Sabato, 13 Gennaio 2018 17:44

Divieto detenzione armi: posso fare accesso agli atti prima del ricorso, per controllare che cosa ha scritto la Polizia?

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Una materia dove, a prima vista, sembrerebbe prevalere l’interesse alla segretezza di certi documenti, ma non è proprio così.

 

 

Intanto va detto subito che la risposta alla domanda proposta dal titolo del post è “SI”, tanto per sgombrare il campo da dubbi, equivoci o fraintendimenti.

 

 

Inutile dire che si tratta di un caso importantissimo, da tenere sempre presente per la miriade di situazioni analoghe che affrontiamo praticamente tutti i giorni in tema di divieto di detenzione armi.

 

 

Nel caso commentato (Tar Milano, sentenza n. 26 del 4 gennaio 2018) la Prefettura non indovina la mossa e, dopo aver negato l’accesso su uno specifico atto amministrativo che vedremo, perde anche il ricorso al Tar avviato dalla persona interessata a conoscere il contenuto di quel particolare documento.

Quindi, come anticipato, la risposta alla domanda del titolo è: SI, dal momento che l’interesse di tutte le persone a difendersi (in materia di armi, in questo caso) prevale sulle cosiddette esigenze di segretezza.

Ma vediamo, in sintesi, come e perché.

 

 

La vicenda

L’interessato ha presentato istanza di accesso al parere reso dalla Polizia nell’ambito del procedimento che ha portato all’adozione del provvedimento della Prefettura di divieto di detenzioni di armi.

In pratica, la Prefettura nega l’accesso e il ricorrente ne lamenta l’illegittimità.

        

 

Cosa dice la norma

La legge stabilisce che deve comunque essere garantito ai richiedenti l'accesso ai documenti amministrativi la cui conoscenza sia necessaria per difendere i propri interessi giuridici.

Che cosa significa questo in concreto?

Ebbene, il significato della norma è quello di consentire “comunque” l'accesso a scopi difensivi dei propri interessi

giuridici e questo anche nei casi in cui sia stata disposta l'esclusione dell'accesso ai sensi del comma 6 dell'art. 24 L. 241/1990.

La Legge ha cioè risolto il problema operando a monte un bilanciamento degli interessi, affermando cioè la cedevolezza delle esigenze connesse alla segretezza dinanzi a quelle alla difesa degli interessi dell'istante, ove i documenti risultino perciò necessari.

 

 

Qual è l’interesse reale del ricorrente

E’ chiaramente “difensivo”.

La persona interessata ha bisogno di quel documento per organizzare al meglio la sua difesa.

L’esposizione dell’atto è quindi finalizzata alla tutela di interessi giuridici attraverso l’impugnazione del provvedimento di divieto di detenzione armi.

  

 

Il ragionamento del Tribunale  

Ruota attorno alla questione del “bilanciamento degli interessi in gioco”.

Dice il Tar: le ragioni dell’amministrazione a sostegno del diniego impugnato cedono rispetto alle prescrizioni contenute nell’ art. 24 comma 7, fermo restando che vanno salvaguardate le esigenze del segreto istruttorio del giudizio penale, se esistono.

Il ricorso viene quindi accolto.

Viene annullato il provvedimento di diniego di accesso ed affermato l’obbligo dell’amministrazione di consentire l’accesso al parere richiesto, visto che manca un segreto istruttorio opponibile all’interessato che ne possa giustificare il differimento.

 

 

vedi accesso agli atti

 

 

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Francesco Pandolfi

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Francesco Pandolfi AVVOCATO: Nel 1995 inizia la sua attività di avvocato; il 24.06.2010 acquisisce il patrocinio in Corte di Cassazione e Magistrature Superiori. Attualmente si occupa prevalentemente di diritto amministrativo, diritto militare, diritto delle armi, responsabilità medica, diritto delle assicurazioni. E' autore di numerose pubblicazioni su importanti quotidiani giuridici on line, tra cui Studio Cataldi e Mia Consulenza; nel 2018 ha pubblicato il libro "Diritto delle armi, 20 sentenze utili". La sua Missione è "aiutare a risolvere problemi giuridici". Ritiene che il più grande capitale sia la risorsa umana e che il più grande investimento sia la conoscenza. Ha l'opportunità di servire persone in tutta Italia. I tratti caratteristici della sua azione sono: tattica, esperienza, perseveranza. coraggio, orientamento verso l'obiettivo.


Francesco Pandolfi COACH: la formazione parte dal 1998; tanti i corsi frequentati con docenti a livello internazionale; tra questi si annoverano training specifici sulla comunicazione efficace, p.n.l., psicologia, ipnosi, motivazione ecc. Attualmente si occupa di coaching one to one, seguendo i propri Assistiti (personalmente con incontri diretti o a distanza, tramite Skype) con percorsi studiati su misura in base agli obiettivi che il Cliente desidera raggiungere in qualsiasi settore (esempio: percorsi scolastici a tutti i livelli, programmi alimentari, attività lavorativa ecc...). L'attività intellettuale del coach è disciplinata dalla Legge n. 4 del 14.01.2013 entrata in vigore il 10.02.2013, che detta disposizioni in materia di professioni non organizzate in ordini o collegi.


Francesco Pandolfi MAESTRO: la formazione come praticante, poi come allenatore, istruttore e maestro di Karate Tradizionale ha inizio nel 1982; gli insegnamenti in questa disciplina provengono essenzialmente da Hiroshi Shirai e Taiji Kase, Maestri giapponesi riconosciuti come depositari nel mondo della versione autentica ed originale dell'arte marziale. Il Karate tradizionale è un'attività che mira a formare il carattere della persona, il corpo e lo spirito, attraverso l'allenamento fisico; si tratta di tecniche di autodifesa senza armi che possono supportare una persona attaccata a distanza, la quale viene posta nelle condizioni di difendersi anche utilizzando un solo colpo risolutivo. Le sedute di allenamento sono incentrate sulla preparazione atletica, il kihon, il kata, il kumite, la meditazione e le pratiche di rilassamento.

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