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Lunedì, 24 Settembre 2018 12:18

Divieto detenzione armi superficiale: come scardinarlo?

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Divieto detenzione armi superficiale: come scardinarlo?

Cosa fare e come muoversi quando si riceve un divieto di detenzione armi che a prima vista appare ingiusto e, quindi, criticabile.

 

Se sei un imprenditore, o comunque gestisci una qualsiasi attività commerciale e ti vedi notificare dal Prefetto il divieto di detenzione armi per tutta una serie di motivi, riconducibili a segnalazioni sfavorevoli fatte dai Carabinieri magari relative a vicende che in passato hanno avuto risvolti penali, o anche ad altre vicende non necessariamente penali, probabilmente la prima cosa che pensi è all’ingiustizia di un provvedimento di questo tipo e poi, forse la seconda cosa che ti viene in mente, a come puoi subito muoverti per contestarlo.

Si perché il divieto del prefetto, secondo te, è basato su valutazioni superficiali e sbagliate.

In pratica, vuoi riporre fiducia nella giustizia e sei certo che, se è vero che esiste una giustizia amministrativa, questa deve essere riaffermata nel tuo caso, visto che la storia che ti riguarda non è contaminata dai problemi che, invece, loro ritengono decisivi per dirti “no”.

Ma allora, cosa puoi fare per reagire a questo?

Come ti conviene presentare il ricorso?

Che cosa è opportuno scrivere sul tuo atto difensivo?

Vediamo di rispondere a questi interrogativi e darti qualche consiglio di prima mano.

La cosa che posso dirti è che altri, prima di te, si sono trovati in questa situazione da un lato sicuramente spiacevole e, dall’altro, pure un po’ complicata perché sai che come controparte hai un potere di un certo spessore.

Uno tra questi casi è quello che è stato affrontato e ultimamente risolto dal Tar Lecce, con la sentenza n. 200 del 9 febbraio 2018: qui è importante tornare sul punto perché quella sentenza non è stata appellata dal Ministero dell’Interno (vedi anche, sullo stesso tema: https://www.miaconsulenza.it/diritto-delle-armi/3-diritto-delle-armi/161-divieto-detenzione-armi-come-contestare-la-prefettura ).

Una sentenza favorevole all’imprenditore, molto utile per svariati altri casi identici o solo somiglianti.

 

Indice:

cosa dice il Prefetto

come impostare il ricorso

cosa dire nel ricorso

come decide il Tar

consigli

contatta l'avvocato 

 

Divieto detenzione superficiale: cosa dice il Prefetto

Cominciamo con il dire che la prefettura può basare il suo convincimento sulle note informative dei Carabinieri: loro infatti possono proporre l'emissione del decreto di divieto detenzione armi nei tuoi confronti, magari per il fatto che a tuo carico hanno trovato alcuni precedenti penali per reati diversi (che so: violenza, minaccia, lesione nei confronti di una terza persona).

Inoltre, magari perché avrai in passato riportato alcune condanne, come è successo nel caso vagliato dal Tar Lecce (pensiamo, per esempio, al reato di detenzione e cessione illecita di sostanze stupefacenti o di ricettazione e falsità in titoli di credito).

Potrebbero, ancora, prendere spunto da un provvedimento con il quale il Questore ha negato il rinnovo del porto di fucile per tiro a volo.

In aggiunta, potrebbero trarre forza nei tuoi confronti in quanto la Questura concorda con la proposta di emissione del decreto di divieto di detenzione armi.

A tutto questo aggiungi che, di suo, il Prefetto può vietare la detenzione di armi sulla base di un giudizio prognostico in base al quale il titolare, cioè tu, risulti capace di abusarne.

Aggiungi anche che la Prefettura esamina le tue memorie difensive ma, accade più di qualche volta, è come se non le avesse lette: ormai per loro è questione di affidabilità persa ai fini della detenzione delle armi.   

 

Divieto detenzione armi superficiale: come impostare ricorso

Di fronte ad una situazione delicata come quello sopra descritta, hai provato da solo a inviare le osservazioni nei termini di legge, ma ti sei accorto che forse è preferibile ingaggiare un legale esperto in materia e presentare ricorso.

Ti sei guardato un po’ intorno e hai notato che in Italia non sono proprio tantissimi gli avvocati che trattano quotidianamente questioni di questo tipo.

Hai pensato allora di chiedere a qualche Studio Legale, a qualche Collega e poi a me, almeno inizialmente, per qualche consiglio, proprio per cercare di capire se hai realmente margini di riuscita nell’intento che ti sei prefissato: demolire quel divieto di detenzione che ritieni così ingiusto.

