Mercoledì, 15 Gennaio 2020 09:50

Non esiste una proibizione a vita in materia di armi

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L’Avvocato risponde

In tema di diniego dell'istanza per ottenere il rilascio della licenza di porto di fucile per uso caccia, l'interrogativo da porsi sui vecchi reati è il seguente:

l’affidabilità viene compromessa o no da quelle condotte che, per la loro natura, per la loro occasionalità e per la loro distanza nel tempo (parliamo, ad esempio, di reato di lesioni personali, art. 582 c.p., risalente a tanti anni fa) non hanno una connessione diretta appunto con il comportamento attuale della persona interessata al rilascio del titolo di polizia?

In altre parole; è necessario o no che il provvedimento amministrativo con cui viene disposto l’eventuale diniego sia basato su una valutazione del comportamento complessivo ed attuale della persona in questione?

 

 

Risposta

Si, è necessario: bisogna guardare al complessivo ed attuale comportamento della persona.

E’ vero che il potere riconosciuto all’autorità di pubblica sicurezza in materia di rilascio del porto di fucile è connotato da elevata discrezionalità, in considerazione della funzione per cui lo stesso è attribuito, consistente nella tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica, anche con finalità di prevenzione della commissione di illeciti.

Tuttavia, la giurisprudenza ha precisato che il giudizio prognostico deve essere effettuato sulla base di una congrua istruttoria e del prudente apprezzamento di tutte le circostanze di fatto rilevanti nella concreta fattispecie, proprio per verificare il reale potenziale pericolo rappresentato dalla possibilità di utilizzo delle armi possedute, e deve estrinsecarsi in una motivazione adeguata.

Nel caso specifico della questione posta, se l’episodio che ha dato origine al procedimento penale è assai risalente nel tempo, deve essere rivalutato nell’attualità, insieme alla complessiva condotta tenuta dall’interessato nel decorso arco temporale, tutto questo per verificare in concreto la permanenza (o meno) delle condizioni ostative.

 

In pratica: non esiste di per sé un’inibitoria a vita in materia di armi a carico del ricorrente.

 

Sul tema, si segnala la recente sentenza del Tar Campania Sezione Quinta n. 106/2020 pubblicata in data 09.01.2020.

 

 

 

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Letto 1392 volte Ultima modifica il Mercoledì, 15 Gennaio 2020 17:24
Francesco Pandolfi

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Francesco Pandolfi AVVOCATO: Nel 1995 inizia la sua attività di avvocato; il 24.06.2010 acquisisce il patrocinio in Corte di Cassazione e Magistrature Superiori. Attualmente si occupa prevalentemente di diritto amministrativo, diritto militare, diritto delle armi, responsabilità medica, diritto delle assicurazioni. E' autore di numerose pubblicazioni su importanti quotidiani giuridici on line, tra cui Studio Cataldi e Mia Consulenza; nel 2018 ha pubblicato il libro "Diritto delle armi, 20 sentenze utili". La sua Missione è "aiutare a risolvere problemi giuridici". Ritiene che il più grande capitale sia la risorsa umana e che il più grande investimento sia la conoscenza. Ha l'opportunità di servire persone in tutta Italia. I tratti caratteristici della sua azione sono: tattica, esperienza, perseveranza. coraggio, orientamento verso l'obiettivo.


Francesco Pandolfi COACH: la formazione parte dal 1998; tanti i corsi frequentati con docenti a livello internazionale; tra questi si annoverano training specifici sulla comunicazione efficace, p.n.l., psicologia, ipnosi, motivazione ecc. Attualmente si occupa di coaching one to one, seguendo i propri Assistiti (personalmente con incontri diretti o a distanza, tramite Skype) con percorsi studiati su misura in base agli obiettivi che il Cliente desidera raggiungere in qualsiasi settore (esempio: percorsi scolastici a tutti i livelli, programmi alimentari, attività lavorativa ecc...). L'attività intellettuale del coach è disciplinata dalla Legge n. 4 del 14.01.2013 entrata in vigore il 10.02.2013, che detta disposizioni in materia di professioni non organizzate in ordini o collegi.


Francesco Pandolfi MAESTRO: la formazione come praticante, poi come allenatore, istruttore e maestro di Karate Tradizionale ha inizio nel 1982; gli insegnamenti in questa disciplina provengono essenzialmente da Hiroshi Shirai e Taiji Kase, Maestri giapponesi riconosciuti come depositari nel mondo della versione autentica ed originale dell'arte marziale. Il Karate tradizionale è un'attività che mira a formare il carattere della persona, il corpo e lo spirito, attraverso l'allenamento fisico; si tratta di tecniche di autodifesa senza armi che possono supportare una persona attaccata a distanza, la quale viene posta nelle condizioni di difendersi anche utilizzando un solo colpo risolutivo. Le sedute di allenamento sono incentrate sulla preparazione atletica, il kihon, il kata, il kumite, la meditazione e le pratiche di rilassamento.

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