Mercoledì, 16 Agosto 2017 14:53

Rubare corrente in caso di indigenza: cosa succede in causa?

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Bisogna vedere se il furto avviene o no in uno stato di necessità della personaIl furto di elettricità

 

Per spiegare la particolare circostanza nella quale una persona si trova a mettere in atto questa deplorevole azione, utilizziamo una recente sentenza della Corte di Cassazione penale, la n. 37930/17.

Qui i giudici hanno affrontato la questione nell'ambito di una controversia condominiale, riferendosi al furto di energia elettrica da una plafoniera del condominio: la donna ruba ed afferma di non avere risorse adeguate per pagare la corrente, visto che si trova in uno stato di grave indigenza, essendo rimasta senza lavoro con l'esigenza di accudire i figli che, a suo dire, non hanno neppure la possibilità di lavarsi.

Sembra una situazione drammatica.

Il nocciolo del convincimento della Corte è però diverso.

 

 

L'esimente dello stato di necessità

La Corte di Cassazione non si convince della tesi della ricorrente, la quale cerca di far passare l'idea che il furto è avvenuto solo ed esclusivamente per causa della gravissima situazione di indigenza in cui versa la propria famiglia, composta anche da minori.

In effetti, già la Corte territoriale ha appurato la non esistenza di un pericolo attuale di danno grave ai bambini.

 

Ecco gli elementi in base ai quali la Cassazione ha deciso:

  • per la cottura di cibi la donna usa bombole di gas,
  • nel periodo primaverile l'allaccio abusivo alla corrente non è giustificato dall'esigenza di riscaldamento dell'abitazione,
  • la donna, all'epoca del fatto, ha uno stipendio,
  • non è accertato lo stato di disoccupazione,
  • non si è rivolta agli assistenti sociali.

 

Conclusioni

Il principio che si ricava dalla sentenza è questo:

l'esimente dello stato di necessità non si può applicare a reati asseritamente provocati da uno stato di bisogno economico, se a questo stato si può ovviare con comportamenti non criminali: infatti ai bisogni primari delle persone indigenti si può provvedere con l'aiuto degli assistenti sociali.

 

 

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Letto 2804 volte Ultima modifica il Domenica, 05 Novembre 2017 18:57
Francesco Pandolfi e Alessandro Mariani

Francesco Pandolfi

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Francesco Pandolfi AVVOCATO

Lo studio Pandolfi Mariani è stato fondato dall’avvocato Francesco Pandolfi.

Egli inizia la sua attività nel 1995; il 24.06.2010 acquisisce il patrocinio in Corte di Cassazione e Magistrature Superiori. Si è occupato prevalentemente di diritto amministrativo, diritto militare, diritto delle armi, responsabilità medica, diritto delle assicurazioni.

E' autore di numerose pubblicazioni su importanti quotidiani giuridici on line, tra cui Studio Cataldi e Mia Consulenza; nel 2018 ha pubblicato il libro "Diritto delle armi, 20 sentenze utili".

La sua Missione era e continua ad essere con lo studio da lui fondato: "aiutare a risolvere problemi giuridici".

Riteneva che il più grande capitale fosse la risorsa umana e che il più grande investimento, la conoscenza. Ha avuto l'opportunità di servire persone in tutta Italia.

I tratti caratteristici della sua azione erano: tattica, esperienza, perseveranza. coraggio, orientamento verso l'obiettivo.

Tutto questo resta, lo studio da lui fondato continua l’attività con gli avvocati e i collaboratori con i quali ha sempre lavorato nel corso degli anni e ai quali ha trasmesso tutte le sue competenze.

 

 

Alessandro Mariani Avvocato

data di nascita: 08/04/1972

 

Principali mansioni e responsabilità: 
Avvocato
Consulenza legale e redazione atti giudiziari per il recupero del credito (Decreto Ingiuntivo e Costituzione nelle opposizioni);
Attività giudiziale e stragiudiziale con apertura di partita iva ed iscrizione alla casa forense;
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