Martedì, 07 Aprile 2020 14:52

Armi: annullamento divieto detenzione e risarcimento danni

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Quali sono le regole da rispettare per presentare una domanda di risarcimento danni all’interno di un ricorso per l’annullamento di una revoca della licenza di porto di fucile uso caccia e di un divieto di detenzione armi, con contestuale ordine di cessione delle stesse.    

 

 

 

Indice

Affidabilità e buona condotta

Le norme

Risarcimento danni esistenziali

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Affidabilità e buona condotta

Iniziamo con il dire che non sempre l’amministrazione degli interni può mettere in dubbio l’affidabilità e/o la buona condotta del titolare della licenza di armi (vedi anche: divieto detenzione armi valutazione severa).

 

Questo in quanto bisogna capire il perché sorgano tali dubbi in seno all’autorità.

 

Per esempio: un procedimento penale per reati non attinenti all’uso delle armi, come può essere la truffa o le false attestazioni, non produce effetti diretti o indiretti sui parametri dell’affidabilità e buona condotta (vedi anche: pericolo abuso armi).

 

Un eventuale ricorso amministrativo in questa materia e per queste motivazioni verrebbe accolto, per la ragione che l’amministrazione non avrebbe evidenziato nei provvedimenti impugnati come la posizione di imputato assunta dal ricorrente, e la condotta penalmente rilevante ascrittagli nel relativo processo potrebbero essere sintomatici della perdita di affidabilità nell’uso delle armi, oppure manifestare una assenza di buona condotta rilevate nell’ambito oggetto di valutazione e tutela (vedi anche divieto detenzione prefettura incoerente).

 

Una conclusione questa che non confligge di certo con l’ampia discrezionalità valutativa delle condotte dei privati, di cui le autorità di p.s. sono titolari ai fini del rilascio e/o del ritiro della licenza di porto d’armi, nonché ai fini della inibizione alla detenzione delle armi e munizioni.

 

 

 

Le norme

In generale, bisogna ricordare che ai sensi degli artt. 11 e 43 del TULPS la revoca delle autorizzazioni di polizia, tra cui il porto d’armi, può essere discrezionalmente disposta (oltre che in presenza di condanne per alcuni reati) quando venga meno la buona condotta o sussista un rischio di abuso delle armi; analogamente, ai sensi dell’art. 39 TULPS, il Prefetto ha facoltà di vietare la detenzione di armi e munizioni allorquando ritenga sussistente un pericolo di abuso.

 

E’ chiaro, però, che in tutte queste ipotesi occorre una motivazione esplicita delle ragioni per le quali la condotta tenuta dal privato può concretizzare un rischio per il bene/interesse che l’amministrazione è deputata a tutelare.

 

 

 

Risarcimento danni esistenziali

Detto questo, passiamo ora al discorso sul risarcimento danni.

 

L’opinione diffusa vuole che questo tipo di domande non si possa innestare tanto facilmente all’interno del ricorso per annullamento del provvedimento di diniego.

 

Però, se andiamo a vedere, la norma non esclude la possibilità per il privato di inserire all’interno del ricorso una domanda risarcitoria.

 

Certo: scrivere tanto per scrivere lascia il tempo che trova e, questa regola generale di buon senso vale ovviamente anche per tutte le domande risarcitorie.

 

La cosa importante ed utile è, invece, scrivere la domanda di risarcimento se si sa che questa ha un suo preciso fondamento probatorio.

 

Ciò che bisogna tenere presente è dunque che, per formulare una domanda che poi abbia concrete possibilità di accoglimento, occorre rispettare determinate e rigide regole procedurali.

 

Vediamole insieme.

 

Ipotizziamo una domanda di risarcimento danni avanzata col ricorso introduttivo, diciamo per mancato esercizio dell’attività ricreativa (caccia) nell’arco di diversi anni.