Dopo un primo colloquio e scambio di documenti, viene fuori dal consulto che il divieto del prefetto è quantomeno illogico e inadeguato, soprattutto reca una motivazione superficiale ed incongrua rispetto alle ragioni che con la memoria difensiva hai già rappresentato da solo.

 

Divieto detenzione armi superficiale: cosa dire nel ricorso

Presa la decisione per la battaglia giudiziaria, ecco le cose che in estrema sintesi potrai dire nel ricorso al Tar.

I vecchi reati sono stati tolti di mezzo con la riabilitazione ed è pertanto ingiusto e illogico che l’amministrazione non ne tenga conto, oppure voglia per forza assegnare un significato diverso alla riabilitazione rispetto a come questa viene interpretata in sede penale.

Gli ultimi reati sono stati poi eliminati con l’archiviazione, siccome il PM ha ritenuto la tua totale estraneità rispetto ai fatti contestati.

In sostanza, andrai a mettere in evidenza che tu non sei la persona che loro credono che tu sia, ma che non solo per le remote vicende hai ottenuto la riabilitazione, ma per quelle più recenti non hai da rimproverarti nulla in quanto sei stato coinvolto pur non essendo responsabile di niente.

Le loro informative si basano su dati che sono apparentemente oggettivi, ma che finiscono per trascurare l’evoluzione di quelle vicende, gli esiti delle stesse e le ripercussioni (favorevoli) sulle valutazioni amministrative di cui parliamo.

 

Divieto detenzione armi superficiale: come decide il Tar

Il Tar si pone una domanda: per prima cosa si chiede se tutto questo sia giusto e conforme a diritto.

Poi passa a vedere se il potere della Pubblica Amministrazione sia stato correttamente esercitato, questo perché l’indagine che compie il collegio di magistrati tende ad un sindacato di legittimità sul vizio dell’eccesso di potere da parte della PA.

 

Divieto detenzione armi superficiale: consigli

Con la semplice analisi della sentenza del Tar Lecce, non appellata, possiamo renderci perfettamente conto di come può essere facile per l’Autorità dare valutazioni inattendibili, o falsate da ricostruzioni parziali delle vicende pregresse.

Questo non certo per dire che l’amministrazione eccede nelle proprie valutazioni e sbaglia sempre: molte volte questi giudizi prognostici sono corretti e, dunque, decisamente inattaccabili.

Voglio solo dire, al contrario, che quando ci si trova di fronte ad un divieto di detenzione visibilmente ingiusto, è consigliabile andare avanti con il ricorso, in quanto i Giudici sanno ben vedere quando quel provvedimento è viziato ed emettere, alla fine, una sentenza equa.

Divieto detenzione armi superficiale: contatta l’avvocato

Come hai visto nel post, in molti casi è preferibile nominare un difensore che tratti questa specifica materia. Questo perché mentre si trovano moltissimi avvocati che hanno dimistichezza con il diritto amministrativo in generale, non se ne trovano tanti che invece trattano l’amministrativo con specifico riferimento al diritto delle armi.

Se hai pensato di interpellarmi, puoi farlo semplicemente chiamando questo numero: 3286090590, oppure scrivi all’indirizzo mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

Letto 14812 volte Ultima modifica il Lunedì, 24 Settembre 2018 18:26
Francesco Pandolfi

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Nel 1995 inizia la sua attività di avvocato; il 24.06.2010 acquisisce il patrocinio in Corte di Cassazione e Magistrature Superiori.

Attualmente si occupa di diritto amministrativo, diritto militare, diritto delle armi, responsabilità medica, diritto penale.
E' autore di numerose pubblicazioni su importanti quotidiani giuridici; in particolare ha approfondito la materia del diritto militare nelle aree disciplinari, giuslavoristiche, penali e amministrative. 
In diritto del lavoro segue da 10 anni il contenzioso dei lavoratori trimestrali contro Poste Italiane spa.

La sua Missione è "aiutare a risolvere problemi giuridici". Ritiene che il più grande capitale sia la risorsa umana e che il più grande investimento sia la conoscenza. Ha l'opportunità di servire persone in tutta Italia; la sua profonda passione per il lavoro lo porta ad assistere e difendere davanti ogni Corte nel Paese.

I tratti caratteristici della sua azione difensiva sono: tattica, esperienza, perseveranza. coraggio, focus verso l'obiettivo.

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