Lunedì, 27 Gennaio 2020 09:22

Mio padre sorvegliato speciale tanti anni fa: rischi per le armi

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Come ben sappiamo, a chi chiede il rinnovo della licenza di porto di fucile ad uso caccia il Questore risponde in due modi: accorda il rinnovo o lo respinge.

Il secondo è il caso in cui, ad esempio, l’amministrazione si convince che l’affidabilità della persona è venuta meno visti alcuni controlli effettuati con persone, magari stretti familiari, che annoverano precedenti.

A questo punto, in caso di respingimento dell’istanza di rinnovo, che fare?

Conviene o non conviene presentare il ricorso?

 

 

 

Come vedremo, conviene presentare il ricorso al Tar.

 

 

Ovvio che l’argomento proposto nell’articolo è solo un pretesto, uno spunto per esaminare più da vicino situazioni somiglianti e che riguardano il contesto socio familiare, partendo dalla considerazione che di solito fa la Questura in questi casi, cioè in pratica: da una loro valutazione riguardante quel contesto non emergono, a detta dell’amministrazione, garanzie sufficienti affinché la persona possa essere ritenuta incapace di abusare del titolo di polizia.

 

Bene: si tratta di domande legittime che si pongono in tanti; qui cerco allora di dare una risposta, sia pur in sintesi.

 

La premessa doverosa da fare è che in questa materia disponiamo di un numero veramente elevato di sentenze, di primo e secondo grado.

 

Ultimamente anche la Prima Sezione del Tar Palermo si è pronunciata sulla questione posta dal titolo, ossia mio padre sorvegliato speciale tanti anni fa: rischi per le armi e lo ha fatto con la sentenza n. 200/2020 pubblicata il 22.01.2020, favorevole per il ricorrente  ( vedi anche: reati).

 

 

Il criterio ricavabile dalla giurisprudenza, in estrema sintesi, è questo.

 

In prima battuta si ripropone la regola di sempre: in materia di armi l’Autorità esercita un ampio potere discrezionale.

La natura dell’atto finale non la esime però dalla regola dell’adeguatezza dell’istruttoria e, soprattutto, della motivazione  ( vedi anche: https://www.miaconsulenza.it/diritto-delle-armi/3-diritto-delle-armi/396-armi-mi-hanno-controllato-con-persone-controindicate ).

 

Quindi, applicando il criterio al caso di respingimento dovuto alle dubbie frequentazioni, bisogna capire nello specifico se l’Autorità ha effettuato valutazioni pertinenti e coerenti, oppure queste sono state irrazionali e arbitrarie  (vedi anche poteri-dell'-autorita-amministrativa ).

 

Di base, per comprendere questo fondamentale passaggio è necessario esaminare ogni singolo episodio relativo a ciascun singolo controllo con le persone controindicate e, dopo questo esame, vedere se questi controlli e contatti hanno avuto una reale incidenza sull’affidabilità della persona interessata al rinnovo.

 

Nello specifico, se i dubbi dell’amministrazione si concentrano sul fatto che sia mio padre la persona controindicata, con il quale magari non convivo da anni e che per altro aveva precedenti penali decadi fa, quando io non ero neppure nato, allora la questione va sviscerata per bene, proprio per comprendere se le valutazioni che la Questura sta facendo sulla mia affidabilità sono pertinenti o completamente fuori luogo.

 

Ad esempio, tanto per comprendere subito i termini della questione, per restare sull’esempio tratto dalla sentenza di Palermo:  

l’amministrazione non ha preso in considerazione il fatto che il padre del ricorrente non è mai stato tratto a giudizio né condannato per fatti aventi rilevanza penale; è stato invece sottoposto a misura di prevenzione della sorveglianza speciale della P.S. (per la durata di un anno) ma 30 anni prima dell’adozione del provvedimento impugnato e prima ancora della nascita del ricorrente; non risulta dal provvedimento qualsiasi elemento attuale che possa farlo ritenere soggetto controindicato, posto peraltro che è pure stato riabilitato dalla Corte d'Appello; inoltre il ricorrente non convive da anni con il genitore e non è mai stato destinatario di sentenze penali di condanna, né risultano procedimenti penali a suo carico; cosa importante poi è che il ricorrente è titolare di licenza di porto di fucile uso caccia dal 2008 e, dunque, gli è stato in precedenza concesso il porto d’armi per uso caccia senza che le circostanze predette (la sola parentela con il padre) abbiano mai assunto alcuna rilevanza nel giudizio di affidabilità che lo ha di volta in volta interessato.  

 

 

 

Dunque, in conclusione, il ricorso in casi come questo serve, in quanto è l’unico strumento difensivo messo a disposizione della persona interessata per far valere i propri diritti ed interessi, in situazioni dove il Ministero dell’Interno non compie una corretta lettura dei dati di cui dispone per il rinnovo della licenza.

 

 

Altre informazioni?

Contatta l’Avv. Francesco Pandolfi

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Letto 1002 volte Ultima modifica il Lunedì, 27 Gennaio 2020 15:14
Francesco Pandolfi

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Francesco Pandolfi AVVOCATO: Nel 1995 inizia la sua attività di avvocato; il 24.06.2010 acquisisce il patrocinio in Corte di Cassazione e Magistrature Superiori. Attualmente si occupa prevalentemente di diritto amministrativo, diritto militare, diritto delle armi, responsabilità medica, diritto delle assicurazioni. E' autore di numerose pubblicazioni su importanti quotidiani giuridici on line, tra cui Studio Cataldi e Mia Consulenza; nel 2018 ha pubblicato il libro "Diritto delle armi, 20 sentenze utili". La sua Missione è "aiutare a risolvere problemi giuridici". Ritiene che il più grande capitale sia la risorsa umana e che il più grande investimento sia la conoscenza. Ha l'opportunità di servire persone in tutta Italia. I tratti caratteristici della sua azione sono: tattica, esperienza, perseveranza. coraggio, orientamento verso l'obiettivo.


Francesco Pandolfi COACH: la formazione parte dal 1998; tanti i corsi frequentati con docenti a livello internazionale; tra questi si annoverano training specifici sulla comunicazione efficace, p.n.l., psicologia, ipnosi, motivazione ecc. Attualmente si occupa di coaching one to one, seguendo i propri Assistiti (personalmente con incontri diretti o a distanza, tramite Skype) con percorsi studiati su misura in base agli obiettivi che il Cliente desidera raggiungere in qualsiasi settore (esempio: percorsi scolastici a tutti i livelli, programmi alimentari, attività lavorativa ecc...). L'attività intellettuale del coach è disciplinata dalla Legge n. 4 del 14.01.2013 entrata in vigore il 10.02.2013, che detta disposizioni in materia di professioni non organizzate in ordini o collegi.


Francesco Pandolfi MAESTRO: la formazione come praticante, poi come allenatore, istruttore e maestro di Karate Tradizionale ha inizio nel 1982; gli insegnamenti in questa disciplina provengono essenzialmente da Hiroshi Shirai e Taiji Kase, Maestri giapponesi riconosciuti come depositari nel mondo della versione autentica ed originale dell'arte marziale. Il Karate tradizionale è un'attività che mira a formare il carattere della persona, il corpo e lo spirito, attraverso l'allenamento fisico; si tratta di tecniche di autodifesa senza armi che possono supportare una persona attaccata a distanza, la quale viene posta nelle condizioni di difendersi anche utilizzando un solo colpo risolutivo. Le sedute di allenamento sono incentrate sulla preparazione atletica, il kihon, il kata, il kumite, la meditazione e le pratiche di rilassamento.

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