MiaConsulenza.it
legale, commerciale e altro...

whatsappContatta subito MiaConsulenza con WhatsApp!

Lunedì, 04 Settembre 2017 07:47

Custodia armi e furto: le responsabilità in 3 punti secondo il Consiglio di Stato

Scritto da

Sentenza n. 2309 del 31.05.2016: l’insegnamento che possiamo ricavarne

 

3 criteri

Una pronuncia che torna utile, dalla quale si possono trarre alcuni principi.

Si tratta di principi ben noti a chi utilizza in modo lecito e corretto le armi: per chi appartiene a questa vasta e prevalente categoria i richiami del Consiglio di Stato possono sembrare forse ovvietà.

Non così, invece, per una restante parte.

Comunque, se volessimo riassumere in tre soli punti chiave il ragionamento e il pensiero su questo argomento del Consiglio di Stato e volendo evitare di ricordare cosa dice la norma, lo potremmo tradurre in questo modo.

Potremmo cioè affermare che chi è titolare di licenza, se vuole stare tranquillo dovrà:

  • Fare in modo che l’arma non possa essere presa da terzi,
  • con il solo buon senso, mettere le cose in modo tale che dell’arma se ne abbia un uso esclusivo,
  • bisogna farlo così bene in modo che sia difficile, se non impossibile, che altri ne facciano uso. 

 

Il caso: custodia inadeguata ed imprudente

Vediamo che cosa si è verificato nel caso trattato dal C.d.S.

Applicando l’art. 39 T.U.L.P.S., la Prefettura dispone due volte il divieto di detenere armi: ritiene l’appellante capace di abusare della detenzione dal momento che ha adottato accorgimenti nella custodia senza impedire l’apprensione di terzi.

 

Gli eventi di questo caso specifico si snodano nel tempo in questo modo:

Nel 2005 il Prefetto emana un divieto di detenzione armi con conseguente ingiunzione alla vendita delle stesse e delle munizioni possedute.

L’interessato è stato denunciato all’AG per violazione dell’art. 20 l. 110/75 per omessa custodia delle proprie armi e considerato non più idoneo al loro affidamento.

Sempre nel 2005 l’interessato presenta il suo ricorso, la cui domanda cautelare viene accolta nello stesso anno.

Nel 2009 la persona presenta una seconda denuncia per furto delle armi da lui possedute prima di quella data.

Nel 2011 il Prefetto emette un altro divieto di detenzione, facendo presente che anche qui egli non ha adeguatamente custodito le armi (rubate presso la sua abitazione).

Sempre nel 2011 l’interessato impugna, con motivi aggiunti, l’atto prefettizio del 2011: la sospensiva viene respinta.

Nel 2012 il Tar respinge la domanda. Segue poi l’appello.

 

In estrema sintesi

Il primo caso. In occasione del primo furto una pistola è collocata in una cassapanca in sala da pranzo, un’altra all’interno di un cassetto in un mobile chiuso a lucchetto, una doppietta dentro un armadio di legno.

Il secondo caso. In occasione del secondo furto, le pistole sono collocate dentro un comodino della camera da letto, chiuso con occhiello agevolmente asportato.

Si tratta di una modalità di custodia, a parere dei Magistrati di secondo grado, che può giustificare i divieti di detenzione.

 

L’insegnamento pratico ricavabile dal caso esaminato

  1. Per pacifica giurisprudenza (v. Cons. Stato, Sez. III, 3 maggio 2016, n. 1727) il titolare della licenza deve porre in essere le misure volte a consentire il proprio esclusivo utilizzo dell'arma, con modalità tali da rendere oltremodo difficile che altri ne facciano uso.
  2. Deve evitare che l'arma possa essere, nella sostanza, liberamente appresa, utilizzata/asportata da altri.

 

 

Vedi anche

Come custodire armi con diligenza non rimproverabile

Armi e affidabilità di chi le utilizza: 9 punti da sapere

 

 

Altre informazioni su questo argomento?

Contatta la Redazione, oppure l’avv. Francesco Pandolfi

3286090590

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Letto 8362 volte Ultima modifica il Domenica, 05 Novembre 2017 18:27
Francesco Pandolfi

 whatsapp  WhatsApp 
 skype  Skype
linkedin Linkedin
   

Nel 1995 inizia la sua attività di avvocato; il 24.06.2010 acquisisce il patrocinio in Corte di Cassazione e Magistrature Superiori.

Attualmente si occupa di diritto amministrativo, diritto militare, diritto delle armi, responsabilità medica, diritto penale.
E' autore di numerose pubblicazioni su importanti quotidiani giuridici; in particolare ha approfondito la materia del diritto militare nelle aree disciplinari, giuslavoristiche, penali e amministrative. 
In diritto del lavoro segue da 10 anni il contenzioso dei lavoratori trimestrali contro Poste Italiane spa.

La sua Missione è "aiutare a risolvere problemi giuridici". Ritiene che il più grande capitale sia la risorsa umana e che il più grande investimento sia la conoscenza. Ha l'opportunità di servire persone in tutta Italia; la sua profonda passione per il lavoro lo porta ad assistere e difendere davanti ogni Corte nel Paese.

I tratti caratteristici della sua azione difensiva sono: tattica, esperienza, perseveranza. coraggio, focus verso l'obiettivo.

www.miaconsulenza.it

Informazioni e recapiti

  • Indirizzo
    Via Giacomo Matteotti, 147
  • Città
    Priverno (LT)
  • Provincia
    Latina
  • CAP
    04015
  • Nazione
    Italy
  • Telefono
    +39.0773487345
  • Mobile
    +39.3286090590

Lascia un commento

Ogni commento verrà pubblicato una volta approvato il contenuto.
Potrebbe quindi trascorrere qualche ora prima di essere visualizzato in questa pagina.

like miaconsulenza

MiaConsulenza contatti

Per qualsiasi informazione e richiesta,
contatta la redazione MiaConsulenza.





© 2017 Copyright. All Rights Reserved.

Newsletter

 Vuoi restare aggiornato sulle nostre attività? Iscriviti alla newsletter di Miaconsulenza.it

Studio Legale Francesco Pandolfi

Via G.Matteotti, 147
04015 Priverno (LT)

+(39) 0773487345
+(39) 328.6090590

francesco.pandolfi66@gmail.com
www.miaconsulenza.it
P.IVA  01692250598

OHSecurity is a Joomla Security extension!