei confronti del marito, autore di violenze fisiche, maltrattamenti, aggressioni, minacce.

Nonostante gli allarmi continuamente innescati dalla vittima la Procura della Repubblica territoriale, sia pur ripetutamente investita delle querele descritte, non si attiva per indagare e, di fatto, non fa nulla per impedire o contribuire ad evitare l’omicidio della donna.

Almeno questo è quanto assume l’attore del giudizio dove si chiede il risarcimento del danno derivante dalla responsabilità dei Magistrati: secondo la trama di chi agisce in causa, costoro avrebbero omesso di sviluppare tutti gli opportuni atti di indagine idonei a neutralizzare la pericolosità sociale dell’uomo (manca in pratica l’interrogatorio dell’omicida, il sollecito agli organi competenti ad emettere un trattamento sanitario obbligatorio ex art. 73 c.p.p., il ricovero presso una casa di cura o ospedale psichiatrico quale misura di sicurezza personale ex art. 206 c.p., la richiesta della misura di sicurezza ex art. 219 comma 3 c.p.).

 

 

Perché matura l’intento omicida

Eppure dalle perizie delle cause penali l’uomo risulta sano di mente, con capacità intellettive nella media e personalità caratterizzata da difficoltà di contatto affettivo.

E’ stato l’odio nei confronti della moglie a far nascere l’istinto omicida, odio a sua volta proveniente da una lunga e dura battaglia legale per l’affidamento di tre figli, verso i quali il padre mostrava un forte attaccamento.

Odio, in definitiva, definitivamente manifestato nell’imminenza dell’affidamento dei figli alla madre.  

 

 

Le omissioni dei Magistrati

A parte le prime denunce, accade che le querele dopo il 2007 mostrano come la donna tema per la sua incolumità; in particolare due di queste denunce evocano significativi e pericolosi episodi, cui però non fa seguito una presa di posizione ferma dell’Autorità, la quale omette di eseguire perquisizioni locali o personali per accertare la presenza di armi e omette di svolgere atti di indagine per bloccare la pericolosità dell’omicida.

Dalla lettura degli atti della causa impiantata davanti il Tribunale civile (Trib. Messina, sentenza 30.05.2017), risulta che il compimento di una perquisizione avrebbe permesso, con semplice calcolo probabilistico, di rinvenire il coltello denunciato dalla donna e al suo conseguente sequestro, potendosi ipotizzare il reato di porto abusivo di mezzi atti ad offendere al di fuori della propria abitazione senza giustificato motivo, oppure il reato ex art. 699 comma 2 c.p., norma applicabile all’ipotesi di porto di coltello a scatto trattandosi di arma bianca impropria, di cui è vietato il porto in modo assoluto, non essendo ammessa licenza da parte delle leggi di pubblica sicurezza.

Poiché la donna viene uccisa con un coltello a serramanico di cm 9,5 di forgia analoga a quello in esame, si può affermare con elevata probabilità che il rinvenimento del coltello e il sequestro dello stesso avrebbe evitato l’omicidio avvenuto il 3.10.2007.

 

 

Il risarcimento

La Presidenza del Consiglio dei Ministri risponde quindi, secondo la normativa applicabile ratione temporis, della responsabilità dei Magistrati per le omissioni descritte.

Parliamo di una grave responsabilità per omissioni di necessari atti di indagine.

 

  

In pratica

Il compito dello Stato non termina con l’elaborazione delle leggi atte a tutelare le persone, ma si estende alla protezione effettiva di ciascun membro della collettività.

In sostanza: quando un’Autorità rimane inerte nell’applicare le disposizioni di legge, di fatto vanifica gli strumenti di tutela predisposti da queste norme.

Di qui la risarcibilità in sede civile di questi particolari danni.

 

 

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Letto 857 volte Ultima modifica il Domenica, 05 Novembre 2017 18:54
Francesco Pandolfi

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Francesco Pandolfi AVVOCATO: Nel 1995 inizia la sua attività di avvocato; il 24.06.2010 acquisisce il patrocinio in Corte di Cassazione e Magistrature Superiori. Attualmente si occupa prevalentemente di diritto amministrativo, diritto militare, diritto delle armi, responsabilità medica, diritto delle assicurazioni. E' autore di numerose pubblicazioni su importanti quotidiani giuridici on line, tra cui Studio Cataldi e Mia Consulenza; nel 2018 ha pubblicato il libro "Diritto delle armi, 20 sentenze utili". La sua Missione è "aiutare a risolvere problemi giuridici". Ritiene che il più grande capitale sia la risorsa umana e che il più grande investimento sia la conoscenza. Ha l'opportunità di servire persone in tutta Italia. I tratti caratteristici della sua azione sono: tattica, esperienza, perseveranza. coraggio, orientamento verso l'obiettivo.


Francesco Pandolfi COACH: la formazione parte dal 1998; tanti i corsi frequentati con docenti a livello internazionale; tra questi si annoverano training specifici sulla comunicazione efficace, p.n.l., psicologia, ipnosi, motivazione ecc. Attualmente si occupa di coaching one to one, seguendo i propri Assistiti (personalmente con incontri diretti o a distanza, tramite Skype) con percorsi studiati su misura in base agli obiettivi che il Cliente desidera raggiungere in qualsiasi settore (esempio: percorsi scolastici a tutti i livelli, programmi alimentari, attività lavorativa ecc...). L'attività intellettuale del coach è disciplinata dalla Legge n. 4 del 14.01.2013 entrata in vigore il 10.02.2013, che detta disposizioni in materia di professioni non organizzate in ordini o collegi.


Francesco Pandolfi MAESTRO: la formazione come praticante, poi come allenatore, istruttore e maestro di Karate Tradizionale ha inizio nel 1982; gli insegnamenti in questa disciplina provengono essenzialmente da Hiroshi Shirai e Taiji Kase, Maestri giapponesi riconosciuti come depositari nel mondo della versione autentica ed originale dell'arte marziale. Il Karate tradizionale è un'attività che mira a formare il carattere della persona, il corpo e lo spirito, attraverso l'allenamento fisico; si tratta di tecniche di autodifesa senza armi che possono supportare una persona attaccata a distanza, la quale viene posta nelle condizioni di difendersi anche utilizzando un solo colpo risolutivo. Le sedute di allenamento sono incentrate sulla preparazione atletica, il kihon, il kata, il kumite, la meditazione e le pratiche di rilassamento.

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