 

Ebbene, per dare un vero sostegno ad una domanda del genere, bisogna tenere a mente che per il risarcimento del danno esistenziale è necessario che il danneggiato fornisca le seguenti prove:

 

dimostrare l'evento, cioè la lesione del diritto costituzionalmente primario che superi la soglia della tollerabilità;

 

dimostrare le ripercussioni pregiudizievoli, oggettivamente accertabili, a carico del soggetto passivo;

 

dimostrare l’alterazione delle proprie abitudini e dei propri assetti relazionali, oltre al dover sottostare a scelte di vita pregiudizievoli in ordine all'espressione e alla realizzazione della personalità anche nel mondo esterno.

 

La conclusione sul discorso risarcitorio è, in definitiva, la seguente: la domanda di risarcimento del danno esistenziale non è vietata in quanto tale, ma è solo richiesto che essa, per essere favorevolmente apprezzata, rispetti i criteri di prova sopra indicati.

 

 

 

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Altre informazioni? Vuoi capire se è possibile inserire, all’interno del tuo ricorso, anche una domanda di risarcimento del danno?

Contatta l’Avv. Francesco Pandolfi -3286090590 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (vedi anche: richiedi consulenza).

Letto 2285 volte Ultima modifica il Martedì, 07 Aprile 2020 15:07
Francesco Pandolfi

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Francesco Pandolfi AVVOCATO: Nel 1995 inizia la sua attività di avvocato; il 24.06.2010 acquisisce il patrocinio in Corte di Cassazione e Magistrature Superiori. Attualmente si occupa prevalentemente di diritto amministrativo, diritto militare, diritto delle armi, responsabilità medica, diritto delle assicurazioni. E' autore di numerose pubblicazioni su importanti quotidiani giuridici on line, tra cui Studio Cataldi e Mia Consulenza; nel 2018 ha pubblicato il libro "Diritto delle armi, 20 sentenze utili". La sua Missione è "aiutare a risolvere problemi giuridici". Ritiene che il più grande capitale sia la risorsa umana e che il più grande investimento sia la conoscenza. Ha l'opportunità di servire persone in tutta Italia. I tratti caratteristici della sua azione sono: tattica, esperienza, perseveranza. coraggio, orientamento verso l'obiettivo.


Francesco Pandolfi COACH: la formazione parte dal 1998; tanti i corsi frequentati con docenti a livello internazionale; tra questi si annoverano training specifici sulla comunicazione efficace, p.n.l., psicologia, ipnosi, motivazione ecc. Attualmente si occupa di coaching one to one, seguendo i propri Assistiti (personalmente con incontri diretti o a distanza, tramite Skype) con percorsi studiati su misura in base agli obiettivi che il Cliente desidera raggiungere in qualsiasi settore (esempio: percorsi scolastici a tutti i livelli, programmi alimentari, attività lavorativa ecc...). L'attività intellettuale del coach è disciplinata dalla Legge n. 4 del 14.01.2013 entrata in vigore il 10.02.2013, che detta disposizioni in materia di professioni non organizzate in ordini o collegi.


Francesco Pandolfi MAESTRO: la formazione come praticante, poi come allenatore, istruttore e maestro di Karate Tradizionale ha inizio nel 1982; gli insegnamenti in questa disciplina provengono essenzialmente da Hiroshi Shirai e Taiji Kase, Maestri giapponesi riconosciuti come depositari nel mondo della versione autentica ed originale dell'arte marziale. Il Karate tradizionale è un'attività che mira a formare il carattere della persona, il corpo e lo spirito, attraverso l'allenamento fisico; si tratta di tecniche di autodifesa senza armi che possono supportare una persona attaccata a distanza, la quale viene posta nelle condizioni di difendersi anche utilizzando un solo colpo risolutivo. Le sedute di allenamento sono incentrate sulla preparazione atletica, il kihon, il kata, il kumite, la meditazione e le pratiche di rilassamento.

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