Giovedì, 20 Febbraio 2020 10:27

Pericolo di uso distorto di armi in possesso

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Sospensione della validità del libretto di porto d'arma per difesa personale.  

Situazioni di conflittualità familiare.

Come si deve formare il giudizio di inaffidabilità del coniuge in lite.  

Cosa non può fare il Ministero dell’Interno.

 

 

 

Indice

 

Il principio generale

La sentenza del Tar Emilia Romagna

Come chiedere assistenza allo studio legale

 

 

 

Il principio generale

Le situazioni di conflittualità familiare, che sfociano come spesso accade in esposti o querele, non possono diventare automaticamente situazioni che giustificano un giudizio di inaffidabilità del coniuge in lite titolare di un’autorizzazione di polizia in materia di armi.

 

Per principio generale la revoca delle autorizzazioni concesse deve derivare da una conoscenza approfondita della situazione e dalla valutazione di comportamenti magari inesistenti in precedenza, ma che sono scaturiti dallo stress derivante dalla conflittualità familiare, comportamenti che fanno insorgere il pericolo di un uso distorto delle armi in possesso (vedi anche: denuncia, effetti sul porto armi).

 

Questa e solo questa è la regola generale che l’autorità deve tenere presente se ritiene di revocare l’autorizzazione: non può far scattare in automatico il giudizio di inaffidabilità per il solo fatto che esistono denunce reciproche.

 

In sostanza: se la crisi familiare (vedi anche: probabilita abuso armi) non da spunti per rivedere quel giudizio di affidabilità che, magari, da decenni ha consentito alla persona interessata di ottenere l’autorizzazione di polizia ora sospesa, non può condividersi quell’eventuale motivazione che subordina ad un’attenuazione della conflittualità familiare la possibilità di rivedere il provvedimento impugnato in senso favorevole.

 

 

 

La sentenza del Tar Emilia Romagna

Questi chiari principi sono stati fissati, anzi ribaditi, dalla Sezione Prima del Tar per l’Emilia Romagna, con la sentenza n. 204 del 27.02.2029, pubblicata l’01.03.2019.

 

Utile ed interessante la citazione del passaggio finale della pronuncia:

 

il Tar coglie quale sia l’impostazione di fondo adottata nella valutazione della persistenza dell’affidabilità politica: quando c’è crisi familiare e la vicenda viene all’attenzione della pubblica autorità, si revocano comunque le autorizzazioni di polizia perché non si può mai essere certi che, in momenti di particolare esasperazione della conflittualità, non si ricorrerà alle armi di cui si dispone. E se ciò accadesse il clamore mediatico porterebbe ad interrogarsi sul perché non fosse stato disposto prima l’inibizione al possesso delle armi.

 

Orbene il Collegio, che potrebbe ragionare allo stesso modo respingendo i ricorsi di questo genere per non correre rischi analoghi, comprende che di fronte a situazioni di questo tipo bisogna adottare delle cautele e valutare con molta accuratezza la situazione cosicché, quando dovesse emergere un profilo di pericolo anche eventuale, purché non puramente ipotetico, è opportuno assumere provvedimenti come quello contestato in questa sede.

 

Ma quando dall’istruttoria condotta, come nel caso di specie, non emerge alcun elemento che faccia ritenere scemata l’affidabilità del ricorrente, mancano i presupposti per un provvedimento di sospensione”.

 

 

 

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Letto 1334 volte Ultima modifica il Giovedì, 20 Febbraio 2020 10:38
Francesco Pandolfi

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Francesco Pandolfi AVVOCATO: Nel 1995 inizia la sua attività di avvocato; il 24.06.2010 acquisisce il patrocinio in Corte di Cassazione e Magistrature Superiori. Attualmente si occupa prevalentemente di diritto amministrativo, diritto militare, diritto delle armi, responsabilità medica, diritto delle assicurazioni. E' autore di numerose pubblicazioni su importanti quotidiani giuridici on line, tra cui Studio Cataldi e Mia Consulenza; nel 2018 ha pubblicato il libro "Diritto delle armi, 20 sentenze utili". La sua Missione è "aiutare a risolvere problemi giuridici". Ritiene che il più grande capitale sia la risorsa umana e che il più grande investimento sia la conoscenza. Ha l'opportunità di servire persone in tutta Italia. I tratti caratteristici della sua azione sono: tattica, esperienza, perseveranza. coraggio, orientamento verso l'obiettivo.


Francesco Pandolfi COACH: la formazione parte dal 1998; tanti i corsi frequentati con docenti a livello internazionale; tra questi si annoverano training specifici sulla comunicazione efficace, p.n.l., psicologia, ipnosi, motivazione ecc. Attualmente si occupa di coaching one to one, seguendo i propri Assistiti (personalmente con incontri diretti o a distanza, tramite Skype) con percorsi studiati su misura in base agli obiettivi che il Cliente desidera raggiungere in qualsiasi settore (esempio: percorsi scolastici a tutti i livelli, programmi alimentari, attività lavorativa ecc...). L'attività intellettuale del coach è disciplinata dalla Legge n. 4 del 14.01.2013 entrata in vigore il 10.02.2013, che detta disposizioni in materia di professioni non organizzate in ordini o collegi.


Francesco Pandolfi MAESTRO: la formazione come praticante, poi come allenatore, istruttore e maestro di Karate Tradizionale ha inizio nel 1982; gli insegnamenti in questa disciplina provengono essenzialmente da Hiroshi Shirai e Taiji Kase, Maestri giapponesi riconosciuti come depositari nel mondo della versione autentica ed originale dell'arte marziale. Il Karate tradizionale è un'attività che mira a formare il carattere della persona, il corpo e lo spirito, attraverso l'allenamento fisico; si tratta di tecniche di autodifesa senza armi che possono supportare una persona attaccata a distanza, la quale viene posta nelle condizioni di difendersi anche utilizzando un solo colpo risolutivo. Le sedute di allenamento sono incentrate sulla preparazione atletica, il kihon, il kata, il kumite, la meditazione e le pratiche di rilassamento.

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