Martedì, 21 Agosto 2018 08:54

L'autovettura è un'arma?

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L’autovettura è un’arma?

In molte circostanze può esserlo.

Oggi un post insolito, un può fuori dalle righe.

Andiamo subito al dunque: se ti trovassi ad assistere, come in un film, ad una scena dove una persona si mette alla guida di una vettura e, facendo alcune manovre, tenta deliberatamente di investire un soggetto con l’intento chiaro di fargli male, di ferirlo o ucciderlo, non ci crederesti e penseresti ad un abbaglio, cioè che una cosa simile si può vedere appunto solo nei film.

Eppure si tratta di fatti che si verificano nella realtà.

E si sono realmente verificati.

 

Se l’auto viene usata come un’arma, scatta il risarcimento per la vittima?

E’ chiaro che in un contesto del genere la prima preoccupazione è per chi subisce l’atto doloso e violento.

Dopo però, ci si chiede se in un caso del genere egli possa avere diritto o meno ad essere risarcito dall’impresa assicuratrice del veicolo il cui conducente ha messo in atto l’azione.

Una domanda di questo tipo verrebbe spontanea per il fatto che esiste una norma del codice civile che impedisce, in prima battuta, il risarcimento quando si verifica un fatto doloso (art. 1917 c.c.).

Eppure la Corte di Cassazione ha trovato il rimedio, ammettendo a risarcimento la vittima di un grave sinistro messo in piedi con un’autovettura irresponsabilmente usata, appunto, come un’arma (Corte di Cassazione Terza Sezione Civile, sentenza n. 20786/2018).

 

Come la vettura può diventare arma?

Sembra strano pensare ad un’autovettura come se fosse un’arma.

Ma, se ci pensiamo bene, la macchina ha tutte le caratteristiche per diventarlo, ovviamente se utilizzata male o in violazione di specifiche norme poste a presidio dell’incolumità degli altri.

Per esempio, basta circolare ad elevata velocità su strade con limite per rappresentare un potenziale pericolo per i terzi; così come è sufficiente manovrare in modo imprudente per mettere a repentaglio la vita di un incolpevole passeggero.

Oppure, ancora, circolare contromano, sorpassare dove non si può, fare retromarcia sapendo che dietro il veicolo si trovano persone, e così via.

In pratica

Le norme comunitarie e l’ordinamento interno sono orientate alla tutela della salute e del benessere delle persone.

La protezione di questi fondamentali valori passa anche per un reale e funzionante sistema di regole che permette a chi rimane vittima di incidenti stradali, anche particolari come quello sopra descritto, di conseguire in ogni caso il risarcimento del danno subito.

Basti pensare che questo reticolo di norme è talmente ben congegnato da permettere di chiedere (ed ottenere quando sussistono i presupposti) il risarcimento anche quando non esiste un contratto assicurativo sul veicolo investitore, il cui conducente è responsabile del sinistro (Fondo di Garanzia Vittime della Strada).

In buona sostanza: per avere il risarcimento del danno, nel caso in cui l’autovettura venisse usata impropriamente come se fosse un’arma, occorrerà procedere con un primo invio della lettera di diffida e messa in mora verso il responsabile e l’impresa assicuratrce r.c.a. quindi, in caso di disaccordo sull’entità del ristoro, intentare una causa civile risarcitoria sfruttando l’accertamento dei fatti svolto in sede penale.

 

Altre informazioni su questo argomento?

Contatta l’Avv. Francesco Pandolfi

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Francesco Pandolfi

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Francesco Pandolfi AVVOCATO: Nel 1995 inizia la sua attività di avvocato; il 24.06.2010 acquisisce il patrocinio in Corte di Cassazione e Magistrature Superiori. Attualmente si occupa prevalentemente di diritto amministrativo, diritto militare, diritto delle armi, responsabilità medica, diritto delle assicurazioni. E' autore di numerose pubblicazioni su importanti quotidiani giuridici on line, tra cui Studio Cataldi e Mia Consulenza; nel 2018 ha pubblicato il libro "Diritto delle armi, 20 sentenze utili". La sua Missione è "aiutare a risolvere problemi giuridici". Ritiene che il più grande capitale sia la risorsa umana e che il più grande investimento sia la conoscenza. Ha l'opportunità di servire persone in tutta Italia. I tratti caratteristici della sua azione sono: tattica, esperienza, perseveranza. coraggio, orientamento verso l'obiettivo.


Francesco Pandolfi COACH: la formazione parte dal 1998; tanti i corsi frequentati con docenti a livello internazionale; tra questi si annoverano training specifici sulla comunicazione efficace, p.n.l., psicologia, ipnosi, motivazione ecc. Attualmente si occupa di coaching one to one, seguendo i propri Assistiti (personalmente con incontri diretti o a distanza, tramite Skype) con percorsi studiati su misura in base agli obiettivi che il Cliente desidera raggiungere in qualsiasi settore (esempio: percorsi scolastici a tutti i livelli, programmi alimentari, attività lavorativa ecc...). L'attività intellettuale del coach è disciplinata dalla Legge n. 4 del 14.01.2013 entrata in vigore il 10.02.2013, che detta disposizioni in materia di professioni non organizzate in ordini o collegi.


Francesco Pandolfi MAESTRO: la formazione come praticante, poi come allenatore, istruttore e maestro di Karate Tradizionale ha inizio nel 1982; gli insegnamenti in questa disciplina provengono essenzialmente da Hiroshi Shirai e Taiji Kase, Maestri giapponesi riconosciuti come depositari nel mondo della versione autentica ed originale dell'arte marziale. Il Karate tradizionale è un'attività che mira a formare il carattere della persona, il corpo e lo spirito, attraverso l'allenamento fisico; si tratta di tecniche di autodifesa senza armi che possono supportare una persona attaccata a distanza, la quale viene posta nelle condizioni di difendersi anche utilizzando un solo colpo risolutivo. Le sedute di allenamento sono incentrate sulla preparazione atletica, il kihon, il kata, il kumite, la meditazione e le pratiche di rilassamento.

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