Giovedì, 31 Agosto 2017 07:52

Armi e convivenza con altri: come evitare pericoli per la collettività

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Chi è titolare di licenza di porto d'armi deve essere più che affidabile

 

La sicurezza degli altri

L'Ordinamento italiano chiede, a chi è titolare di licenza di porto d'armi, uno specifico comportamento: evitare pericoli per l'ordine e la sicurezza pubblici.

Detta in sintesi, la funzione principale di tutte le articolate norme del settore delle armi gravita attorno a questo principio di fondo: un'applicazione pratica di questa regola è, ad esempio, quella di dare un certo risalto a situazioni di convivenza con altre persone che, in via di fatto, dimostrano di essere in grado di impossessarsi facilmente dell'armamento in occasione di episodi critici.

Facciamo un esempio (tratto dalla lettura della sentenza n. 565 del 27 luglio 2016 del Tar Perugia sezione 1): se la moglie del titolare della licenza riesce ad imbracciare un fucile perché partecipa ad una lite con un vicino, ecco che questa circostanza incide sulla valutazione amministrativa che precede un provvedimento inibitorio a danno del titolare.

In sostanza, per rendere effettiva la protezione della sicurezza di tutti i cittadini, per Legge non importa che a commettere il fatto ritenuto pericoloso per l'incolumità altrui sia stato non il titolare della licenza, ma il coniuge.

 

 

Come si giudica l'affidabilità

Nelle situazioni di convivenza, come il caso descritto sopra fare un esempio pratico, l'Autorità va a sondare la relazione che c'è tra chi convive sotto lo stesso tetto e si accerta se c'è stata una regolare custodia delle armi (vedi anche, sull'argomento della custodia: armi, come non farsi fregare sulla questione della custodia).

Sul punto della custodia poi, non ci sono dubbi: le situazioni di convivenza non sono neutre ai fini della valutazione amministrativa, visto che anche se non si può imputare niente sul titolare della licenza in occasione di specifici episodi, il fatto che un convivente o un terzo si impossessino con una certa facilità dell'arma è sicuramente un allarme degno di nota.

In pratica, l'Autorità di Pubblica Sicurezza, quando è chiamata a valutare se esista un pericolo per l'ordine e la sicurezza pubblica, tiene conto anche del fatto che il pericolo può nascere da comportamenti omissivi (nel caso commentato questi comportamenti sono collegati al mancato assolvimento degli oneri di diligente custodia che l'ordinamento impone a chi detiene armi o esplosivi).

Vedi anche: armi e affidabilità di chi le utilizza: 9 punti da sapere.

 

 

Da sapere

In sintesi, le condizioni per la concessione e il mantenimento del porto d'armi sono, secondo i più noti principi giurisprudenziali:

1) rispetto delle norme penali,

2) rispetto delle regole di convivenza sociale,

3) rispetto delle norme di tutela dell'ordine pubblico.

 

 

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Letto 2265 volte Ultima modifica il Domenica, 05 Novembre 2017 18:35
Francesco Pandolfi

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Francesco Pandolfi AVVOCATO: Nel 1995 inizia la sua attività di avvocato; il 24.06.2010 acquisisce il patrocinio in Corte di Cassazione e Magistrature Superiori. Attualmente si occupa prevalentemente di diritto amministrativo, diritto militare, diritto delle armi, responsabilità medica, diritto delle assicurazioni. E' autore di numerose pubblicazioni su importanti quotidiani giuridici on line, tra cui Studio Cataldi e Mia Consulenza; nel 2018 ha pubblicato il libro "Diritto delle armi, 20 sentenze utili". La sua Missione è "aiutare a risolvere problemi giuridici". Ritiene che il più grande capitale sia la risorsa umana e che il più grande investimento sia la conoscenza. Ha l'opportunità di servire persone in tutta Italia. I tratti caratteristici della sua azione sono: tattica, esperienza, perseveranza. coraggio, orientamento verso l'obiettivo.


Francesco Pandolfi COACH: la formazione parte dal 1998; tanti i corsi frequentati con docenti a livello internazionale; tra questi si annoverano training specifici sulla comunicazione efficace, p.n.l., psicologia, ipnosi, motivazione ecc. Attualmente si occupa di coaching one to one, seguendo i propri Assistiti (personalmente con incontri diretti o a distanza, tramite Skype) con percorsi studiati su misura in base agli obiettivi che il Cliente desidera raggiungere in qualsiasi settore (esempio: percorsi scolastici a tutti i livelli, programmi alimentari, attività lavorativa ecc...). L'attività intellettuale del coach è disciplinata dalla Legge n. 4 del 14.01.2013 entrata in vigore il 10.02.2013, che detta disposizioni in materia di professioni non organizzate in ordini o collegi.


Francesco Pandolfi MAESTRO: la formazione come praticante, poi come allenatore, istruttore e maestro di Karate Tradizionale ha inizio nel 1982; gli insegnamenti in questa disciplina provengono essenzialmente da Hiroshi Shirai e Taiji Kase, Maestri giapponesi riconosciuti come depositari nel mondo della versione autentica ed originale dell'arte marziale. Il Karate tradizionale è un'attività che mira a formare il carattere della persona, il corpo e lo spirito, attraverso l'allenamento fisico; si tratta di tecniche di autodifesa senza armi che possono supportare una persona attaccata a distanza, la quale viene posta nelle condizioni di difendersi anche utilizzando un solo colpo risolutivo. Le sedute di allenamento sono incentrate sulla preparazione atletica, il kihon, il kata, il kumite, la meditazione e le pratiche di rilassamento.

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1 commento

  • Link al commento Francesco Desposito Venerdì, 01 Settembre 2017 22:24 inviato da Francesco Desposito

    Ok moglie che si impossessa del fucile del marito e ammazza la vicina ma se la moglie ha bisogno di un'arma per proteggersi da banditi che vogliono ammazzarla,,??

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