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Venerdì, 05 Luglio 2019 13:25

Acquisto all’asta di un immobile abusivo

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La procedura espropriativa non sana gli eventuali illeciti edilizi realizzati prima.

 

Acquistare immobili alle aste giudiziarie, lo sappiamo bene, può essere molto spesso un affare.

Occorre però prestare attenzione alla circostanza nella quale si va ad acquistare un bene con abusi edilizi: è questo un caso dove non si verifica il cosiddetto effetto purgativo dell’asta derivante dalla natura di acquisto a titolo originario del bene, effetto che riguarda più propriamente i diritti, i pesi e le limitazioni legali gravanti sul bene, e non lo stato di fatto materiale e antigiuridico in cui si trova il bene.

 

 

Indice

Che cos’è l’abuso edilizio

Si può applicare il principio dell’affidamento incolpevole?

Come comportarsi

Che cos’è il potere repressivo degli abusi edilizi

Sostituzione della sanzione demolitoria con quella pecuniaria

 

 

Che cos’è l’abuso edilizio

Si tratta di un illecito che consiste nel realizzare un intervento edilizio senza permesso di costruire, o senza dichiarazione di inizio attività.

Secondo la definizione più comune data da Wikipedia, questo illecito si verifica quando si realizza un'opera edilizia, che può essere sia una costruzione su suolo non edificabile, ma senza approvazione, o un ampliamento del volume o della superficie, o qualsiasi modifica alla sagoma di un edificio preesistente, in assenza di completa autorizzazione amministrativa.

La fattispecie integra un reato.

 

 

Si può applicare il principio dell’affidamento incolpevole?

Il proprietario del bene aggiudicato, trovandosi in questa scomoda situazione, potrà presentare un ricorso amministrativo avverso l’eventuale ordinanza di demolizione del manufatto abusivo, cercando di far valere il cosiddetto affidamento incolpevole, dimostrato dal fatto che l’immobile è stato acquistato mediante asta giudiziaria e che gli abusi risalgono a svariati anni prima.

Tuttavia, è bene tener presente che di fronte ad una domanda congegnata in questo modo il giudice potrebbe anche negare l’accoglimento: proprio come si è verificato in occasione di una causa amministrativa svolta davanti il Tar di Catanzaro (sentenza n. 1305/19 del 25.06.2019 e pubblicata il 26.06.2019).

 

 

Come comportarsi

Il punto di partenza è questo.

Nel nostro ordinamento non c’è un dato normativo per cui la vendita all’asta nell’ambito di una procedura espropriativa comporta l’effetto sanante degli eventuali illeciti edilizi realizzati.

Abbiamo già detto dell’effetto purgativo e della sua concreta applicabilità.

L’unico aspetto preso in considerazione dalla Legge, per l’ipotesi che il bene acquistato sia affetto da illeciti edilizi, riguarda la scansione dei tempi per attivare la procedura di sanabilità delle opere.

Ai sensi dell’art. 40 ultimo comma della legge n. 47 del 1985, infatti, “nell’ipotesi in cui l’immobile rientri nelle previsioni di sanabilità di cui al capo IV della presente legge e sia oggetto di trasferimento derivante da procedure esecutive, la domanda di sanatoria può essere presentata entro centoventi giorni dall’atto di trasferimento dell’immobile, purché le ragioni di credito per cui si interviene o procede siano di data anteriore all’entrata in vigore della presente legge”.

 

 

Che cos’è il potere repressivo degli abusi edilizi

L’esercizio del potere repressivo degli abusi edilizi è un’attività amministrativa doverosa; i relativi provvedimenti sono né più né meno che atti vincolati e, dunque, non richiedono alcun’altra motivazione circa le ragioni che impongono la rimozione dell’abuso, neanche nell’ipotesi in cui l’ingiunzione di demolizione intervenga a distanza di tempo dalla realizzazione dell’abuso.

 

 

Sostituzione della sanzione demolitoria con quella pecuniaria

La possibilità di sostituire la sanzione demolitoria con quella pecuniaria dev’essere valutata nella fase esecutiva del procedimento, successiva ed autonoma rispetto all’ordine di demolizione.

 

 

Altre informazioni su questo argomento?

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Francesco Pandolfi

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Francesco Pandolfi AVVOCATO: Nel 1995 inizia la sua attività di avvocato; il 24.06.2010 acquisisce il patrocinio in Corte di Cassazione e Magistrature Superiori. Attualmente si occupa prevalentemente di diritto amministrativo, diritto militare, diritto delle armi, responsabilità medica, diritto delle assicurazioni. E' autore di numerose pubblicazioni su importanti quotidiani giuridici on line, tra cui Studio Cataldi e Mia Consulenza; nel 2018 ha pubblicato il libro "Diritto delle armi, 20 sentenze utili". La sua Missione è "aiutare a risolvere problemi giuridici". Ritiene che il più grande capitale sia la risorsa umana e che il più grande investimento sia la conoscenza. Ha l'opportunità di servire persone in tutta Italia. I tratti caratteristici della sua azione sono: tattica, esperienza, perseveranza. coraggio, orientamento verso l'obiettivo.


Francesco Pandolfi COACH: la formazione parte dal 1998; tanti i corsi frequentati con docenti a livello internazionale; tra questi si annoverano training specifici sulla comunicazione efficace, p.n.l., psicologia, ipnosi, motivazione ecc. Attualmente si occupa di coaching one to one, seguendo i propri Assistiti (personalmente con incontri diretti o a distanza, tramite Skype) con percorsi studiati su misura in base agli obiettivi che il Cliente desidera raggiungere in qualsiasi settore (esempio: percorsi scolastici a tutti i livelli, programmi alimentari, attività lavorativa ecc...). L'attività intellettuale del coach è disciplinata dalla Legge n. 4 del 14.01.2013 entrata in vigore il 10.02.2013, che detta disposizioni in materia di professioni non organizzate in ordini o collegi.


Francesco Pandolfi MAESTRO: la formazione come praticante, poi come allenatore, istruttore e maestro di Karate Tradizionale ha inizio nel 1982; gli insegnamenti in questa disciplina provengono essenzialmente da Hiroshi Shirai e Taiji Kase, Maestri giapponesi riconosciuti come depositari nel mondo della versione autentica ed originale dell'arte marziale. Il Karate tradizionale è un'attività che mira a formare il carattere della persona, il corpo e lo spirito, attraverso l'allenamento fisico; si tratta di tecniche di autodifesa senza armi che possono supportare una persona attaccata a distanza, la quale viene posta nelle condizioni di difendersi anche utilizzando un solo colpo risolutivo. Le sedute di allenamento sono incentrate sulla preparazione atletica, il kihon, il kata, il kumite, la meditazione e le pratiche di rilassamento.

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